il Messico è o non è pericoloso?
lunedì 20 luglio 2015



Il Messico è o non è pericoloso? In altre parole, se vengo in Messico rischio o non rischio la vita? I comunicati ufficiali ci dicono che il Messico è pericoloso per via dei cartelli del narcotraffico, della microcriminalità, della polizia corrotta e la generale assenza dello sato di diritto.

Chi vive in Messico da tempo invece consiglia di non preoccuparsi, di venire, conoscere le bellezze locali, comunicare con la popolazione e mangiare le specialità locali.
Nel mio caso l'unico problema che ho avuto in quattro anni di permanenza è stato il furto del portafoglio nella metropolitana di Città del Messico. Per il resto tutto bene, nemmeno un graffio.

E quindi, Messico pericoloso, sì? Messico pericoloso, no?

Per rispondere bisogna scendere un po' più in profondità.

La scorsa settimana è venuto a cena il coordinatore di francese dell'università che è messicano. Mi ha raccontato degli aneddoti riguardo agli assistenti madrelingua, dei ragazzi e delle ragazze francesi che attraverso un programma di intercambio accademico collaborano con l'università di Aguascalientes per un periodo di sei mesi.

Mi raccontò: “Una volta una ragazza disse che doveva andare ad una festa in una piccola comunità fuori città. Era già sera e io, la accompagnai. Volle essere lasciata nella via principale del paesino che era deserta ma io le dissi che l'avrei portata fino alla casa. Lei fece spallucce. Credo che non capisse bene i rischi della situazione.”

Per capire questo punto, vi racconto qualche storiella successa in Italia. Come sapete, prima di partire per il Messico io ero un coordinatore di volontari internazionali a Verona.
Ogni tre mesi, arrivavano giovani provenienti da ogni parte del mondo e prendevano parte al progetto di conservazione e valorizzazione del Parco delle Mura, il grande corridoio verde che circonda il centro cittadino scaligero.

Episodio 1.
Due ragazze russe di diciotto e vent'anni decidono di trascorrere una domenica al mare al lido di Venezia. Io raccomando loro di tornare in serata.

Le ragazze passano tutto il giorno in spiaggia senza fare troppa attenzione agli orari di treni e vaporetti così si trovano nella stazione di Vicenza alle due di notte in pantaloncini e il pezzo sopra del bikini. Quando tornano a casa esauste il giorno dopo, mi rivolgono molte domande.

“Perché la gente si avvicinava per chiedere quanto volevamo?”

“Perché una coppia di poliziotti ci ha chiesto i documenti?”

“Perché un signore si è offerto di portarci a Verona in cambio di un pompino?”

Episodio 2.
Una ragazza ucraina appassionata di new age scopre una zona boscosa e isolata lungo l'argine del fiume Adige e decide di sedersi per meditare e contemplare lo scorrere placido del fiume.

Riferisce: “Arriva un tizio in bicicletta, si ferma, scende, mi guarda, e mi chiede se volevo fare l'amore con lui.”

Certo non poteva sapere che, per le sue pratiche mistiche, aveva scelto un posto famoso per essere frequentato da gente con una vita sessuale non proprio serena.

Episodio 3.
Una sera un gruppo di volontari fa festa e alza il gomito. Un ragazzo si taglia la mano con un bicchiere rotto e perde molto sangue. I suoi compagni, spaventati, escono e fermano una macchina della polizia. I poliziotti li trattano malissimo.

Il gruppetto di volontari era composto di asiatici, statunitensi di origine filippina e ispani mulatti. Tutti frequentavano l'università però in quel contesto erano degli extracomunitari malvestiti e “neri”.

Episodio 4.

Andiamo a ballare in un locale poco fuori Verona. Un gruppo di volontarie statunitensi e canadesi attacca bottone con un gruppo di marocchini. Siccome l'inglese dei marocchini non era molto buono mi si avvicinano chiedendomi di tradurre alcune frasi. Volevano che chiedessi cose del tipo, numero di telefono, indirizzo, se avessero il fidanzato e, ovviamente se si poteva scopare in macchina già da subito. Negai i miei servizi di traduttore e spinsi via le ragazze che, scocciatissime, mi accusavano di essere un guastafeste e che non c'era niente di male a parlare con gli “arabi”, che in Canada il colore della pelle non era un problema, che l'Italia era un paese dannatamente chiuso e conservatore.

Che cosa hanno in comune questi episodi? Facile, la realtà percepita dagli stranieri, non è la stessa percepita da chi vive sul posto.
Quando studiate una lingua straniera, vi imbatterete nei false friends, i falsi amici; sono parole uguali o simili a quelle della lingua madre ma nella lingua straniera cambiano significato. Per esempio la parola “guarda” in italiano è l'imperativo del verbo guardare, in spagnolo è un'espressione che vuol dire “metti via”, “conserva”. Esistono dei false friends anche nelle situazioni sociali.

Se sei una ragazza e passeggi in un villaggio della Normandia alle tre di notte, come nel caso dell'assistente francese, non c'è problema, ma farlo in una comunidad messicana è molto rischioso. Secondo la mentalità locale le brave ragazze a quell'ora sono letto, delle altre si può tranquillamente abusare. Sul giornale non di rado compaiono foto di cadaveri di donne scaraventate nelle scarpate.

Ora non spaventatevi, non è che se siete nel posto sbagliato dopo il tramonto siete spacciati. Stiamo parlando di rischio, ovvero di possibilità che un determinato evento si verifichi.

L'anno scorso, ad esempio, è venuta a trovarmi un'amica italiana. E' una ragazza a cui piacciono le persone che vivono un po' al limite. Così, quando è andata a visitare un paesino poco distante da Aguascalientes, ha apprezzato il fatto che un ragazzo, in pieno pomeriggio, l'avesse approcciata proponendole di farle da guida. L'ha portata fuori dal paese per mostrarle il panorama e poi si sono baciati.

Se vogliamo è stata una bella esperienza ma molto rischiosa.

Il ragazzo in questione era un disoccupato, uno che aveva piantato la moglie e i figli e ora viveva di espedienti. Una persona senza direzione che viveva alla giornata a cui sarebbero potute venire alcune idee. Una ragazza messicana avrebbe fiutato immediatamente il pericolo mantendendosi alla larga.

Il Messico è un paese fatto di brave persone, ciò nonostante, a causa di ignoranza, povertà e degrado sociale vi è anche molto pericolo. Ci sono stranieri che se si muovono con il paraocchi della loro esperienza di vita forti di convinzioni quali: “Io sono una ragazza adulta ed indipendente e ve lo dimostrerò” non percepiscono i false friends sociali e possono trovarsi in situazioni rischiose.

Il trucco, per vivere sicuri in Messico,  sta nell'adattamento. Bisogna osservare come si comporta la gente del posto ed imitarla. Se le ragazze non passeggiano lungo strade isolate nel cuore della notte, c'è un motivo. Forse a prima vista è difficile identificarlo ma c'è.

In due parole:

Umiltà ed occhi aperti.

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