Agli incroci
lunedì 9 novembre 2015




Gli incroci in Messico meritano attenzione. Innanzi tutto il semaforo non si trova sulla linea dello stop, bensì dall'altra parte della strada. Se siete abituati a guidare in Italia dovete fare più attenzione del dovuto altrimenti rischiate di fermarvi al centro dell'incrocio con le conseguenze che immaginate.

C'è anche un aspetto positivo nell'incrocio messicano: la svolta a sinistra è sempre segnalata da un semaforo con la freccia così non dovrete fermarvi al centro dell'incrocio per aspettare il vostro turno.

Il semaforo tuttavia non è l'elemento più interessante di un incrocio messicano. Ciò che colpisce l'attenzione sono le attività economiche informali che vi hanno luogo.

Vediamole:

Giocolieri: Di solito sono ragazzi giovani. Quando scatta il rosso, si mettono al centro della strada ed eseguono esercizi di destrezza simili a quelli che in Italia fanno i frequentatori di centri sociali. I giocolieri dilettanti lanciano lanciano tre palline o birilli ma i più bravi fanno lo stesso numero con i machetes, o con torce infuocate. Ci sono bambini piuttosto cenciosi e sporchi che lo fanno con delle grosse pietre. Le ragazze che si dedicano a quest'attività invece preferiscono numeri di hula hoop. Il numero dura circa trenta secondi poi i giocolieri fanno il giro fra gli automobilisti che li ricompensano con qualche moneta.
Parlando con uno di loro, ho scoperto che con questo genere di attività si possono mettere insieme quattro, cinquemila pesos al mese. Non è una grande somma ma nemmeno miserabile. Diciamo che è lo stipendio di un commesso di supermercato.

Mangiafuoco: Si esibiscono a partire dal crepuscolo. Sono come i giocolieri solo che il loro numero consiste nel riempirsi la bocca di benzina e soffiarla su una torcia accesa creando una lunga lingua di fuoco. Se siete in coda al semaforo e, all'improvviso, appare all'orizzonte una fiammata, escludete la presenza di un drago; è solo un mangiafuoco che si guadagna il pane quotidiano.

Artisti di strada: Sono attori che si esibiscono in una scenetta comica o grottesca. Qui ad Aguascalientes c'è una coppia che mette in scena un incontro di lotta libera, con salti mortali, prese e mosse tipiche del wrestling messicano.

Lavavetri: La dinamica è come in Italia ma a farlo non sono immigrati o zingari ma messicani, di solito ragazzi o bambini. Sono piuttosto abili e veloci e fanno un buon lavoro ma gli automobolisti non amano questo genere di servizio che può essere richiesto in qualsiasi pompa di benzina Pemex. In risposta al generale rifiuto, alcuni di loro si dipingono la faccia di bianco e, anziché pulire veramente il parabrezza, mimano di pulirlo. "E adesso che scusa hai per non darmi una moneta?"

Venditori di fiori: Cominciano a lavorare a partire dalle sette di sera e intercettano i mariti che tornano a casa dalle mogli. Per dieci pesos, 90 centesimi di euro si può acquistare una rosa o un mazzetto di gardenie. A volte questo basta per essere perdonati per qualche mancanza o per ricevere un surplus di affetto e gratitudine.

Venditori di alimenti: Perché non sgranocchiare qualcosa mentre si torna a casa? Ecco quindi che al semaforo si propongono venditori di noccioline, di semi di zucca tostati, di dolci e di frittelle.

Venditori di paccottiglia cinese. E perché non tornare a casa con una pallina antistress o con una paletta per le mosche elettrica? Per gli amanti di questo genere di acquisti non mancano le proposte, tutti articoli economici e made in China. Va detto che si tratta di quel genere di articoli che hanno una vita media di trentasei ore.

Venditori di giornali. Lavorano la mattina presto. Si avvicinano al finestrino e ti sbattono sul muso uno di quei quotidiani orribili che hanno in copertina la foto a colori di un cadavere morto di morte violenta e, affianco, una ragazza in bikini. Alcuni tassisti pensano: “E perché no?” e se ne comprano una copia.

Menonitas. Anche loro sono facilmente riconoscibili. Sono i discendenti di emigranti tedeschi, sono gli hamish messicani. Sono riconoscibili, dicevo, perché sono biondi, indossano una salopette di jeans, stivaletti, cappello bianco. Vendono il formaggio e i biscotti che producono all'interno delle loro comunità.

Migranti centroamericani. Veri o presunti, si riconoscono per il loro aspetto trasandato. Sono sporchi di terra, con i vestiti cenciosi. Di solito portano uno zainetto che sembra vuoto. Si limitano a ad allungare la mano o ad implorare una moneta con le mani giunte. Li si trova agli incroci vicino alle ferrovie. Il loro sogno è quello di raggiungere gli Stati Uniti.

Marie. Le “Marie” sono donne per lo più anziane vestite come indigene che mendicano per sopravvivere. Allungano una mano e se, ricevono una moneta, ringraziano con un “Dio ti benedica”, altrimenti passano lentamente alla macchina successiva.

Raccolta fondi.
Se siete fermi al semaforo e si avvicina un tizio vestito da pompiere porgendovi una tazza, siete di fronte ad un vero pompiere che raccoglie fondi per la sua caserma. A volte trovate quelli della croce rossa, a volte un gruppo di una cooperativa sociale.

Proselitismo religioso.
Non ce n'è tanto, almeno ai semafori. Ogni tanto un colorato Hare Krishna passa fra le macchine proponendo libri di crescita spirituale.

Campagne elettorali.
Si riconoscono per via delle casse con musica a tutto volume, giovani uniformati che con la speranza di un lavoro nel governo, ballano e cantano per sostenere un candidato.

Ecco, questo è più o meno quello che potete trovare agli incroci delle strade in Messico.
L'arte di arrangiarsi trova la sua massima espressione laddove due strade si incrociano.

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