In Messico ad insegnare italiano: l'esperienza di Stefano, (Seconda parte)
sabato 20 dicembre 2014



Caro Stefano, sei arrivato in qualità di “professore visitante” e hai collaborato con l'università pubblica di Aguascalientes. Come è nato questo progetto e come giudichi l'esperienza?

Il progetto è nato da un accordo bilaterale di cooperazione tra l'Università di Urbino, dove sto frequentando un Master per la didattica dell'italiano a stranieri, e l'Università Autonoma di Aguascalientes, che prevede la mobilità di docenti e studenti.

Iniziato nel 2012, l'Università di Urbino in questo momento sta ospitando una studentessa messicana che segue lezioni nell'ateneo marchigiano, mentre all'inizio di quest'anno un professore messicano ha impartito, per alcuni mesi, corsi di spagnolo alla “Carlo Bo”.

Io, invece, sono stato il primo insegnante italiano ospite in Messico. Il mio ruolo era quello di dare dei corsi di conversazione per due volte a settimana e discutere di alcuni aspetti della lingua e della cultura italiana nelle classi dei vari livelli in collaborazione con gli altri docenti di italiano.

Ho anche realizzato due conferenze: una sull'influenza della lingua francese nell'italiano contemporaneo e l'altra sulla diffusione dell'italiano nel mondo.

Infine, ho presentato un corso di aggiornamento ai docenti sulle recenti ricerche glottodidattiche e sui metodi di insegnamento basati su un approccio comunicativo.

Quali sono le principali differenze che hai riscontrato fra l'università italiana e quella messicana?


In Italia siamo abituati a considerare il docente universitario come una grande autorità inavvicinabile, che mantiene un rapporto di distanza con gli studenti anche fisica, basti pensare all'organizzazione dello spazio nelle aule o alla difficoltà che hanno gli studenti a farsi ricevere dai professori durante la realizzazione della tesi di laurea. In Messico il rapporto tra professori e studenti è sicuramente più informale, e l'ambiente ricorda quello delle scuole superiori italiane, anche riguardo ai metodi didattici.

Al primo approccio con gli studenti forse mi sono comportato troppo da professore italiano: tendevo a mantenere una certa “distanza accademica” con gli alunni.

Poi mi sono adattato alla nuova realtà e ho cercato di trovare un giusto equilibrio. E' importante capire che la professionalità sta anche nel non irrigidirsi nel proprio metodo e cercare di plasmarlo secondo il pubblico di studenti con il quale lavori, senza per questo perdere il proprio stile.

 

Come descriveresti il tipico studente messicano?

I corsi di italiano sono aperti a chiunque e sono facoltativi, quindi a parte qualche sporadica eccezione, ho trovato sempre persone molto motivate. Non è facile fare un “identikit” del tipico studente messicano: nelle classi c'erano persone di tutti i tipi, anche uomini e donne di una certa età che, per motivi di interesse personale, avevano deciso di studiare una nuova lingua.

E' molto comune avere come studenti anche gli stessi professori dell'università che vogliono arricchire il proprio bagaglio culturale, o membri del personale amministrativo.

Questo profilo di studente è una minoranza, la maggior parte degli alunni sono ragazzi che provengono dalle varie facoltà e che studiano l'italiano per curiosità, interesse culturale, prospettiva di un futuro in Italia o perché attratti dall'idea di imparare presto una lingua apparentemente facile.

C'è infine una piccola parte che studia l'italiano perché nel proprio corso di studi è prevista una seconda lingua straniera dopo l'inglese. In questo momento, il reparto di italianistica sta valutando la possibilità di creare un nuovo corso di lingue romanze che preveda lo studio dell'italiano affiancato a quello del francese e dello spagnolo: è dunque probabile che il numero di studenti sia destinato ad aumentare.

Che idea hanno dell'Italia gli studenti messicani?

E' una domanda che mi sono divertito a fare ad ogni classe che visitavo per la prima volta: “Cosa sapete dell'Italia? Come considerate l'italiano tipico?”

Ci sono aspetti degli italiani che colpiscono tutti gli stranieri: il fatto che parliamo ad alta voce, il gesticolare con le mani, l'importanza che diamo al look, i modi di fare un po' troppo sopra le righe e invasivi.

Ho scoperto anche cose divertenti, come alcuni stereotipi sul nostro aspetto fisico che ignoravo: ci considerano dei “nasoni” e con gli occhi grandi.

Altri stereotipi degli italiani, molto comuni nei paesi del Nord Europa, sono meno radicati in Messico perché fanno parte del background latino che abbiamo in comune: la religione, il forte attaccamento alla famiglia, la puntualità negli appuntamenti non proprio “svizzera” (e in questo i messicani addirittura ci battono!).

Dell'Italia i messicani amano la cucina, le grandi città d'arte, che solo pochi di loro hanno avuto la possibilità di visitare e, all'opera lirica, preferiscono la musica leggera.

Credo che lo studente messicano medio sia leggermente più informato sull'Italia di quanto non lo sia lo studente italiano sul Messico.

L'amore per l'Italia è più istintivo che dettato da una passione culturale approfondita. Questo in termini generali, ovviamente, ma non mancavano le eccezioni, soprattutto nei livelli più avanzati, dove ho conosciuto ragazzi con cui potevo intavolare in classe e fuori dall'aula discussioni erudite su Pavese, Calvino e Fellini.

A chi consiglieresti questa esperienza? Hai qualche consiglio per i futuri professori visitanti?

Se ci riferiamo all'esperienza di professore visitante alla UAA, la consiglio a tutti, indistintamente. Credo che l'Università di Urbino darà altre opportunità.

Se invece parliamo di un trasferimento definitivo in Messico, la questione si fa più complicata. Io sono stato qui solo due mesi e, nella mia situazione privilegiata, non ho avuto modo di esperire i lati negativi della vita oltreoceano, sicuramente presenti e complessi.

Non voglio idealizzare né alimentare l'idea di falsi Eldorado. Vista la situazione lavorativa in Italia per gli insegnanti, consiglierei a tutti quelli che non riescono a trovare un posto fisso in patria di provarci in Messico.

Se non avete nulla da perdere, o se al contrario volete perdere qualcosa in Italia, potete tentare la fortuna in Messico: le occasioni non mancano. il Messico è un Paese che sta crescendo moltissimo.

Certo trasferirsi dall'altra parte del mondo richiede coraggio. Io sto considerando quest'opportunità.

0 commenti:

Posta un commento

Che ne pensi?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...