Il lavoro più brutto del mondo
sabato 28 febbraio 2015


 
Quella del lavoro più brutto del mondo è una classifica che, con il passare degli anni, ho spesso aggiornato.

Qualche anno fa, un collega mi confidò che, per qualche tempo, aveva lavorato presso una cooperativa sociale che faceva traslochi.

Beh, penserete, fare traslochi è un lavoro duro e faticoso però non è il lavoro più brutto del mondo. E' vero, pero questi erano traslochi un po' speciali.

Il mio amico con il suo team ha portato via i mobili da un appartamento nel quale, il proprietario, aveva deciso di farla finita sparandosi in testa con un fucile da caccia.

Veniva chiamato inoltre per sgomberare appartamenti di vecchie signore un po' matte che avevano convissuto per anni con quindici o venti gatti senza l'accortezza di cambiare la sabbia della cassetta ogni settimana.

Il massimo però, lo si raggiungeva quando bisognava ripulire un appartamento di prostitute nigeriane dopo che la polizia le aveva arrestate ed allontanate. In genere la richiesta di sgombero avveniva molto dopo che l'appartamento era stato abbandonato.

Così il mio amico doveva darsi da fare fra vestiti sporchi e altri oggetti che testimoniavano una vita fatta di degrado e di abuso.

“Il frigo” diceva “non lo aprivamo nemmeno. Ci limitavamo a dargli tre o quattro giri di nastro adesivo. Poi, quando lo portavamo giù per le scale, colava un liquido marroncino”.

Eccolo il lavoro più brutto del mondo.
Ma poi, in Messico, durante un viaggio, vidi lungo l'autostrada, un operaio che scrostava con un badile la carcassa di un cane morto dall'asfalto. Il sole picchiava forte e, in mezzo al nulla, c'era solo lui con la sua pala e una carriola.

Pensai, questo sì che è il lavoro più brutto del mondo.
A Città del Messico, osservando l'impressionante panorama urbano dalla torre Latino Americana, pensai all'organizzazione della raccolta della spazzatura, alla fornitura di internet e della corrente elettrica. Infine pensai che sotto la città c'erano le fogne.

Come si mantenevano funzionanti le fogne di una Città di venti milioni abitanti? Lo chiesi all'amico che mi faceva da guida. Mi rispose con voce grave, come se dovesse confessarmi un triste segreto.

Mi rivelò l'esistenza di una squadra speciale incaricata della manutenzione delle fogne. “Sono dei subacquei”, mi spiegò. “Sub, che devono entrare nelle fogne per rimuovere detriti che potrebbero ostacolare il flusso”.

Un brivido d'orrore mi scese lungo la spina dorsale pensando a quegli uomini che nuotavano nei reflui sotto terra.

Qualche giorno dopo, a casa, dubbioso che la notizia fosse una leggenda metropolitana, feci una ricerca su internet.

Varie riviste parlavano dell'unico sub messicano specializzato in acque nere. Si trattava di un signore tarchiato, sulla cinquantina, che raccontava ai giornalisti le avventure nella cloaca di Città del Messico accumulate in trent'anni di servizio.

Ciò che succede là sotto non si può raccontare a tutti ma quell'uomo ne parlava con grande entusiasmo. Sembrava che liberare condotti, trovare cadaveri e rimuovere cose ripugnanti fosse l'attività della sua vita. Affermava che era l'unico al mondo a svolgere quel lavoro e ne riconosceva l'importanza sociale.

Gli articoli che ho letto sono accompagnati anche da foto che non linkerò. In una, per esempio, l'uomo alza i pollici nel gesto di “tutto ok!” mentre si trova (letteralmente) nella cacca fino al collo.

I giornalisti gli chiesero quando guadagna e lui ammise che lo stipendio mensile ammonta a seimila pesos (340 euro). E la famiglia che ne pensa? La moglie non ama il suo lavoro. Qualche preoccupazione? Sì, una. Tra qualche anno andrà in pensione e il pensiero di smettere di lavorare lo angoscia.

Certo, la questione del lavoro più brutto del mondo, mi fece riflettere molto. Anch'io avevo la mia bella esperienza di lavoro difficile. Dopo la laurea, durante il servizio civile, dovevo pulire e tagliare l'erba in una zona degradata di Verona. Non bisognava certo raccogliere bottigliette di succo di frutta, i rifiuti piuttosto erano coperte di barbone che odoravano a barbone, profilattici freschi di nottata, siringhe di tossicomani e altre cosucce del genere.

Quando tagliavo l'erba con il decespugliatore, avevo il terrore che una siringa mi si conficcasse in una gamba.

Eppure quello non è stato il lavoro più brutto che ho fatto. Nella squadra c'era affiatamento, collaborazione, complicità. Recuperare una vecchia fortificazione per renderla disponibile alla cittadinanza era una missione nobile, per la quale ci si poteva sacrificare.

L'amico dei traslochi diceva che i suoi colleghi erano ex tossici, ex detenuti, ragazzi in trattamento psichiatrico ovvero quello che alcuni considerano la feccia della società. Lui stesso si sorprese dall'umanità di quelle persone.

Quindi per quanto umile o disgustoso possa essere un lavoro, non sarà mai il lavoro più brutto del mondo. Eppure, nel corso della mia vita, di italiano e poi di espatriato sono fuggito da lavori che consideravo brutti; erano quelli che non mi permettevano di esprimermi, quelli che assorbivano la mia energia professionale senza che il frutto del mio lavoro mi appartenesse. Alcuni di questi lavori li ho trovati in strutture piuttosto belle e prestigiose.

Adesso è tempo di fare un inversione di rotta; il mio quesito sarà il seguente: qual'è il lavoro più bello del mondo?

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