Se...allora!
sabato 14 febbraio 2015


Ricordo un episodio dei miei primi mesi in Messico. Avevo contattato via mail un professionista della zona e ci eravamo dati appuntamento un lunedì ad una certa ora. Ci saremmo dovuti incontrare nel suo studio.

Proporre un progetto ad uno sconosciuto, per di più in un paese straniero, in una lingua che ancora non padroneggiavo, mi rendeva nervoso.

Quel giorno, sembravo un adolescente al suo primo appuntamento: vestiti stirati, pettinato, con una cartellina sottobraccio.



Non possedevo ancora un mezzo di trasporto, perciò andai all'appuntamento con l'autobus e poi camminai parecchio, consultando la piantina che mi ero preparato.
Mancavano venti minuti, non volevo presentarmi in anticipo; magari interrompevo qualcosa, così passeggiai lungo la via osservando con attenzione tutti i negozietti di alimentari, le case, le macchine e gli alberi. Faceva caldo, il sole in Messico picchia forte.

All'ora precisa, al minuto spaccato, bussai alla porta dello studio.

Venne ad aprirmi una ragazza giovane, la segretaria.

Mi presentai, le dissi che avevo un appuntamento con il dottore e sorrisi.

“Ma il dottore è andato a pranzo.”

“Ah sì?”

“Sì, tornerà tra tre ore.”

“Grazie.”

Me ne tornai a casa con i miei vestiti in ordine e con la mia cartellina sottobraccio. Lasciai nell'anticamera di quello studio una buona quantità di entusiasmo e di positività.
Andate all'estero che le imprese sì vi valorizzano, che non è mica come in Italia.
Sì andate...

...all'estero.

Un paio di anni dopo, presso un vivaio, incontrai una signora che si occupava di gestione forestale. C'eravamo conosciuti ad un corso di formazione.

Quando mi vide, mi venne incontro raggiante. Disse che l'avevano licenziata dall'istituzione pubblica a causa di un taglio del personale ma che ora si era messa in proprio ed era piena di lavoro.

Le chiesi se potevo fare due chiacchiere con lei. Il lavoro del tecnico forestale indipendente mi interessava e volevo saperne di più.

Ma certo anzi, perché non lavoravo con lei?

Mi disse che stava mettendo su una squadra di giovani, voleva gente nuova fuori da certi schemi. Mi interessava? Certo.

Allora appuntamento per sabato seguente a mezzogiorno.

Fu una settimana meravigliosa. Pensavo: “finalmente, la mia occasione!”. Venerdì sera scelsi con cura i vestiti: volevo dare l'aria di una persona positiva, simpatica, schietta ma intelligente, pratica ma attenta ai dettagli; il classico collega perfetto.

Sabato mattina mi alzai all'alba e andai a correre al parco per riempirmi il corpo di endorfine naturali e chiarire la mente.

Feci la doccia e indossai l'outfit. Infine presi l'autobus e mi recai al luogo dell'appuntamento.

Arrivai con un certo anticipo ma non era un problema, potevo aspettare.
Ero contento, fischiettavo, avrei conosciuto altri giovani con idee fuori dagli schemi e avrei lavorato nel mio campo.

A mezzogiorno, della signora, nessuna traccia.

Che avessi sbagliato indirizzo?

Tirai fuori gli appunti e no, il posto era quello giusto. Un tizio con la maglietta spora di morchia di motore oziava accanto ad una colonna di pneumatici.

Aspettiamo.

Trascorse mezz'ora.

Mi sedetti sul marciapiede e sospirai. Ricordo che fu un sospiro lunghissimo. Quando anche l'ultima molecola d'aria uscì dai polmoni, mi feci forza.

“Coraggio, Dario, agisci!”

Presi il cellulare e chiamai la signora.

Sì? Ero Dario? Ah che sorpresa! No, non era nelle vicinanze, non stava nemmeno arrivando, era fuori città a compiere dei rilevamenti. L'appuntamento? Oh diavolo l'appuntamento, lo aveva cancellato e si era dimenticata di avvisarmi. Accidenti. Ma non dovevo preoccuparmi, mi avrebbe richiamato lei per comunicarmi la nuova data.

Grazie e buona giornata.

Fissai il tizio che sonnecchiava vicino alle gomme. Entrambi eravamo esseri umani vivi nello stesso mondo, sotto lo stesso cielo azzurro. Lui beato nella sua maglietta sporca e io depresso.

Tornai a casa.

La telefonata non arrivò mai, non ci rimasi male, avevo imparato il passo di danza, e dopo lo avrei scoperto in tutte le sue varianti.

Un “sì” in Messico è da considerarsi un “sì/no” il “no” invece è “no”, però è una parola un po' forte dire e allora si preferisce dire sì perché il sì, come ho appena detto, in Messico contiene anche il no.

Per noi europei è un'assurdità, una cosa da pazzi, non ci siamo abituati.

Forse in Messico, questa forma di agire evitava dei guai, specie se a chiedere qualcosa, era un'autorità.

A parte questi due episodi che mi bruciano ancora, il mio cestino degli aneddoti ha ancora dei bocconi gustosi per voi.

Una volta, per esempio, un ragazzo con la passione per la fotografia mi chiese di fargli da modello. Io e la mia vanità rimanemmo un'ora ad aspettarlo invano in un parco.

Per non parlare di appuntamenti con ragazze che si concludevano con me ad un tavolino del bar al terzo caffè che ricevevo un messaggio: “Se me complica”, ho problemi.

Mi perdevo allora in lunghi monologhi all'aria argomentando sul rispetto del tempo degli altri, sul vivere con un po' di attributi e l'aria pareva approvare il mio punto di vista.

Una mattina però, mi svegliai di buon umore ed ebbi un'intuizione. Se il sì messicano è un sì/no, io avrei risposto con un se/allora.

Quando dovevo presentarmi ad un appuntamento, programmavo un'attività di riserva della stessa natura.

Per esempio:

Ore 9.00 appuntamento di lavoro / commissioni in banca. Se per qualche ragione l'appuntamento salta, passo direttamente in banca. Il mio cervello la registra come una mattinata produttiva.

Ore 21.00 appuntamento con amici / visita al negozio di scarpe. Non si presentano gli amici? Ecco che vado a scegliere le scarpe. Che figata queste scarpe nuove.

Non saprei spiegarvi come questo stratagemma funzioni a livello celebrale, però funziona; ho smesso di arrabbiarmi e di serbare rancore. L'unica accortezza è quella di smettere di pensare alla prima attività, quando si è deciso di passare alla seconda.

E poi, va detto, non è che ogni volta che un messicano che dice sì vuole dire no, a volte, vuole dire proprio di sì e le cose filano lisce.

Dicono gli orientali che non è la realtà ad essere sbagliata, è la nostra reazione alla realtà, a volte, a non essere adeguata.


0 commenti:

Posta un commento

Che ne pensi?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...