La spesa al Bara
sabato 17 gennaio 2015




Vicino a casa mia c'è un supermercato dal nome curioso: “Super Bara” che, tradotto, vuol dire: super economico. E' una struttura semplicissima, fatta di pareti di mattoni e tetto di lamiera. Il pavimento è di cemento industriale e le scaffalature ricordano un po' quelle dei discount italiani.

Vi si trova un po' di tutto: cose da mangiare, detersivi, cibo per cani, shampoo, lampadine.
Il Messico è un paese diviso in classi sociali e l'appartenenza ad una classe piuttosto che ad un'altra lo determina il tuo portafoglio.

Il Super Bara non è un posto per la classe agiata; i ricchi si sentirebbero in imbarazzo a far compere in un luogo del genere un po', come per molti, entrare in un cinema porno.

La classe ricca preferisce supermercati più prestigiosi, esclusivi, dove per comprare, bisogna pagare un'iscrizione annuale e devi mostrare ogni volta la tessera alla cassiera.

Il Super Bara è popolato da una folla variopinta.

Ci sono signore o signorine incinte che arrivano in tuta da ginnastica verde o viola fosforescente e la loro magrezza contrasta con il ventre sferico come una luna piena.

Ci sono bambini piccoli che trotterellano curiosi; con una mano indicano un prodotto e con l'altra si afferrano saldamente al gluteo della mamma.

Ci sono coppie di neosposi, lui molto latino in canottiera bianca, bicipiti sodi con tatuaggio che domina e protegge la moglie mentre costei gli riferisce i dettagli della lista della spesa.

Ci sono ragazzini un po' trascurati dalla famiglia che afferrano una cioccolata o un pacchetto di patatine e chiedono quanto costa. Cercano poi gli spicci e, se non ci arrivano, tentano di mercanteggiare con la cassiera che però rifiuta.

Al Super Bara vengono anche gruppi di obese signore dallo sguardo vacuo che mostrano in faccia e nel corpo segni di precoce decadenza e riempiono il carrello di prodotti alimentari che fanno malissimo.

Domenica mattina si può assistere allo spettacolo di giovanotti mezzo addormentati, in pigiama, che scelgono cosa prendere per colazione.

Più tardi arrivano chiassosi gruppi di amici con la camicia a quadretti e i jeans che comprano la carbonella e la birra per il barbecue.

In questo pittoresco quanto simpatico gregge umano è possibile incontrare anche me.

Vado al Super Bara la sera, dopo il lavoro, quando manca qualcosa a casa.

Appena arrivo, la signora addetta a mettere la spesa nei sacchetti, mi saluta. E' un'adorabile minuta nonnina con i capelli tinti di rosso.

“Buona sera, giovane, come sta?” Non è che saluta tutti, anzi, non saluta quasi nessuno però me sì.

Sempre.

Se avesse un tappeto rosso me lo srotolerebbe per permettermi di fare mio ingresso da trionfatore. In mancanza del tappeto mi offre altri piccoli privilegi.

Se entro con un ombrello perché piove, lei dice: “Dia qui, che glielo metto via.”

Se mi avvicino alle succose arance da spremuta di Veracruz lei mi anticipa. “Gliele scelgo io, giovane. Quanti chili ne vuole?” Io le dico “due” o “tre” e lei si mette all'opera scegliendo i frutti più dolci e profumati.

Io ringrazio e proseguo nelle mie compere. Quasi sempre devo comprare del prosciutto cotto. Vado al banco del salumiere che in Messico si conosce come salchichoneria e ordino un quarto di prosciutto. In Messico non si usano gli etti bensì il chilo con i suoi multipli e sottomultipli.

La signorina addetta all'affettatrice taglia la prima fetta e me la mostra. “Così o più sottile?” La fetta che ho dinnanzi è spessa come una spugna da cucina.

Io la guardo con interesse, aggrotto un po' le sopracciglia e dico “Un po' più sottilina, se fosse possibile”. La signorina agisce sulla manopola dell'affettatrice e mi mostra un'altra fetta. “Così va bene?” Annuisco con la testa e con un ampio sorriso.

Finisco il giro e prendo quello che mi serve. Una volta compravo anche il superfluo come i popcorn da microonde quelli doppio burro, adesso però non lo faccio più.

Infine mi metto in coda all'unica cassa del supermercato.

In fila con me, alle nove di sera, ci sono operai stanchi. Hanno scaricato camion interi di mattoni e li hanno passati ai loro compagni lanciandoseli ad uno ad uno da un piano all'altro della casa in costruzione.

Se guardate l'orizzonte di una città Messicana difficilmente scorgerete il profilo di una gru da cantiere. Qui le cose pesanti si innalzano ancora a forza di braccia con l'ausilio di una carrucola a mano.

