Da Belluno a Queretaro, l'esperienza di Francesca
sabato 10 gennaio 2015


Oggi incontriamo Francesca Chiarelli, brillante informatica bellunese che ha vissuto in Messico e che ci racconterà la sua esperienza.
Francesca è anche autrice di un libro: "Vivere in Messico" che è disponibile qui, in formato cartaceo ed elettronico.



Francesca, ci racconti in breve la tua storia in Messico?

A parte una bellissima vacanza di due mesi nel 1997, ho iniziato a viverci per qualche anno dal 2000, in seguito al matrimonio con un messicano, conosciuto in Italia, molti anni prima, ma perso di vista nel frattempo. In realtà ci ho abitato saltuariamente, tenendo i piedi anche in Italia. Il periodo consecutivo più lungo è stato di 10 mesi. L’ultima volta ci sono tornata nel 2006. Lui ha fatto lo stesso con l’Italia. Poi si è reso necessario per ovvi motivi pratici decidere dove abitare davvero… e nessuno dei due se l’è sentita di lasciare in modo drastico il proprio paese di origine.   

Quali sono gli aspetti della tua vita quotidiana in Messico che ricordi di più?


Difficile dirlo, sono tanti, perché si tratta di un modo di vivere molto diverso rispetto a quello a cui ero e sono abituata. C’è da leggere tutto il mio libro per conoscere la risposta.

Lo scrittore Pino Cacucci definì il suo soggiorno in Messico una “palestra di vita”, lo è stato anche per te?

Sì, senz’altro. Ho imparato molto sotto vari punti di vista. Intanto ho rivalutato tutto ciò che davo per scontato o limitato in Italia, paese del primo mondo. Ho imparato a diventare più tollerante verso le persone diverse da me, ad avere più pazienza, ho capito alcune delle difficoltà che hanno gli stranieri da noi e che solo provandole si capiscono davvero, prima di tutto il modo di relazionarsi fra le persone: ogni posto ha le sue regole non scritte, che vanno imparate. Sono diventata più resistente fisicamente: sopporto molto meglio il freddo, non ho più alcun tipo di problema digestivo, mi ammalo di meno di acciacchi di stagione.

Molti italiani sono attratti dal Messico ma temono l'insicurezza e la violenza, soprattutto se hanno bambini. Che sensazione hai avuto a riguardo, durante la tua permanenza in Messico?

Come ovunque, dipende da dove e cosa fai. In metropolitana di sera a Città del Messico, da sola, non ci andrei proprio, ma nemmeno a Milano. In Messico i bambini vivono certamente molto meglio, perché trovano molti più coetanei con cui giocare, imparano a rapportarsi, a condividere, ad arrangiarsi, e soprattutto sono più sereni. Io non ricordo in tanti anni di aver mai sentito frignare un bambino messicano, invece i bimbi italiani che incrocio per strada sono spesso stressati e quindi piangono.

Com'è il carattere delle donne messicane, come si relazionavano con te?


Ho incontrato quasi sempre gente cordiale e aperta. È facilissimo conoscere nuove persone. Per quanto riguarda le donne ho apprezzato il modo molto più spontaneo e semplice che percepivo nei miei confronti o verso l’esterno in generale. Purtroppo tutto è molto differenziato fra i due sessi quindi la cosa più importante per loro è la famiglia e i figli. Per me non è affatto così, quindi mi trovavo a volte in difficoltà di argomenti.

Ci puoi descrivere un tipico uomo messicano? Quali sono gli aspetti del suo modo di fare che ti hanno colpita?

Prima di tutto sono brutti. Per me, almeno. Quando sono rientrata in Italia mi voltavo a guardare quasi ogni uomo che incontravo! 
Mi sono chiesta perché, dato che non è oggettivamente così. E la risposta che mi sono data è che per me un uomo italiano è più comprensibile, più vicino di mentalità. Il maschilismo diffuso è qualcosa che non posso e non voglio sopportare e lì ce n’è parecchio. Quindi direi che il tipico uomo messicano è maschilista, prima di tutto, e questo lo rende anche fisicamente brutto ai miei occhi, al mio istinto. Il maschilismo è sottile: può esserci quello evidente, prepotente, che ovviamente nessuna donna accetterebbe, ma è anche sotterraneo e nascosto da gentilezze e premure esagerate.

Nel tuo libro parli del fidanzamento e del matrimonio in Messico. L'amore in Messico è differente dall'amore in Italia? Secondo il tuo punto di vista ci sono differenze nelle priorità in una coppia messicana, rispetto a quella italiana?

Sì, mi pare di sì. Un aspetto che ho notato nei messicani in generale, è l’istintività maggiore, che li porta da un lato ad essere più spontanei ma anche a prevedere di meno. Una coppia italiana pianifica, una messicana mette su famiglia con più entusiasmo e meno certezze. Mi sono fatta l’idea che le relazioni lì siano complessivamente più semplici, appunto perché più impulsive, ma sono anche più burrascose per lo stesso motivo. Quanto alle priorità: in Messico una coppia da per scontato che avrà dei figli, in Italia è più una scelta non scontata, spesso bilanciata con la scelta della realizzazione personale e la sicurezza economica.

Donne e lavoro in Messico, qual è stata la tua impressione?

Pessima! Sfruttamento, molte meno opportunità. Poi dipende da che lavoro una sceglie o ha la possibilità di cogliere, certo. Ma una donna messicana prima di tutto deve fare figli, è scontato che li desideri, li cerchi, li faccia, li accudisca, e il lavoro femminile è sempre un aspetto secondario sia per le donne che per gli uomini. Un po’ come da noi decenni fa.

C'è qualcosa che, noi italiani, possiamo imparare e mettere in pratica dal popolo messicano?

Molto. A farsi meno “seghe mentali” per esempio. A guardare agli altri con più curiosità e apertura invece che con sospetto, ad essere più collaborativi e a condividere. A usare più colore ovunque.

Quali consigli daresti ad una ragazza italiana che sogna un'esperienza in Messico?

Io non rimpiango affatto l’esperienza che ho fatto in Messico, è un posto estremamente interessante e divertente. Fra l’altro le donne sono corteggiatissime e tutto sommato è bello sentirsi fare complimenti e gentilezze di ogni sorta. Ma da qui a viverci e a credere a cosa dice un uomo messicano direi che ne corre, che è meglio essere più prudenti che qui… che già c’è da esserlo.

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