Perché si espatria II
sabato 28 marzo 2015


Introduzione


Nel primo capitolo di questa serie abbiamo visto che la scelta di espatriare non nasce per casualità; è frutto di esperienze che ci hanno avvicinato a questa possibilità.

Nel mio caso c'erano stati degli incontri con cooperanti, la messa in discussione, dopo il conseguimento della laurea, della mia mappa mentale del mondo e un invito da parte di un gruppo di messicani che avevo conosciuto a Verona.

Ci sono espatriati che si sono inspirati a libri o a blog, chi ha compiuto un periodo di studi all'estero, chi si è innamorato di un Paese (o di un suo abitante) nel corso di una vacanza.

Anche le esperienze negative aiutano a compiere questa scelta; per esempio perdere il lavoro o collaborare con aziende che non offrono buone prospettive, problemi famigliari, crisi esistenziali. Ci sono ragazzi che partono dall'Italia perché odiano la situazione italiana attuale. Li comprendo però è meglio partire senza rancori.

Per quanto imperfetta l'Italia, rimane il nostro paese d'origine; lì siamo cresciuti e dovunque andremo l'Italia verrà con noi. La vedremo ogni mattina in bagno davanti allo specchio, spettinata e cisposa. Meglio dunque volerle bene.

La scelta del Messico

Spesso gli autoctoni mi domandano: “Perché vivi qui?”, la risposta che offro è quasi sempre banale. Sorrido e rispondo: “Ma per il clima, per la tranquillità, per la gente, per cambiare un po'”. In realtà i motivi veri sono più profondi.

Diciamo che in linea generale uno emigra per realizzarsi.

Il paese di destino non si sceglie a caso nel mappamondo anche se alcuni Paesi fanno tendenza e ci sono ragazzi che, senza pensarci troppo, partono alla ventura.

La maggioranza però torna a casa delusa dopo essersi torturata per mesi con il dilemma: “Che cavolo ci sto a fare qui?”

Datemi retta; è meglio flirtare un po' con un paese prima di fare progetti di lungo periodo. Mi riferisco soprattutto ai paesi in via di sviluppo. La faccenda si fa più semplice con gli stati europei tutti mediamente lontani un un'ora e mezza di Ryanair.

Ai lettori che mi domandano se in Messico è meglio vivere a Playa del Carmen o a Los Cabos, non mi pronuncio, consiglio di farci un viaggio e di scoprirlo.

La domanda che l'espatriato deve porsi dopo il suo viaggio di perlustrazione è: “E' questo un buon posto per affrontare un sacco di problemi?”.

Nel mio caso, durante il periodo universitario, avevo fatto qualche esperienza all'estero. Ero andato negli Stati Uniti nell'estate del 2000 e in Norvegia nel 2002.

Dopo il servizio civile, nel 2006 fu la volta del Messico.

Le tre esperienze sono state intense, formative e trascendenti.

Negli Stati Uniti c'è benessere, si lavora molto, le persone sono indipendenti, professionali, aperte ma poco propense a stringere relazioni profonde e durature.

La Norvegia è un enorme bosco verde, con laghetti, ruscelli, fiordi, mare e barche. La natura è selvaggia e primitiva. Integrarsi nella società norvegese è un'impresa piuttosto ardua a causa della barriera linguistica e della forma per noi poco ortodossa di condurre le relazioni personali. La maggioranza dei norvegesi, a prima vista, appare fredda e distante. (qui il blog di quei giorni)

Il Messico invece è il paese degli estremi: povertà e ricchezza, modernità e tradizione. La gente è gentile ed accogliente, la lingua facile da capire e la differenza culturale è minore un paese rispetto un paese anglofono. Durante il primo sopralluogo in Messico ho conosciuto Daniela, una splendida ragazza che da allora non mi ha più lasciato. Il cuore ha un peso notevole in questo genere di scelte.

Al momento di espatriare, il Messico mi è sembrata la scelta più naturale non solo per le caratteristiche del paese in sé bensì perché tali caratteristiche erano in sintonia con ciò che volevo essere.

