Le vittime
domenica 13 settembre 2015




Fin'ora non ho mai parlato di narcotraffico. In Messico i cartelli esistono per davvero, la loro occupazione, lo sapete, è quella di vendere anestetico per l'infelicità.

La mia difficoltà è quella di presentare il narcotraffico per quello che è, cosa non facile.

Le notizie che si leggono sui giornali spesso sono sensazionalistiche: tanto sangue, tanta crudeltà. Il pubblico reagisce con piacere ed orrore allo stesso tempo, come se stesse assistendo ad un film. Il cervello fatica a distinguere ciò che è reale da ciò che è immaginario.

Esistono blog nei quali vengono pubblicate foto di massacri e di esecuzioni. Migliaia di persone quotidianamente osservano le immagini per saziare il morbo.

Questo però non riflette la realtà, il narcotraffico provoca dolore, dolore vero.

Forse però ora ho trovato il modo.

Vi racconto.

Qualche settimana fa, partecipai ad un progetto di educazione ambientale, in una comunità poco lontano da Aguascalientes. Mi accompagnò Martha (nome inventato) una ragazza, la quale mi raccontò, l'incubo che soffre la popolazione civile che vive nelle regioni del narcotraffico. Soprusi, violenza ed uccisioni sono all'ordine del giorno. Se per esempio i narcos hanno bisogno della tua macchina, ti bloccano, ti fanno scendere, ti sparano e buttano il tuo corpo in una scarpata come se fossi la carogna di un animale.

Questo è proprio ciò che era successo al fratello di Martha.

Il giorno del compleanno del fratello, Martha scrisse su facebook la seguente lettera:

"Credevo di avere ottenuto tutto ciò che da sempre sognavo; un marito premuroso che mi ama e la guarigione di mia figlia che si recuperò perfettamente dall'operazione allo stomaco.

Ero incinta del mio bellissimo Benjamin quando andammo ad abitare a San Luis Potosì dove l'istituzione per la quale lavoravo, approvò il mio trasferimento. Tutto andava per il meglio.

Un diciannove dicembre, mentre mi mettevo in viaggio per passare il Natale a casa di mio suocero, ecco giungere la sorpresa.

Verso le tre del pomeriggio ricevetti la chiamata di mia cognata che mi informava che il mio unico fratello era scomparso dal giorno prima.

Il sangue mi si congelò nelle vene. Non ricordo come riattaccai; pensavo a mente fredda. Misi le valigie in auto pronta per partire. Scesi le scale e mi parve che si muovessero. Un milione di ricordi mi vennero alla mente uno dopo l'altro. Detti la notizia a mio marito. Ricordo il suo abbraccio che avvolgeva il mio corpo tremante di pianto e di disperazione.

Ora però veniva la parte più difficile; annunciarlo alla mamma. Come dirle che Oscar, suo figlio amato era scomparso lungo una strada? Non si sapeva neppure il punto preciso.

Ricordo ancora il viso sconcertato di mia madre, il pianto dei miei figli che cercavano di capire che cosa stesse succedendo. Cercavo di mantenermi calma nonostante dentro il mio cuore fosse distrutto.

Sono passati quasi mille giorni senza ricevere notizie, adesso siamo un dato in più nella sezione “persone scomparse” dell'INEGI, l'istituto di statistica nazionale.

Questi giorni senza mio fratello sono stati terribili, non solo per il fatto di non averlo più rivisto, bensì sapere che i suoi tre figli crescono senza un padre.

Ho perso un fratello; la paura e l'incertezza sono giunte nella mia vita, si sono insinuate come un incubo.

Mi è toccato vivere quel detto di mia nonna: “Solo in prigione e nella malattia si riconoscono i veri amici”. Da allora molti pseudo-amici si sono allontanati, alcuni parenti scapparono via giudicandoci, senza essere a conoscenza dei fatti.

I veri amici però ci rimasero vicini e fedeli.

Caro fratello, da ciò che è successo ho imparato molte cose. Pensavo di essere fortunata e invece non lo sono. Ho scoperto di avere forza di volontà per rialzarmi di nuovo, liberarmi della rabbia per non sentirmi perduta nonostante tu mi manchi molto e la tua assenza mi fa soffrire, mi ferisce ma, allo stesso tempo mi rende forte. Una volta un'amica mi chiese: “Ma come fai a vivere così?” Senza pensare, riposi: “Ho due figli, un marito, una madre e tre nipoti che hanno bisogno di me”.

Forte, dunque, nonostante dentro mi senta annullata. Si avvicina il tuo compleanno: trentaquattro anni e non realizzo che lo festeggerò senza di te. Ora il processo del lutto è più facile perché, giorno dopo giorno, ho imparato ad accettare la tua assenza, perché so che mi sei vicino, in ogni palpito del mio cuore, perché fra noi ci sono ancora tanti ricordi, esperienze, abbracci, errori e amore. So che è molto probabile che in questo mondo non ci rivedremo ne ci sentiremo mai più, però, senza dubbio tu sarai sempre al mio fianco".



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