Il dottor Dobson
martedì 26 gennaio 2016


Il dottor Dobson questa volta non è un nome inventato, esiste veramente. Mi accompagna nella quotidianità messicana da cinque anni e oggi, finalmente, ho deciso di occuparmi di lui.

In Messico, il silenzio è apprezzato solo da una stretta minoranza di individui (io sono tra quelli), tutti gli altri amano svolgere le loro attività con la musica o con la radio accesa.

I messicani amano il buzz.

C'è gente che cammina con la musica del cellulare a tutto volume, nei cantieri non manca mai una radio accesa e anche dalle finestre aperte delle case si può udire musica o programmi radio.

I taxisti ascoltano la radio e spesso si sintonizzano su radio BI, una stazione locale che trasmette notizie e programmi di rivista.

Ogni tanto, durante lo stacco di pubblicità, passano una capsula che si chiama “enfoque a la familia”, approccio alla famiglia. E' molto breve, dura circa tre minuti. La voce tranquilla di un vecchietto racconta aneddoti e dà consigli per vivere una serena vita familiare.

Durante i miei primi anni in Messico quando le giornate erano pregne dell'ansia dell'europeo, quella voce pacata mi trasmetteva un certo sollievo. Il dottor Dobson descriveva cenette familiari, conversazioni profonde tra genitori e figli, gite fuori porta, partite di baseball e altri momenti piacevoli, distanti da colloqui di lavoro andati male, incertezza economica, paghe misere, informalità.

Con il passare del tempo cominciai ad interrogarmi su chi fosse questo dottor Dobson. Di certo, dal nome, non poteva essere un messicano; la voce pacata altri non era che un abile doppiatore. Sicuramente era uno statunitense. Tuttavia c'era ancora dell'enigma nelle capsule del dottor Dobson. Nei suoi racconti non compariva mai la tecnologia, non c'era facebook, non c'erano gli smartphone e nemmeno riferimenti all'attualità. Piuttosto quegli idilliaci quadretti famigliari sembrano scene da anni cinquanta con la moglie che prepara la cena, pettina i figli e si prepara a ricevere il marito, signore e padrone della casa, il quale non si è ubriacato al bar con gli amici ma è reduce da una lunga giornata di onesto lavoro e ora, sempre molto virtuoso, con il suo esempio educa e cresce i figlioletti nella miglior tradizione borghese.

Misi insieme queste osservazioni e pensai che, quello del dottor Dobson, non era altro che un vecchio programma radio, privo di copyright che Radio BI, piccola radio di provincia, aveva pensato di riutilizzare per riempire spazi vuoti nella programmazione e poco importa se il mondo negli ultimi cinque decenni fosse un po' cambiato.

Non è la prima volta che mi imbatto in questo escamotage di sistema.

Quando vivevo in Italia, a Verona una piccola emittente cattolica “Telepace”, da sempre, alle quattro e mezza del pomeriggio, trasmetteva il rosario dal santuario di Madonna della Corona.

Un giorno un amico mi rivelò che il rosario non veniva trasmesso in diretta, bensì era stato registrato negli anni '80 e veniva rimesso in onda settimana dopo settimana, mistero doloroso, dopo mistero doloroso.

Incredulo, accesi la televisione e vidi che nel 2003 i fedeli portavano baffi e acconciature bombate, pantaloni a vita alta e occhiali dalle grosse montature. Che shock!

Ecco, pensavo che il dottor Dobson fosse un po' come il rosario di Telepace.

Poi però, notai che il mite dottor Dobson, all'interno delle sue capsule, criticava velatamente ragazze madri e coppie divorziate, facendo intendere velatamente che erano la causa di tutto il male della Terra.

L'indignazione mi spinse ad andare avanti. Divenni attento. Un giorno il dottor Dobson raccontò che abitava a Colorado Springs e io annotai il dato.

Feci subito una ricerca su google. Pensavo di trovare un memoriale, la foto di una tomba sobria di marmo bianco, in quei cimiteri con il prato all'inglese.

Mi sbagliavo. Il dottor Dobson non era un personaggio degli anni cinquanta, bensì un contemporaneo e non un vecchietto marginale bensì uno degli esponenti più influenti della chiesa evangelica; il suo programma “Focus on the family” è un grande successo mediatico negli Stati Uniti e genera milioni di dollari di fatturato.
Scorrendo la biografia del dottor Dobson su wikipedia, ho incontrato alcune dati che dettagliano ciò che la mia mente aveva intuito.
Per esempio, nel suo primo libro degli anni '70: “Dare to discipline”, il dottore incoraggia i genitori all'uso di punizioni corporali a fini educativi. Alla domanda: “Quanto a lungo bisogna permettere ad un bambino di piangere dopo aver ricevuto una punizione?”
il dottor Dobson risponde: “Sì, credo che ci sia un limite. Le lacrime rappresentano una genuina forma di esprimere le emozioni e si dovrebbe permetterle, tuttavia il pianto rapidamente cambia da una uno sfogo emotivo a una forma di protesta. Il vero pianto dura due minuti o meno, qualche volta si arriva ai cinque minuti. Superato questo punto, il bambino si sta solo lamentando e lo si può notare nel cambio di tono e di intensità della voce. Possiamo quindi imporgli di smettere offrendogli un altro po' di ciò che gli ha causato le prime lacrime.”

Le sue posizioni politiche sono coerenti con il personaggio: contro i gay, la pornografia, il divorzio, le coppie di fatto, l'aborto. Suggerisce di proibire l'educazione sessuale nelle scuole e promuovere l'astinenza come unico contraccettivo.

Chiaro, si possono condividere le sue posizioni oppure no, in ogni caso ci si aspetterebbe un po' di polemica fra sostenitori e detrattori. Negli Stati Uniti c'è.

In Messico, invece nessuna polemica, nessuna lettera di protesta a radio BI, anche se ad Aguascalientes vivono divorziati, gay, ragazze madri e bambini che non gradiscono essere picchiati nemmeno a scopo educativo.

Come dicevo prima, la radio è solo una voce che fa compagnia, non è necessaria l'analisi e la riflessione di ciò che si ascolta, meno che meno, ricerche su internet.

Forse la spazzatura mediatica opera sulla gente a livello d'inconscio, ma, per tutti, il dottor Dobson è un vecchietto che dà consigli e non importa se poi va a braccetto con le idee di Donald Trump (Nessuno lo sa).

In Messico potete incontrare persone che un giorno indossano la maglietta con la faccia di un candidato di destra e il giorno dopo quella con un candidato di sinistra. Se le accusate di essere dei voltagabbana vi rispondono: “E perché? Queste magliette ce le hanno regalate. Oggi portiamo questa perché quell'altra è a lavare. E quando diventano vecchie le usiamo entrambe per fare stracci.”

In Messico la necessità supera l'ideologia.

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