Ora che sono passati quattro anni, guardando indietro, posso distinguere un cammino definito ma, al momento della scelta, ho agito senza riflettere troppo; semplicemente sentivo che era l'esperienza adatta a me.

Una volta presa la decisione non ho avuto più dubbi e sono andato incontro al mio destino.

Il web è ricchissimo di storie e testimonianze di persone che si sono trasferite lontano. Se cercate troverete anche blog di stranieri che si sono trasferiti in Italia perché trovano il nostro paese bello ed interessante.

Gli errori da evitare in fase di primo contatto con il Messico

Da quando ho aperto il blog ho ricevuto molte e-mail di lettori che consideravano il trasferimento in Messico. Ecco secondo me gli errori che fanno alcuni di loro.

1)Decidere di espatriare in via definitiva in Messico senza conoscere il Paese. In qualche caso è andata bene ma converrete che si tratta di un grosso azzardo. 

2) Consultare troppe fonti. Un paio di anni fa un signore mi ha contattato via skype. Voleva conoscere il mio parere sul Messico. Anziché pormi domande, parlò lui, per quasi un'ora di delinquenza, costo della vita e scuola. Aveva setacciato tutta la statistica disponibile sul web. Prendere una decisione valutando troppe variabili è quasi impossibile, il cervello si paralizza. Le statistiche aiutano a fotografare la situazione di un Paese però l'esperienza diretta restituisce un'immagine più nitida.  

3) Partire senza l'ombra di un progetto. Caro Dario, mi scrivono, partirò e mi adatterò a fare di tutto. Riconosco in questi ragazzi tanta buona volontà ma secondo me è azzardato. Va detto che ci sono individui vulcanici e coraggiosi che con il loro carisma e forza di volontà trovano subito contatti e quindi il primo lavoro e si spostano per il Messico come se fosse il loro quartiere natale. Fate parte di questa categoria? Chi vi scrive, per esempio, è un timido ed introverso. Per la vostra prima esperienza in Messico provate piuttosto ad iscrivervi ad un'esperienza di volontariato. Qui e qui ci sono informazioni utili. Se volete completare la vostra formazione potete considerare l'idea di studiare un master o un corso specialistico in Messico. Se avete meno tempo potete pianificare un viaggio cercando il contatto con la gente del posto come ha fatto il mio amico Alberto.

4) Trasferirsi credendo che cambiare continente sia come cambiare città. Ogni tanto ricevo mail nelle quali mi si richiedono informazioni quali: iscrizione al sistema sanitario locale, fisco, numero di giorni di vacanze pagate. Trasferirsi in Messico è diverso da cambiare città in Italia. Per chi espatria in Messico, almeno per i primi tempi, le vere preoccupazioni sono altre. Ve le racconterò con precisione nel prossimo capitolo.

5) Chiedere ai blogger di risolvere la vita. E' l'errore più grave. Intendiamoci, non c'è niente di male a fare delle domande ai blogger... anzi! Il blog è una piattaforma per diffondere informazioni... solo informazioni. C'è chi vuole che il blogger cerchi per loro casa e lavoro in cambio della loro più profonda gratitudine. Non è cattiva volontà, è solo che il mondo non funziona così.

Conclusioni

A qualcuno può nascere il desiderio di espatriare ad altri no. All'interno dei forum presenti in internet possiamo leggere commenti accesi sul tema. Secondo me non c'è niente di sbagliato a partire e nemmeno a restare.

Qui si tratta solo di scoprire il proprio cammino e di intraprenderlo. Alcuni incontri o esperienze del passato ci orientano e, se siamo tranquilli, possiamo “sentire” la cosa giusta da fare.

La scelta del paese si compie con poche indicazioni e un progetto di massima. A chi vuole espatriare in paesi in via di sviluppo come il Messico suggerisco di investire delle risorse in un viaggio o in un'esperienza formativa che aiuti a capire la realtà locale.

Nel prossimo capitolo entreremo nel vivo dell'esperienza dell'espatrio e vi racconterò quali sono stati per me i primi grandi problemi di adattamento in Messico. 

E voi volete raccontarmi cosa vi a spinto a scegliere l'America, l'Africa, l'Asia, l'Oceania o un angolino della vecchia Europa?



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