Vale la pena espatriare in Messico?
domenica 12 aprile 2015



Perché espatriare e perché farlo in Messico? Nel corso delle ultime settimane abbiamo parlato di come nasce il desiderio di espatriare, come si sceglie la destinazione e anche come avviene il processo di adattamento al Messico.

Però ne vale davvero la pena?


Cambiare continente non è una passeggiata, ci vuole un certo spirito di sacrificio, pazienza e determinazione. E' un'impresa che non sempre si corona di successo ed è anche, se vogliamo, un po' pericolosa.

Cosa ci si guadagna?

Nell'immaginario, l'espatriato è un ragazzo abbastanza giovane, preparatissimo che, per una serie di sfortunate ragioni, si vede rifiutato dal mondo del lavoro italiano, troppo occupato nella stagnante situazione economica, ad assumere raccomandati e mezze cartucce.

La leggenda racconta che il nostro giovane, sdegnato, fa la valigia e va all'estero, in paesi retti da sistemi più meritocratici.

Colà avviene il miracolo; il giovine viene notato, assunto, stipendiato e valorizzato.

Nel caso del Messico, la leggenda è un po' diversa.

Nello stereotipo collettivo, questo paese non è meta di cacciatori di carriera. Il Messico si presta di più a stimolare i sogni di chi è stufo del capitalismo e della vita frenetica.

Conquistare una spiaggia caraibica (sempre Playa del Carmen), mettere su un chiosco di bomboloni, o un banchetto di gelati e vivere leggeri, liberi da pensieri e da angosce, in infradito osservando i bei tramonti arancioni e dormendo in amaca.

Non dico che queste cose non succedano proprio mai, chissà, possono anche succedere.

Durante miei quattro anni di permanenza in Messico non ho ancora incontrato un compatriota che mi abbia riferito di aver visto tali prodigiose situazioni.

Ad Aguascalientes, ho conosciuto italiani che hanno mietuto qualche bel successo imprenditoriale; per lo più si tratta di ristoranti.

Va detto che non è stato facile, non sempre è andata bene al primo tentativo ma alla fine ce l'hanno fatta e sì, sui loro visi si legge la soddisfazione. Nel loro caso però non sono giovani cervelli in fuga ma uomini maturi con dieci o quindici anni di Messico sulle spalle. Gente che ha imparato a conoscere il paese e sa come muoversi evitando fregature ed abbagli.

Accanto a loro ci sono i nuovi espatriati, quelli che si danno da fare come professori nelle scuole, o lavorano per altre aziende. Si spostano in autobus, fanno attenzione alle spese e cercano di capire e di adattarsi al nuovo paese, in termini più spicci: fanno gavetta.

Il Messico, mi disse un collega, è un paese duro, le soddisfazioni bisogna guadagnarsele.

Se non è così scontato fare soldi, o almeno farli subito, quali altri benefici può regalare il Messico?

Forse il clima mite, le giornate di sole, i paesaggi, la gente semplice, certi quadretti di paese che da noi non si vedono più, la presenza di culture antiche, di tradizioni che non si capiscono, di incontri con altri stranieri giramondo, la lingua spagnola.

Questi aspetti, anche se affascinanti e suggestivi, non rispondono completamente alla domanda di partenza: vale la pena trasferirsi in Messico?

Nel mio caso il grande regalo che mi ha fatto il Messico è stato un insperato cambio di mentalità.

Avete notato che quando uno cerca se stesso, si allontana? Cambia il suo ambiente? La letteratura è piena di queste storie. E in generale, per cercare se stessi, questi personaggi, perlopiù barbuti, evitavano gli hotel di lusso e sceglievano invece luoghi selvaggi e duri nei quali vivere in frugalità.

Mi sono sempre chiesto il perché di una simile scelta finché,in un giorno di noia, con la forbice ho ritagliato un poligono da un foglio bianco e l'ho appoggiato su di un altro foglio: una forma bianca su una superficie bianca; fin qui niente di strano.
Ho poi fatto scivolare la forma bianca dal foglio al tavolo di legno e l'ho osservata ancora. Si trattava della stessa forma solo che ora potevo apprezzarne meglio i contorni: erano più definiti, bianco su marrone legno, c'era più contrasto.
L'esperimento è andato avanti. Ho appoggiato la forma sul finto velluto rosso del divano e ancora la forma si rivelò per la sua bianchezza. Era sempre stata bianca ma ora la vedevo più bianca.
Fu allora che capii come il Messico aveva agito su di me. Sono un italiano che vive fra i messicani; posso percepire tutta la mia italianità con i suoi pregi e i suoi difetti e questo è arricchente.

Dai Messicani ho imparato ad assaporare la calma riducendo la mia impazienza, caratteristica più tipica dei paesi che corrono.

Un altro aspetto ammirevole del carattere dei messicani è la gentilezza e vivendola quotidianamente, nelle relazioni con i miei studenti, è diventata parte di me.

Insomma quattro anni in Messico solo per scoprirsi un po' più gentile e tranquillo?
No, c'è dell'altro. C'è stato un cambio della mia relazione con i problemi della vita.

In Italia pare che i giovani abbiano idee e progetti e sono gli altri a crear loro i problemi.

Uno vuole trovare un bel lavoro per sentirsi realizzato e le banche, il primo ministro, gli extracomunitari, i comunisti, gli ambientalisti, i pensionati, la famiglia, la fidanzata, la chiesa cattolica, l'associazione dei taxisti, le multinazionali del petrolio, l'euro, il cambio climatico, la crisi economica, la globalizzazione, la Cina, i paesi emergenti, i matematici coreani, l'Isis, la massoneria e altre oscure associazioni tramano per impedirlo, anzi vivono nutrendosi del nostro dolore e della nostra frustrazione.

C'è una scissione fra il progetto e le difficoltà, fra il sogno e i problemi.
Ma cosa succede quando sei in Messico?

Non ti piace il governo? Torna a casa. Non ti piacciono i messicani? Torna a casa Non ti piace ciò che stai facendo? Torna a casa. Non ti soddisfa il tuo tenore di vita? Torna a casa. Vivi nell'ingiustizia? Torna a casa. Non ti danno il lavoro per il quale hai studiato? Torna a casa.

Quando sei in Messico, tutto ciò che ti accade, ti accade perché tu e solo tu, hai scelto che ti accada.

Scopri che le difficoltà non nascono per colpa degli altri ma sono conseguenze inevitabili dei tuoi progetti. Progetti che tu e solo tu hai ideato e deciso di portare avanti e, per farlo, scopri che stai usando, o meraviglia delle meraviglie, proprio quelle cose là: i coglioni (scusate il francese).

In tutto il mondo civilizzato ci sono bollette da pagare, colloqui di lavoro e difficoltà burocratiche. Solo quando accetti che sono parte della vita come il corpo, gli affetti e i sogni allora senti la rivoluzione dentro di te.
Ti senti forte anche se vai al lavoro in autobus. Sei un signore anche se ti pagano per ora di lezione senza contratto.

E questa è stata la grande lezione che mi ha dato il Messico.

E scusate se è poco.

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