Un muro di libri
domenica 21 agosto 2016


"Mostrami come scrivi e ti dirò quanto leggi."

Per chi non lo sapesse, sono uno che ha fatto le superiori all'agrario, una scuola dove la lingua ufficiale era il dialetto veneto.

Fra le materie impartite c'era anche letteratura e molti studenti ma anche genitori si domandavano se non fosse meglio sostituire italiano (a che cosa serve?) con qualche ora in più di agronomia.

Per superare le prove di valutazione di italiano, i famosi temi, era d'obbligo scrivere in maniera decente; al primo errore di ortografia o di grammatica, un brillante ragionamento, da otto passava a sei e, se nel componimento, l'insegnante sottolineava un altro errore di ortografia, si passava già nel sottobosco oscuro dei cinque e dei quattro.

Dunque in un agrario sperduto nella campagna veneta, si tollerava un errore per componimento, in Messico invece, l'ortografia è un problema più serio.

Quando ho cominciato la mia carriera di insegnante ad Aguascalientes, nei questionari di biologia (a risposta aperta), sottolineavo, con l'aiuto di un maestro nativo, dai venti ai trenta errori per pagina.
Gli errori d'ortografia più comuni in spagnolo, sono gli accenti, l'uso corretto delle lettere c,s,z che suonano tutte come delle esse e l'uso dell'acca.

Si leggono errori di ortografia al mercato, sui cartelli della merce esposta, nei commenti di facebook, sugli annunci economici. Per me leggere con attenzione questi scritti è un buon esercizio per migliorare il mio spagnolo perché devo sforzarmi di ricordare la parola corretta ma credo che questo sia l'unico aspetto positivo della presenza di tanti errori ortografici.

Le cause di questo problema sono complesse; c'è un'ignoranza di base voluta e sostenuta dalla politica che desidera elettori poco esigenti, dall'imprenditoria che ne ricava forza lavoro docile e a buon mercato, dalla religione che da queste parti definisce “gregge” i suoi fedeli.

Per molti messicani esistono anche dei limiti di natura psicologica; è difficile per loro visualizzarsi in una situazione socio economica diversa da quella nella quale sono cresciuti e quindi, la lettura e la scrittura, sono considerate attività eccentriche, noiose e decisamente poco utili.

Infine il sistema scolastico ha delle pecche non trascurabili come l'eccessiva dipendenza dalla politica che usa le cattedre come merce di scambio elettorali o le scuole private che considerano gli alunni clienti e il cliente paga per ricevere dieci in pagella.

Il problema è vasto, complesso e per migliorare la situazione ci vorrà tempo, pazienza, risorse e determinazione. Non è che non ca la si possa fare; tutti i paesi del mondo sono o erano analfabeti.
Esiste empatia tra i messicani colti e gli altri? Si tendono la mano?

A volte, ma non sempre.

Spesso, nella società messicana chi legge e scrive correttamente si sente superiore a chi non lo sa fare e si comporta da snob innalzando una barriera che rende le cose ancora più difficili.

Quest'atteggiamento è sottile ed onnipresente.

C'è l'adolescente che va a scuola che castiga il messaggio del coetaneo che lavora perché contiene qualche svista:
“Non voglio uscire con te, non sai nemmeno scrivere.” che suona come:
“Sei un perdente.” Su facebook, oltre a pubblicazioni che chiariscono dubbi ortografici e grammaticali, leggo post del tipo:

“Se non sa scrivere non uscire con lui. Se non ha fatto attenzione a scuola, probabilmente non farà attenzione neppure a te.”

o altre che affermano:

“Io amo le caffetterie e le buone letture, stammi lontano ubriacone che ascolti solo canzoni di banda.”
Una nota catena di librerie cavalca questo modo di pensare con pubblicità come questa:

Costruiamo un muro attorno all'ignoranza

Ogni tanto incontro persone che si autodefiniscono intellettuali. Di solito amano vantarsi di leggere più della loro donna delle pulizie che, poverina, si sorprende nel vedere una libreria e non si capacita sul come un essere umano possa aver sfogliato tutti quei libri e letto ogni singola parola.
Libri, visite ad esposizioni, serate a teatro non sono nutrimento per lo spirito ma una linea con cui marcano la propria distanza dai più.

Un buon passo sulla via dell'alfabetizzazione secondo me è considerare la cultura come pane (o tortillas) un nutrimento universale per mente e spirito e non una tessera per l'accesso ad un club esclusivo.

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