La conferenza motivazionale
venerdì 3 luglio 2015



Siccome fra breve dovrò muovere delle critiche ai miei amici messicani, per giusto, criticherò prima me stesso.

Confesso di essere un po' speciale nel provare emozioni. Alcune riesco a sentirle con molta intensità come la tristezza e la malinconia, altre suonano a volumi più bassi come la gioia e l'allegria e altre quasi non le sento come la soddisfazione.

“Dario, il tuo è un bel blog.”

“Ah sì?”

A dire la verità non rispondo proprio così, dico piuttosto: “Grazie, accetto con gratitudine il tuo complimento. E' una grande soddisfazione quella che mi regali. Continua a leggermi.”

Lo specialista che mi segue afferma che, in questo modo, prima o poi riuscirò a credere nel mio valore.

Un aspetto strano della mia sfera emotiva è che ogni emozione chiede il permesso di essere accettata prima di manifestarsi.

Vi faccio un esempio. Sono ad una festa e un tizio fa delle battute brillanti, ho voglia di ridere, mi viene l'impulso di esplodere in una bella risata. Tuttavia esito, mi guardo intorno, rifletto e, se non ci sono pericoli, (e quali pericoli dovrebbero esserci) rido.

Ecco questa è la dinamica emotiva del tizio che ora criticherà quella dei messicani.

Ogni tanto ad Aguascalientes e in altre città del Messico si organizzano conferenze motivazionali. Sono conferenze spettacolo, nelle quali, l'oratore racconta un'esperienza, di solito la storia della sua vita con il fine di energizzare il pubblico, ispirarlo e muoverlo dall'inerzia di una vita monotona al conseguimento dei propri sogni ed ambizioni.

E' una cosa grossa. L'evento viene pubblicizzato nelle radio e con dei poster affissi in punti strategici della città. I biglietti vanno a ruba anche se il prezzo non è popolare. Partecipare a questo tipo di eventi fa molto in, la gente tende a sentirsi buona come a Natale. Nelle riunioni di lavoro, quando si parla di valori, chi è andato alla conferenza, lo fa sapere agli altri, ammette anche di averci portato i figli e aspetta fiducioso un applauso.

La star assoluta di questo tipo di show è l'australiano Nick Vujicic, uno speaker e predicatore motivazionale, disabile. Nei suoi interventi racconta le difficoltà della sua infanzia, la depressione, l'incontro con Gesù e la sua rinascita.
Sorprende il pubblico mostrando come scrive usando le due dita del suo "piede" sinistro. Ha anche imparato ad usare un computer e a scrivere con il metodo "punta tacco", lanciare palle da tennis, rispondere al telefono, radersi e versarsi un bicchiere d'acqua. 
Ciò fa uscire i messicani dalla sala contenti ed energizzati, magari qualcuno piange commosso. "Se ce l'ha fatta lui in quelle condizioni, vuoi che non ce la faccia io?"

L'anno scorso una collega, ancora scossa dall'emozione, ci riferì che alla fine della conferenza, Nick Vujicic, aveva chiesto al pubblico di mettere la mano sinistra sulla spalla destra e fare viceversa con l'altra mano. Poi aveva detto: “Ecco, vedete, questo è l'abbraccio che dono ad ognuno di voi.” Al ricordo, la maestra, si commosse.

Io, che dal paragrafo introduttivo sapete già come reagisco alle ondate emotive, avrei voluto dirle:
“Ehi, perché non l'hai denunciato per molestie sessuali? Dico sul serio, ci si possono fare dei bei soldi. Immagina che vai a una conferenza e il relatore è una persona senza handicap, sì? Immagina che alla fine del suo intervento venga verso di te, proprio verso di te e ti abbracci, sì? Magari anche un po' forte, sì? Non si merita, quello sconosciuto irriverente, un cinque esplosivo in faccia?”

Quello che mi sorprende e mi fa arrabbiare è il fatto che gli amici messicani non sappiano distinguere un'emozione genuina, che nasce dal contesto quotidiano, da una creata attraverso tecniche di comunicazione efficace e di programmazione neurolinguistica.

C'è differenza fra la conversazione con un amico e assistere alla proiezione di un film. Nel film sappiamo che tutto è falso e anche la vittima è un attore ben pagato con villa ad Hollywood che muore per finta solo per intrattenerci.

I messicani invece legano il fatto di provare emozione con la veridicità del contenuto di un discorso: una totale assenza di senso critico.

Stella Young, una cabarettista australiana disabile da poco scomparsa, affermava che usare disabili per motivare i non disabili è pornografia. Pornografia nel senso che si oggettualizzano categorie di persone a beneficio di altre. Guardatevi il suo video, perché merita.

In Messico ho notato che esiste una “pornografia” anche nel mondo dell'informazione fatta di foto esplicite di morti sul giornale, di interviste radiofoniche nelle quali si umilia povera gente e il pubblico più o meno segretamente, gode.

Anche gli italiani seguono gli spettacoli di gente carismatica. Anni fa, per esempio, andavo agli spettacoli di Beppe Grillo e mi piacevano. Solo che all'uscita si generava sempre il dibattito:
“Sono d'accordo con questo ma non con questo... qui secondo me ha detto una stupidata... io la sapevo diversamente e bla...bla...bla.”

E così nel Belpaese accade in qualsiasi tipo di dibattito pubblico, amiamo il gusto per la polemica, ci dilettiamo nell'arte di spaccare il capello in quattro.

I messicani invece tendono a reagire così: “Ohhhhhh!” e questo m'indigna.
Mi viene da dire: “Dai incazzatevi, esprimete il vostro punto di vista, mettete in difficoltà l'oratore.”
Poi giro la testa a destra e a sinistra alla ricerca di sostenitori del mio pensiero però mi ritrovo sempre da solo.













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