Progresso
lunedì 23 maggio 2016


Qui ad Aguascalientes è cominciata la campagna elettorale per la carica di governatore dello stato e per quella di sindaco della città.

Tutto procede secondo la tradizione messicana. Agli incroci delle strade gruppi di disoccupati al soldo dei candidati sventolano bandiere di partiti di cui ignorano quasi tutto nella speranza, in caso di vittoria, di un posto di lavoro.

La radio e la televisione trasmettono annunci e propaganda di partito. I programmi politici praticamente sono identici, si va dal miglioramento della scuola, al rilancio dell'economia, al rafforzamento dei presidi sanitari.

La gente vuole il progresso e, negli ultimi tempi, Aguascalientes ha conosciuto un progresso senza precedenti.

Fino a poche decine di anni fa, Aguascalientes era poco più grande di un paesino di provincia.

C'era una fabbrica di treni, una grande fabbrica tessile e dei vigneti piantati da alcune famiglie trentine stanziatesi nella regione il secolo scorso.

Ad un certo punto, la città ha cominciato a crescere. Dopo il grande terremoto di Città del Messico del 1985, l'amministrazione centrale ha portato ad Aguascalientes l'INEGI, l'agenzia di statistica (simile al nostro ISTAT) con i suoi lavoratori. Per accogliere le nuove famiglie sono stati edificati nuovi quartieri.

Infine si sono installate le multinazionali come il colosso giapponese Nissan e la città è cresciuta enormemente fino a raggiungere gli ottocento mila abitanti.

Secondo i messicani, una città di queste dimensioni si considera medio piccola ma noi italiani la percepiamo grande.

Con l'arrivo delle fabbriche è arrivata anche un'idea che ha preso subito forza fra gli abitanti di Aguascalientes: arricchirsi, fare soldi, loro non lo dicono così, usano il verbo progredire, ovvero guadagnare una somma di denaro superiore a quella dei loro genitori e poi ostentare tale traguardo acquistando tutti quei beni che possano dimostrare status; il progresso per l'appunto.

Ciò che a volte sfugge, è il fatto che le imprese non si trasferiscono dal Giappone o da altri angoli del primo mondo per arricchire in messicani bensì i loro azionisti e li arricchiscono risparmiando sui costi del lavoro.

Qualcuno mi ha rivelato che gli operai messicani sono competitivi con i cinesi; costano poco e non hanno uno spirito di associazionismo e nemmeno una cultura sindacale. Questa è manna per gli imprenditori.

Il governo dall'altra parte vuole dimostrare che la sua politica crea posti di lavoro e benessere perciò va a caccia di investitori stranieri e li accoglie a condizioni più che favorevoli.

Spesso il terreno nel quale sorgono gli impianti industriali vengono regalati, la politica ambientale è molto flessibile e il regime fiscale leggero.

Allo stesso tempo il profumo del consumismo arriva al naso degli operai sotto forma di enormi cartelli pubblicitari che reclamizzano appartamenti moderni in nuovi frazionamenti chiusi ed esclusivi, di auto dell'anno, di televisione via cavo, di vacanze in Europa o a Disneyland.

E, si sa, le scuole buone in Messico sono quelle private, quelle che costano.

Per lavorare in queste fabbriche con l'ambizione di capo reparto si richiede una laurea in ingegneria, inglese da buono a fluente e perché no, un master.

Ad Aguascalientes, la vita dei messicani si allontana dallo stereotipo classico che li vede sonnacchiosi e lenti.

Al contrario i ritmi industriali li fanno svegliare all'alba o qualche ora prima dell'alba. I bambini vengono consegnati prestissimo mezzo addormentati agli asili nido o alle nonne e poi la coppia va a lavorare. A volte, per pagare tutte le spese, c'è gente che svolge due o tre lavori (mal pagati) ed è abbastanza comune che rincasino stanchi alle nove o alle dieci di sera.

Lavoro ed evasione, non tutti i messicani vivono così ma a mio modo di vedere la situazione è una tendenza sempre più comune.

Il centro di gravità si è spostato dalla persona ai soldi. Nelle conversazioni spesso si sentono espressioni come: “Come ti va?” (con i soldi).

L'unico politico latino americano che lo ha fatto notare è l'ex presidente dell'Uruguay José Mujica che affermava che la vera ricchezza dell'uomo è il tempo e le relazioni personali.

E' tristemente nota la prassi del disboscamento per ricavare spazio per le piantagioni. Credo anche che da un po' di tempo a questa parte si disboscano le società che sono per loro natura complesse e diverse per piantare i semi del pensiero comune globale: diventare tutti ricchi... e matti.


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