Italiani e messicani alle riunioni
mercoledì 29 maggio 2013

Qualche mese fa ho partecipato alla riunione annuale degli italianisti messicani, l'associazione che riunisce tutti i maestri di italiano che operano in Messico.
Il direttivo era formato da maestre connazionali che, sedutesi al loro posto sul palco, ci squadrarono con quello sguardo tipico delle prof. italiane del tipo: «Io so, io sono, tu non sai e tu non sei.»
Poi la riunione cominciò.

Fu un'autentica scazzottata. Il tono delle oratrici, stridulo, preannunciava una imminente crisi di nervi. Non mi sarei stupito se fossero esplose in un «State zitti o vi sbattiamo fuori tutti!» Parlavano rapidamente, lanciandoci occhiatacce, muovevano la testa a scatti a destra e a sinistra pronte ad intercettare un disturbatore, un dissidente, un assonnato.


Ogni tanto le donne si interrompevano anche fra loro e subito incrociavano le lame: «Stai zitta, per favore!», «Non ho ancora finito!». «Di questo ne parliamo dopo».

Quando lessero il bilancio annuale, un tale alzò la mano; disse che avrebbe preferito che non ci fossero stati avanzi di bilancio in quanto l'associazione era una Onlus e tutto il denaro andava investito in attività.

Fu massacrato, senza pietà, senza alcuna misericordia.

Per tutta la riunione, ad intervalli di venti minuti, le prof. gli lanciavano una frecciata e lo chiamavano «Questo signore!»
«Non è come dice questo signore!»
«Questo signore si sbaglia!»
«Capito? Il signore laggiù?»

Poi discutemmo di qualcosa relativo allo statuto. Le mani si alzavano. Gli interventi erano forti, decisi, delle volte quasi aggressivi. «Sono d'accordo.» «Non sono d'accordo». «Se è così, allora me ne vado.»
Se fossimo scesi di un gradino sarebbe partito qualche «Lei non sa chi sono io.»

I messicani presenti erano visibilmente a disagio. Un maestro, durante il suo discorso, disse: «Voi sapete quanto è difficile lavorare con gli italiani».

«Cavoli, hai ragione.» Pensai. ad ogni modo, ogni decisione veniva votata per alzata di mani e il conteggio era rigoroso. Tutti potevano parlare e manifestare dissenso.

Notai anche che ci si perdeva un lunghe considerazioni per decisioni minori, di ordinaria amministrazione e la riunione sembrava non avere mai fine.

Il modo di discutere dei messicani durante le riunioni è molto diverso. Innanzi tutto bisogna sapere che le riunioni in Messico non sono decisionali. Le decisioni sono state già prese o verranno prese dopo la riunione, mai in sede. A prendere le decisioni sono il capo e i suoi tirapiedi più stretti a porte chiuse.

In alcuni casi, specie nelle istituzioni più grandi, si può votare.

L'esperienza delle mie prime riunioni messicane è stata simile all'ammirare un quadro di Dalì.

Generalmente si assiste ad un pre - riunione dove, fra colleghi, si esprimono tutte le critiche e le proposte del caso in maniera molto schietta e sincera. Ciò però sembra essere fatto più per sfogarsi che per costruire. Durante la riunione, a parlare, è il coordinatore che può dire qualsiasi cosa, anche cavolate, senza che nessuno alzi un sopracciglio.

Ricordo il direttore di una scuola che andava in bancarotta promettere l'apertura di un'università e nessuno che gli ricordasse che era tre mesi che non pagava gli stipendi.

I toni, a differenza della situazione italiana, sono rilassati e cordiali. Raramente si sentono critiche e, quando si qualcuno le esprime, sembra quasi un maleducato. Sono invece consentite domande e, ovviamente, complimenti e leccate di sedere.

Alla fine ci si stringe la mano, si beve qualcosa insieme e, sorridendo, si lascia la stanza. A ciò segue un post-riunione. Il capo e i suoi tirapiedi si scambiano opinioni sul comportamento dei partecipanti e ne traggono debite conclusioni.

Il caso più curioso di riunioni alle quali ho partecipato, sono quelle del dipartimento di lingue nell'università dove lavoro. Parte dei maestri sono stranieri e parte messicani. Immaginate i due modelli che ho descritto poc'anzi fondersi insieme.

Durante le riunioni di dipartimento, i maestri messicani, per lo più, rimangono in silenzio o si limitano a chiedere qualche chiarimento, mentre gli stranieri, specie i francesi, attaccano direttamente il capo con frasi dure quali: «Hai promesso soldi per il nostro progetto, ma poi non ce li hai mai dati.»
Il capo ovviamente reprime la rabbia e l'imbarazzo. «Vogliamo chiarire questa faccenda, dopo e in privato?»
«Ma perché non qui e subito?»
E avanti.

Non si può dire che gli esseri umani non siano a loro modo, pittoreschi.  Ogni popolo ha le sue dinamiche sociali e ciò che può essere ritenuto normalissimo in un Paese, è inaccettabile in un altro.

Chi avesse intenzione di trasferirsi in Messico deve mettere in conto un po' di ginnastica intellettuale di adattamento... e non prendere la vita troppo sul serio!


In breve:

Riunione italiana.

  • Interventi diretti, polemici, critici
  • Tutti i partecipanti hanno diritto di parola

Riunione messicana.

  • Interventi educati, mai critici. 
  • Tutti possono parlare ma il peso degli interventi in questioni decisionali dipende dalla relazione personale con il capo.

1 commenti:

  1. ..mica semplice capire cosa sia meglio. In realtà non penso che ci sia un vero "meglio"; come dici bisogna imparare a relazionarsi con la cultura che si è scelto di abbracciare (in parte o in toto) altrimenti, la scelta migliore è quella di starsene a casa propria -dove normalmente non si fa altro che criticare...-

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