Volontariato con gli adolescenti messicani
sabato 29 aprile 2017




- Dica?

- Buongiorno, sono un maestro d'italiano, siete interessati ad organizzare un corso nel vostro istituto? Potrebbe essere un'opportunità interessante per i ragazzi.

- Sì è una bella idea, ci piacerebbe molto, però deve capire, non abbiamo fondi per contrattare un maestro. - Momento di silenzio.

- Potrei farlo gratis.

- In questo caso può cominciare anche subito.

Per due anni ho fatto del volontariato alla casa dell'adolescente di Aguascalientes. L'istituzione era nata da poco per far fronte al triste fenomeno dei suicidi da parte di adolescenti ma si occupa più in generale di offrire ai ragazzi un'alternativa alla strada.

Ci lavorano psicologi, medici, dietisti, esiste una scuola superiore, corsi professionalizzanti come quello di parrucchiere, stampatore di magliette, e una varietà di corsi sportivi (calcio, pallacanestro, pugilato, danza moderna), culturali (musica, lingue, informatica ecc.) e, dopo quel breve dialogo, italiano.

L'appoggio didattico offerto dal centro per il mio corso consisteva in un pennarello per la lavagna, un cancellino e una giacchetta jeans senza maniche con lo slogan del governo.

All'inizio, ingenuo, pensavo che qualcuno avrebbe raccolto le iscrizioni e avrei lavorato con dieci o quindici alunni.

Dal livello zero, li avrei portati a livello uno o due, chissà.

Non avevo riflettuto sul fatto che la casa dell'adolescente è un istituzione governativa voluta dal partito di maggioranza e i risultati politici, ai messicani piace darli con i numeri e le foto.

Numeri grandi e molte foto, con questo l'opinione pubblica si rigira fra le coperte e sonnecchia senza dare fastidio.

Nel nostro caso, quanti adolescenti sono stati aiutati nel corso dell'anno nella casa dell'adolescente?

I numeri la sparavano grossa: qualcosa come venti o trentamila giovani.

In realtà non contavano il numero dei ragazzi ma il numero delle “prestazioni” del centro. Vi faccio un esempio. Se un ragazzo entrava per la prima volta, passava dallo psicologo (una prestazione), poi andava dal dottore perché aveva un fungo su un piede (una prestazione), poi si iscriveva a due corsi (due prestazioni), totale quattro. Se un corso che si teneva due volte alla settimana ospitava 20 ragazzi ecco spuntare 40 prestazioni. Con questo trucchetto le centinaia, diventavano migliaia.

Cosa c'entra questo con il corso d'italiano?

- No, maestro, non c'è una lista d'iscrizione.

- No?

- No.

- E quindi?

- Chi vuole entrare alla sua lezione semplicemente entra.

- Capisco quindi un giorno posso avere due alunni e un altro venti.

- Sì.

- Però sa, quando uno apprende una lingua straniera, le cose nuove si costruiscono su quelle vecchie. Se un alunno entra per la prima volta dopo due mesi di corso non capirà niente. -

- Devi trovare delle strategie, maestro.

In Messico “trovare delle strategie” è l'equivalente elegante e formale per il nostrano “So' cazzi tua”.

La dirigenza del centro voleva che i ragazzi entrassero ai corsi, l'utilità effettiva dei corsi è secondaria.

Eccomi quindi con un pennarello e un cancellino davanti a un gruppo di ragazzi di età compresa fra i quattordici e i diciotto anni, giovani a rischio, provenienti da famiglie disfunzionali, qualcuno forse tossicodipendente, violento, ragazzine che amavano le feste a base di agua loca e reggaeton. Siccome non ero preparato per affrontare tutti questi casi mi semplificai la vita e li trattai sempre come adolescenti perfettamente normali.

Il numero di alunni che assistevano alle mie lezioni variava molto nel tempo. Alcuni assistevano una o due settimane e poi sparivano, il loro posto era occupato dai nuovi.

Le lezioni dovevano essere indipendenti le une dalle altre.

“Ragazzi, oggi parliamo del cane, sì del cane, bau bau, chi ha un cane? Tutti avete un cane? E com'è il vostro cane?”

“Ragazzi, oggi parliamo della nostra famiglia. Quanti fratelli avete?”

Per ogni lezione davo i verbi già coniugati, i sostantivi provvisti di articolo, e due o tre esempi di frase. I ragazzi usavano parole e verbi come se fossero mattoncini lego e costruivano le loro frasi. Per dare un po' di polpa alla lezione aggiungevo dei giochi durante i quali potessero correre e gridare e qualche gioco di ruolo.

I progressi non erano comparabili con quelli di un corso tradizionale ma le panchine dell'adiacente parco, ben presto, si riempirono di scritte a pennarello in italiano. I miei alunni non scrivevano “Te quiero, Lupita” bensì: “Ti voglio bene, lupita” e i più bravi “Lupita, t.v.b.” ma si trovavano anche scritte più alte e filosofiche del tipo: “La vita è bellissima”.

Osservare questo genere di vandalismo fu per me una grande soddisfazione.

Nell'arco dei mesi alcuni alunni nomadi diventarono stanziali. Scoprii che molti di loro dovevano prendere due autobus per arrivare a lezione che era fissata ad un orario piuttosto scomodo per un adolescente: dalle sette alle otto di sera.

La lezione di italiano, almeno per loro, avevano valore e cercavano di dare del loro meglio. C'era un ragazzo Alan (nome inventato) che amava molto l'italiano e lo studiava molte ore a casa come autodidatta. Aveva raggiunto (più per merito suo che per il corso) un buon livello e quindi era diventato il mio aiutante ufficiale.

La mia ambizione era permettere ai più meritevoli di accedere all'esame di certificazione d'italiano CILS o PLIDA, magari creando una borsa di studio. All'udire le mie proposte, la direzione mi rivolgeva grandi sorrisi di approvazione ma l'unica cosa che mi passava era il pennarello e il cancellino.

Dopo due anni, mi sentii un po' stanco, ebbi una crisi e decisi di interrompere il mio volontariato.

Pensavo di aver buttato via del tempo, di essere stato complice delle cifre gonfiate con le quali politici corrotti si sarebbero fatti belli davanti alle telecamere. Insomma, un grande errore.

Dopo circa un anno trovai Alan, il mio assistente, su facebook, e mi raccontò che ora studiava all'università e che aveva chiesto alla direzione un'aula per poter aprire un gruppo di italiano, un corso informale e gratuito di italiano.

“Vede”, mi disse Alan: “Quando ho capito che lei per due anni ha dato lezioni gratuite per noi, ho capito qualcosa d'importante.”

Non avevo fatto un errore e le ore alla casa dell'adolescente sono state spese bene.

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