Maschilismo soft e gabbie dorate
sabato 15 marzo 2014


Otto marzo, festa della donna. 

Ad Aguascalientes probabilmente è stata festeggiata la ricorrenza con qualche cerimonia ufficiale e qualche bel discorso.

Io, quel giorno, ero seduto sulla sedia del lustrascarpe e leggevo il giornale. Tra notizie di cronaca nera e rosa, c'era un editoriale che ha catturato la mia attenzione. 

Era scritto da una donna e parlava della condizione femminile in Messico in una società ancora maschilista.


Anziché scagliarsi sugli uomini, come spesso succede in questi casi, la giornalista bacchettava il gentil sesso.

E' inutile, sosteneva, scandalizzarsi e lamentarsi per il comportamento degli uomini che dominano con la prepotenza la vita famigliare, quando la situazione si crea per un patto implicito; ti permetto di fare il maschilista sempre e quando io posso fare la mantenuta.

Per mantenuta la giornalista definiva una donna che vive con i soldi del marito e usa tali risorse economiche per permettersi capricci come viaggi, vestiti e accessori.

Il permettersi certi lussi, in Messico, apre le porte all'alta società che si misura con il potere economico. Ne ho parlato diverse volte sul blog, qui e qui, per esempio.

Il rovescio della medaglia, è convivere con il maschilismo che si manifesta con mariti controllori, quelli che chiamano la moglie dieci volte al giorno e vogliono sapere dove sono, con chi sono, cosa stanno facendo e a che ora torneranno
o mariti che permettono alla moglie di lavorare sempre e quando si dedichino a tempo pieno alla cura dei figli.

Durante una conversazione a casa di amici, mi hanno riferito il caso di una signora, una nota conduttrice radiofonica, il cui marito è un importante avvocato. Gente di Alta alcurnia, come si dice qui.

Un giorno però nella loro opulenta casa si verifica un guasto. Chissà per quale strana ragione, il cesso perde e si allaga il bagno.

Il personale di servizio ha il giorno libero e bisogna agire in fretta. L'avvocato non ha alcuna esitazione. Esorta la moglie a prendere uno straccio, chinarsi e pulire. La moglie protesta. Lui ribatte che lo deve fare, è suo compito, e di avvertirlo quando ha finito. 

La “povera” donna così si china e lavora di straccio. Dopo però telefona ad un amico e, in lacrime, racconta quanto si è sentita umiliata.

Questo è maschilismo soft; pura violenza psicologica.

E' evidente la bolla di sapone sul quale si sostiene l'intero sistema sociale. 

A volte, mi sono permesso di farlo notare a qualcuna e mi sono sentito rispondere: “Sì, lo so, ma non dirmi di più. A me tutto questo piace, senza di questo non c'è niente”.

Ma torniamo al nostro articolo; la giornalista esorta le donne a non essere dei vuoti serbatoi di capricci materiali ma dare contenuto alla loro vita. Essere donne e diventare donne. Presentarsi agli uomini da pari e non da accessori costosi.

Eppure la società messicana è ancora distante da questo modo di pensare. La settimana scorsa, per esempio, una signora mi ha confidato che di lì a poco si sarebbe sposata. Era molto felice e la rendeva particolarmente lieta che il futuro marito si era impegnato a pagare tutti i conti domestici, la retta della scuola dei suoi figli e lei avrebbe potuto stornare il suo stipendio (non alto), ai suoi capricci.

Ecco come si entra leggeri nelle gabbie dorate per poi non uscirne più.

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