Un Pizza Boy nella tormenta
sabato 5 luglio 2014


Pomeriggio di giugno. Ho appena sostenuto un colloquio di lavoro presso una “prestigiosa” scuola privata e ci sono buone possibilità di lavorarci il prossimo semestre come maestro di italiano.

Il morale è alto quando esco dall'istituto; m'infilo il casco e inforco la motocicletta per tornare a casa.

In cielo, nel frattempo, si stanno radunando grossi nuvoloni neri. Fischietto lungo la strada e non mi spavento alle prime gocce di pioggia, che sarà mai? Una pioggerellina di deserto.

Dopo qualche chilometro però le gocce si fanno più grosse, pesanti e...bagnano sul serio. 
La camicia si attacca al corpo, sento l'acqua che scorre attraverso i pantaloni; è fredda e mi fa rabbrividire.

La carreggiata si copre di un velo d'acqua che i veicoli inesorabilmente sollevano a mio svantaggio.

Fortunatamente la motocicletta non perde colpi, nel serbatoio c'è abbastanza benzina per fare il giro del mondo e i freni continuano a frenare. Qualche chance c'è l'ho.

Sul secondo anello, all'altezza del Boulevard Guadalupano, assisto a qualcosa che ha dell'incredibile. Penso che sono cose che si vedono solo in televisione, al telegiornale, quando ci riferiscono di un'alluvione in India o in una provincia meridionale della Cina.

Queste cose non sono mai successe nella città dove vivo. Ma devo ricredermi: il fenomeno è proprio davanti a me.

Il Boulevard Guadalupano si è trasformato in un fiume di acqua fangosa che attraversa il secondo anello, invade lo spartitraffico alberato per poi riversarsi furioso nella mia carreggiata.
Il semaforo scatta in rosso e io devo mettere giù un piede. L'acqua mi arriva alla caviglia.

Dio, la mia bellissima scarpa di pelle è immersa nell'acqua putrida. Sento i detriti colpirmi la gamba.

Tutto intorno traffico e pioggia e la meta è dannatamente lontana. Batto i denti dal freddo.
Tutto questo succede perché chi progetta i nuovi quartieri, specie quelli poveri, per risparmiare non investe in una rete fognaria efficiente. Dai pochi tombini l'acqua erutta come da geyser a causa della pressione. Insomma, in questo momento, tutto funziona malissimo.

Affascinato e terrorizzato allo stesso tempo, alzo lo sguardo e vedo poco lontano da a me un pizza boy avvolto in una cerata arancione, in sella alla sua motocicletta.

Anche lui, fermo al semaforo, sta esaminando il fiume d'acqua per elaborare una strategia. Conosco la sua missione: deve consegnare la pizza in meno di quindici minuti o il cliente potrà rifiutarsi di pagare.  

Quello di “Consegna in quindici minuti sennò la pizza è gratis”, è uno slogan di alcune catene di pizzerie industriali. Poiché la loro pizza non è un granché e non potrà mai esserlo, affidano il loro successo commerciale al servizio rapido.

In questa nostra epoca di grande confusione, dove tutti i desideri, pagando, vengono soddisfatti all'istante, un tizio, aveva ordinato una pizza e il pizza boy stava rischiando la sua vita per consegnargliela nel diluvio.

Quando il semaforo passò al verde, il pizza boy scattò fra il traffico incurante dell'acqua e sparì dalla mia vista.

Anch'io dovetti procedere.

Mi sentivo come quei contadinelli medievali che, nel bosco, s'imbattono in un cavaliere dalla lucente armatura e poi vogliono raccontarlo a tutti. 

Così euforico e saltellante vi dico:
- Anche in una regione arida può piovere intensamente.
- Se ordini una pizza quando piove sei un idiota o un sadico.
- Se sei vittima di un ingiustizia, un blogger ti noterà e, dalla tua disgrazia, ne ricaverà un post; consideralo un premio di consolazione.

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