Il sistemone per diventare ricchi
lunedì 12 giugno 2017




C'è una ex cameriera di pizzeria che ogni tanto mi invia delle mail e, temo, non solo a me. Dice che dopo aver fatto la gavetta per diversi anni è venuta a conoscenza di un sistemone finanziario online e che ora, senza nessuna esperienza di borsa, si porta a casa circa quattrocento euro al giorno.

Mi scrive perché vorrebbe che anch'io partecipassi alla cosa e diventassi ricco come lei senza troppi sforzi. Ci pensate? E' gentile da parte sua.

A dire il vero amavo di più quelle vedove africane alle quali il marito, prematuramente scomparso, aveva lasciato loro un'eredità di milioni di dollari. Mi scrivevano mail in italiano quasi buono nelle quali mi chiamavano (senza conoscermi) caro amico e mi chiedevano di aiutarle con la pratica bancaria per sbloccare l'eredità. Erano così riconoscenti che mi promettevano un milioncino tutto per me, solo per il disturbo.

E io me le immaginavo, povere donne, ai miei occhi così esotiche, scrivermi con le lacrime agli occhi da qualche hotel di Nairobi di con i ventilatori a soffitto e venditori di polli davanti all'ingresso.

Scrivevano a me quelle ricche signore africane, a me, proprio a me, studentello veronese prima ed espatriato in Messico poi, per chiedermi aiuto fra mille benedizioni e parole di stima, aiuto che, diciamolo, ho sempre negato.

Eppure in terra messicana, il lato oscuro di queste attività grigie, ha allungato i tentacoli fino a trovarmi.

Dobbiamo tornare indietro di un paio di anni.

Il semestre all'università non era cominciato nel migliore dei modi. I fondi universitari per lo studio delle lingue straniere erano stati dirottati ad altro scopo, sospetto, non così nobile né utile.

Avevo pochi gruppi di conseguenza pochi soldi perciò ero triste e i colleghi facevano di tutto per tirarmi su.

Un giorno una maestra di francese mi venne incontro sventolando un foglietto con un indirizzo. Era entusiasta, c'era un opportunità per me. Proprio per me. Un'opportunità fatta apposta, confezionata su misura per me.

Mi spiegò che quella mattina un ragazzo, titolare di uno studio di produzione di audiovisivi, era passato al dipartimento di lingue in cerca di un italiano madrelingua per registrare il tutorial di un software.

Presi il foglietto che non era un biglietto da visita e telefonai al ragazzo che mi diede subito appuntamento per l'indomani. La telefonata fu così breve che non ci fu il tempo nemmeno per parlare del compenso.

Ma in certi casi, pensai, bisogna buttarsi, prendere la palla al balzo, presentarsi.

Lo studio si trovava nella parte vecchia del centro della città, vicino al mercato.

Pensavo che avrei dovuto leggere le istruzioni di un programma tecnico e che mi avrebbero pagato non molto ma avrei messo un piede dentro il meraviglioso mondo della programmazione informatica. Magari, in un futuro, mi avrebbero ricontattato per incarichi più prestigiosi come essere la voce di pubblicità turistiche sul Messico.

Un'ora prima dell'appuntamento, ricevetti la chiamata del ragazzo dello studio che mi pregava di presentarmi in giacca e cravatta ed io, che in quel periodo ero un assiduo lettore di Effortless Gent, ero già perfettamente vestito per l'occasione.

Lo studio era sprovvisto di insegna e di campanello così bussai ad una vecchia porta di metallo.

Mi venne ad aprire il ragazzo che avevo sentito al telefono; riconobbi subito la voce.

Era più giovane di me, indossava maglietta e pantaloncini corti, aveva un naso troppo piccolo per la barba da hipster che ostentava.

Mi diede la mano e mi guidò nello studio di registrazione che era ricavato in una specie di garage grigio e senza luce.

Vidi in un angolo dello studio delle chitarre elettriche e una batteria. Notai anche una cabina di regia piena di consolle e computer. Mi offrirono del caffè ma io rifiutai. Allora mi indicarono il set composto da uno sfondo verde, una sedia e delle luci.

- Bene – Mi dissero. - Qui si tratta di fare un video per un portale di internet sulla finanza. Te ne facciamo vedere una versione in inglese. Mi avvicinarono un portatile e vidi nello schermo un signore di mezza età dall'aria laida, vestito di nero con la camicia sbottonata fino al terzo bottone, un bracciale d'oro al polso e vistosi anelli dello stesso metallo nelle dita. Affermava di essere diventato ricco con un sistema di borsa online.

- Oh, oh – Pensai. I ragazzi mi dissero che avrei dovuto fare qualcosa di simile, dovevo essere sciolto come quel signore per non dare l'impressione che stessi leggendo. Mi diedero il copione:

“Mi chiamo Stefano Anselmi”, avrei dovuto esordire: “Sono diventato ricco in una maniera nuova, alla portata di tutti.”

Già mi vedevo comparire come un pop-up negli schermi di sprovveduti colpevoli di aver cliccato l'icona sbagliata di un sito porno.

Eccomi là, da qualche parte in Italia, a raccontare una serie infinita di palle al fine di infinocchiare i miei connazionali, proprio io, a metà strada fra la cameriera della pizzeria e la vedova nigeriana.

- Ma ragazzi – Esclamai allontanando il copione e il portatile con il video in inglese. - Ma sapete cos'è questa roba? - Ricevetti una risposta misurata, da soldato nazi:

- Noi ci limitiamo a realizzare il lavoro che ci commissionano i clienti. - E chi era mai questo cliente che per truffare gli italiani commissionava video in Messico?

Non so per quale ragione ma me lo immaginai pelato, vestito di nero nell'atto di accarezzare il gatto soriano che aveva in grembo e con la voce effeminata.

- Niente da fare. - Insistetti – Io la faccia e la voce, per questa roba qui, non ce la metto.

- Beh – disse il ragazzo - Ma non devi dire il tuo vero nome. - Mi sorpresi perché normalmente sono mite e timido, in quel contesto però reagii duramente.

- Arrivederci – Dissi e guadagnai la porta.

Una volta raggiunta la strada venni colto da una sensazione sgradevole, in Messico la si conosce come mala vibra, quando in alcuna forma vieni a contatto con il male e te lo senti addosso come sporcizia sotto la pelle.

Ci volle qualche giorno a farmi passare la male vibra, ma alla fine passò.

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