A che ora suona la sveglia in Messico
sabato 7 gennaio 2017




Quando pensiamo al Messico spesso vengono in mente quei signori baffuti vestiti secondo l'usanza dei primi del novecento con abiti bianchi di lino e un cappellone di paglia che sonnecchiano accanto all'uscio.

Forse non ce ne rendiamo conto ma il messicano che abita nella nostra mente fa solo quello, tutto il giorno, una vita dedicata alla siesta.

E invece le cose nel Messico vero non sono proprio così.

I primi smartphone trillano alle quattro e mezza di mattina. Si tratta degli operai, degli impiegati, delle donne delle pulizie che vivono nelle case popolari situate nelle periferie più marginali della città.

Si alzano presto perché devono farsi una doccia, prepararsi qualcosa da mangiare per la pausa pranzo, svegliare e vestire i figli, e poi prendere l'autobus che li porterà al lavoro.

Anche gli studenti generalmente si svegliano presto, alle cinque perché le lezioni cominciano alle 7.00 del mattino. Non so se ve l'ho detto in altri post ma le scuole dell'obbligo in Messico funzionano con due turni: uno mattutino e uno vespertino per far fronte alla grande numero di alunni.

Così anche l'esercito dei maestri, professori e personale amministrativo deve svegliarsi presto. Le maestre accompagnano i figli all'asilo nido o dai nonni e poi vanno al lavoro.

Non è raro che dirigenti e quadri d'impresa si sveglino prima dell'alba per andare in palestra o frequentare un corso di lingua dalle 7.00 alle 8.00.

Ci sono messicani che hanno la fortuna di avere un lavoro stabile ma altri devono passare da un lavoretto part-time all'altro muovendosi tutto il giorno per la città.

La giornata finisce verso le otto di sera. Le famiglie spengono la luce verso le undici o mezzanotte. Cinque o sei ore di sonno per notte è la media fra i miei conoscenti.

Chi dorme di meno in assoluto sono gli studenti di medicina che trascorrono tutta la giornata fra la facoltà e l'ospedale e possono studiare solo di notte.

I messicani non sono esseri umani geneticamente modificati, anche loro, in teoria, funzionano bene con sette o otto ore di sonno e lo sanno e chissà inconsciamente riversano nei social network il loro desiderio di sonno sottoforma di meme simpatici che raffigurano letti e dormienti: “Sono bravo a letto, posso dormire tutto il giorno.”

Per più di qualcuno le giornate sono così intense che la domenica diventa il giorno per dormire e se la dormono tutta per cercare di recuperare il debito di sonno.

Il messicano con il cappellone quindi è un mito di un passato lontano.

Qualche giorno fa, ho conosciuto un ingegnere che si occupava di manifattura. Era raggiante.

“Adesso siamo competitivi come i cinesi, molte multinazionali stanno scegliendo il Messico per i loro impianti di produzione. Ci sarà molto, molto lavoro per tutti.”

Io sono rimasto un po' perplesso.

Quando le multinazionali scelgono un paese di solito lo fanno perché gli stipendi sono bassi, i sindacati inesistenti e le politiche ambientali fragili. Un messicano lavora in media 2237 ore annuali (gli italiani 1752) e guadagna mensilmente circa 300 euro.

Quella del Messico è una situazione paradossale; le persone dormono troppo poco e allo stesso tempo, su certi aspetti, dormono troppo.

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