Eccomi
domenica 16 giugno 2019


Eccomi qua. Torno a scrivervi dal Messico in una sonnacchiosa domenica di giugno.

Il prossimo anno dovrò cambiare un po’ di cose nel blog. Nell’introduzione per esempio: “storia di un trentenne” va sostituito con “storia di un quarantenne”.

Che dire di me? Come sto?

Allo specchio tutto bene, la maggioranza dei capelli sono ancora in testa e il fisico tiene, niente pancetta o pettorali flosci. Le corsette al parco e l’esercizio in palestra non mi hanno trasformato in un atleta però hanno avuto un certo effetto nel contrastare l’azione del tempo.

La faccia, quella sì, è un po’ invecchiata con qualche rughetta, soprattutto sulla fronte.

Di veramente nuovo c’è una barbetta alla Van Dyke e qualche macchia da sole sulle braccia.



Chi mi incontra in genere ha una buona impressione e mi dà tre o quattro anni di meno.

La vita in Messico è riuscita a levigare gli spigoli della personalità, senz’altro sono diventato più tollerante e aperto. La gente ama conversare con me.

Mi interessano delle cose che prima non avevano molta importanza come per esempio coltivare pomodori in vaso nel clima arido di Aguascalientes.

Ogni giorno, quando li annaffio mi avvicino ed esamino con cura le foglie alla ricerca di afidi o di altre malattie. Mi piace decorare la casa con composizioni di piante verdi gustandomi la sensazione di veranda accogliente. Scoprire foglioline nuove è sempre una grande felicità.

Ho imparato a preparare lo yogurt e ogni settimana metto su i fagioli che consumo quotidianamente.

Sapete? Il piatto povero dell’America Latina è fagioli e riso bianco. Provate a farli qualche volta. Riempiono, nutrono e non vi lasciano appesantiti. Certo, per fare i fagioli e migliorarne la digeribilità, ci sono degli accorgimenti. Un giorno potremo affrontare il tema se vi va.

Obbediente alle tendenze, anch’io ho abbracciato lo stile minimal. Per ogni nuovo capo di vestiario che entra in casa uno o due devono necessariamente uscire. I vecchi vestiti, se sono ancora buoni li metto in un sacchetto di plastica e li appoggio con cura al cassonetto all’angolo. In meno di cinque minuti si avvicina qualcuno, apre il sacchetto e sorride soddisfatto. Ogni sabato, nel quartiere, c’è un mercatino e i vestiti usati si vendono che è un piacere; dieci o venti pesos al pezzo.

Lavoro principalmente come maestro di italiano presso un’università privata, poi ho preso in affitto una stanza in centro e lì imparto le mie lezioni private. E’ poca cosa ma è il mio primo progetto imprenditoriale. Vale la pena parlarvene in una prossima occasione. Chi ne sa di più potrà consigliarmi e chi ne sa di meno potrà inspirarsi.

Mi è un po’ passata la voglia di essere un blogger di successo. La prima ragione è che non ci sono riuscito, la vita in Messico interessa fino ad un certo punto, è senza dubbio meno coinvolgente delle foto dei gattini e non mi sono sbattuto troppo per aumentare il numero dei lettori.

Dicono che il fenomeno dei blog è in decadenza. Adesso spopolano i video su youtube ma non ho voglia di fare video.

Stavo pensando seriamente di chiudere il blog e dedicarmi ad altro ma un giorno un lettore mi ha scritto preoccupato dal mio silenzio. E’ stato un bel gesto d’affetto che mi ha convinto a continuare.

Ho pensato allora al taglio che avrei dato al blog e credo che la nuova parola d’ordine sia “semplicità”.

Due post al mese sul Messico e la sua gente saranno sufficienti per fare sognare un po’ chi ha voglia di paesaggi esotici.

Hasta pronto!

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