Sono in compagnia di manovali che hanno fatto il cemento per terra mescolandolo con una pala, scaricatori del mercato che hanno passato la giornata a trasportare sacchi da un quintale di farina di mais, fagioli e altre derrate dal camion al primo piano di un polveroso magazzino, fermandosi solo per la merenda del mattino e per il pranzo, tassisti reduci da otto o dieci ore al volante nel traffico metropolitano, operai di fabbrica chini alla catena di montaggio per otto ore più gli straordinari per per duecento euro mensili, donne delle pulizie che hanno spazzolato, spolverato, riordinato, lavato, stirato tutto il santo giorno prima di tornare a casa ad occuparsi dei figli e del marito.

Tra tutti questi messicani stanchi della giornata anche un blogger e maestro di italiano.

Ugualmente stanco.

Non avete idea cosa vuol dire correggere errori di pronuncia, di sintassi e di grammatica tutto il giorno (qui c'è del sarcasmo).

La nonnina di prima mi vede in coda e si stropiccia il grembiule fra le mani. Lo so cosa ha in mente; vorrebbe farmi passare in testa ma non si può fare così io e lei aspettiamo con pazienza.

Quando arriva il mio turno la cassiera mi chiede: “Ha trovato tutto quello che cercava?”

“Mah, signorina, cosa vuole che le dica. Sarebbe un discorso lungo. Forse sarebbe meglio se parlassi direttamente con il direttore. Vede, signorina, la vostra salumeria è sprovvista di salame nostrano, di prosciutto crudo di Parma, dop, s'intende, e mi è anche sembrato di non vedere la mortadella. La Bologna, non so se capisce. Nel reparto pasta avete solo pastina per la minestra di un'anonima marca che non mi ispira fiducia, non vedo le grandi marche...De Cecco, Barilla... Vedo che avete una discreta offerta di birre messicane ma il vino? Vogliamo parlare del vino? Se uno di questi signori in fila stasera volesse degustare un Amarone della Val Policella, un Bardolino, come fa? Mi dispiace segnarlo ma ne siete del tutto sprovvisti. Io parlo per voi, per un discorso di qualità, di prestigio per il Super Bara, non voglio fare polemica gratuita. Sì? Mi segue? Ecco, vogliamo affrontare il discorso del formaggio? Formaggio da fondere e formaggio fresco, prodotti messicani, concordo, ma entrambi hanno un sapore molto delicato, leggerissimo. Alla lunga mi tediano il palato. Non provo più emozione nel vederli nel piatto. Lei mi chiede se ho trovato tutto quello che cercavo? Dove avete nascosto il Monte Veronese, l'Asiago, il Puzzone di Moena, il Gorgonzola, la mozzarella? Io sono un tipo estremamente semplice, come può vedere. Non chiedo Parmigiano Reggiano ma non ho visto neppure il grana padano? Mi segue, si rende conto del mio disorientamento? Vorrei poter dire che ho trovato tutto quello che cercavo ma mi risulta difficile, estremamente difficile, se mi consente.”

Questo, per ovvie ragioni, lo tengo per me. Alla cassiera dico piuttosto: “Sì, ho trovato tutto.”

La nonnina sorride e annuisce: è contenta della mia soddisfazione di cliente. E' convinta che sia un nababbo, il nababbo del Super Bara.

Perché?

Perché in Messico si dà sempre una mancia a chi ci mette la spesa nei sacchetti. Si tratta di una o due monete. Io invece ho pensato di evitare tutte le elemosine settimanali e concentrare i miei sforzi filantropi a beneficio di quest'unica vecchina. Io, a lei, lascio una mancia anche di venti o trenta pesos, parliamo di quantità minime (1,5 - 2 euro) ma, rispetto a uno o due pesos, fanno la differenza. Dopo qualche settimana di questo trattamento, la vecchina, ha cominciato a concedermi privilegi, a sorridermi, a volermi bene. Si interessa al mio cane e mi chiede sempre notizie.

“Come sta il suo cagnetto?”

“Bene.”

“E' a casa?”

“Sì”.

“Ha bisogno di qualcos'altro?” Ci interrompe la cassiera. La vecchina mi guarda. Ora mi sento uno di quei ricconi con la bombetta e il cappotto con il collo di pelliccia. Se ho bisogno di qualcos'altro? Certo perché no, in fondo ho disponibilità economica, abbondanza, opulenza. Sono quel che sono. Mi sono fatto da solo.

“Uhm...” rispondo: “Sì...mi potrebbe dare una rasoio usa e getta?”

“Ecco.”

Pago alla cassiera e lascio, come al solito, una generosa mancia alla vecchina.

“Che Dio la benedica” dice abbassando umilmente la testa.

“Che Dio benedica tutti noi.”


2 commenti:

  1. Ma dai veramente berresti il vino rosso e ti manca il parmigiano.... ma dai non ti ci vedo :) e poi... non credo possa essere peggio del CHEDDAR anglosassone!!!!
    Il discorso mancia invece lo capisco e sono perfettamene daccordo!!!

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  2. Il vino rosso e il parmigiano sono lì per assurdo... solo per far sorridere! :-)

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