Sai cos'è la Posada Messicana?
venerdì 21 dicembre 2012

La posada è un'antica tradizione natalizia messicana con la quale si ricostruisce l'episodio biblico della sacra famiglia che chiede ospitalità alle famiglie di Betlemme.

 Il rituale si può fare fra membri della famiglia, fra vicini di casa, amici o colleghi. Il gruppo si divide in due, una parte deve recitare la parte degli abitanti di Betlemme mentre gli altri Giuseppe e Maria in cerca di alloggio. In alcuni casi ci si veste da personaggi da presepe ma non è obbligatorio. Lo sceneggiato è interamente cantato; le strofe della canzone si possono comprare in cartoleria o scaricare da internet. L'ambientazione ideale è all'uscio di una casa. Il gruppo di Betlemme canta dalla porta o dalla finestra aperta mentre Giuseppe e Maria attendono in strada.



La storia pressapoco va in questo modo. Giuseppe e Maria reduci da un lungo viaggio in asino chiedono gentilmente ospitalità che inizialmente viene loro negata con scuse banali. Allora perdono la pazienza e sfoderano il loro asso dalla manica affermando che di lì a poco la qui presente Vergine Maria darà alla luce il Redentore, Re dei Re.

All'udire ciò stranamente l'atteggiamento dei betlemmini cambia e, in fretta e furia, liberano l'unico spazio disponibile in paese: la famosa stalla. La canzone termina, il gruppo che faceva la famiglia entra e abbraccia i betlemmini. Poi si va a tutti a cena.

Da quando vivo in Messico ho assistito solo ad una posada classica, come quella che ho descritto, il cui insegnamento mi è sembrato del tipo se vuoi qualcosa dalla vita, devi gonfiare il petto e ostentarti importante, altrimenti non becchi nemmeno un posto in stalla.

In compenso ci sono posade semplificate che evitano la parte religiosa per passare direttamente alla cena. Le posade di lavoro, per esempio, sono su questo stile.

Ultimamente ho partecipato a quella organizzata dal dipartimento di lingue dell'università.

Le cene formali in Messico mi sono risultate, al principio, un po' strane. Intanto si tratta sempre di un piatto unico, ovvero nello stesso piatto ti mettono lasagne, carne, fagioli e verdure. I camerieri non servono il piatto al tavolo bensì bisogna alzarsi e mettersi in fila come in mensa. In compenso al tavolo non ci sono bottiglie, (secondo loro non sarebbe fine). Sono i camerieri che si incaricano di portarti da bere bicchiere dopo bicchiere. Si può scegliere fra bevande gassate al gusto di mela o Coca Cola. Se si preferisce invece qualcosa di alcolico si può scegliere fra whisky, brandy o tequila.

Non so se avete mai provato a cenare bevendo esclusivamente brandy. Per i commensali più delicati esistono cocktail leggeri come per esempio un po' di tequila allungata nella soda al pompelmo.

Ogni volta che finisci il bicchiere il cameriere si affretta a riempirlo. Dopo un'ora di questo trattamento tutti sono come fratelli. A fine serata qualcuno viene addirittura portato fuori a spalle.

Ho fatto così conoscenza di un maestro di inglese più o meno della mia età molto professionale nel suo lavoro. Originale perché viene a lavorare in Roller Blade. Omosessuale dichiarato e orgoglioso, come secondo lavoro esercita da drag queen con il nome d'arte di Little Miss Kim. Mi scrisse il suo nome su un tovagliolo perché lo googleassi su internet e potessi così apprezzare la sua arte.

Mi spiegò che ogni personaggio drag necessitava approssimativamente dalle tre alle sei ore di trucco più lo studio della coreografia di ballo. Forse non tutti lo sanno ma la difficoltà artistica di una drag queen è riuscirsi ad equilibrare perché, fra tacchi e parrucche estreme, possono risultare alte fino a tre metri. Lo vidi poi su internet, completamente trasformato circondato da giovanotti muscolosi che lo fissavano con desiderio.

In Italia questo sarebbe possibile? Un profe di inglese universitario sarebbe accettato se arrotondasse come drag queen? Sicuramente finirebbe sul giornale e una serie di persone esprimerebbe disappunto di bassa lega.

Durante un'altra posada ho fatto quattro chiacchiere con un mio studente che ne ha approfittato per raccontarmi la sua storia di immigrato illegale negli Stati Uniti. Era partito a ventidue anni. Passare la frontiera è stato un po' come fare una scampagnata in montagna. La guida li aveva condotti fino ad un punto nel quale era stato nascosto un cellulare con un unico numero in memoria.

Dopo aver chiamato quel numero avevano dovuto aspettare un paio d'ore prima che apparisse un'auto che li accompagnò a Los Angeles.
Cominciò così la sua avventura negli States durata sei anni. Lavoretti saltuari, lavoretti più formali pagati meglio. Patente di guida (come si può avere la patente da clandestino? Negli States si può).

Imparare l'inglese e orientarsi nelle città. Si era fatto anche un biglietto da visita nel quale si offriva come spalatore di neve ed imbianchino. Dodici dollari l'ora.

Mi ha riferito che gli statunitensi convivono benissimo con gli immigrati clandestini, da clandestino si può fare praticamente tutto. Puoi anche fidanzarti con un'americana (magari una latina con i documenti in regola e oplà, magicamente diventi un gringo).

Se però non sei sposato e accidentalmente ti ferma la polizia perché guidi in stato di ebbrezza vieni prima sbattuto dentro e poi deportato al tuo paese d'origine. A lui era successo proprio quest'ultimo disdicevole fatto.

Mi raccontò l'emozionante esperienza del carcere americano, in sedici in una grande cella con bagno e docce tutte in un solo ambiente. I detenuti sono piuttosto ordinati e si dividono subito per etnie, i neri con i neri, gli asiatici con gli asiatici e i latini con i latini.

Non so voi, ma per me era la prima volta che parlavo con un ex detenuto delle carceri americane che avevo visto solo nei film, così per andare sul classico chiesi cosa succedeva quando ti cadeva il sapone in doccia. Anche lui, al tempo, se l'era posta quella domanda e siccome non era sicuro della risposta si faceva la doccia alle tre di notte quando gli altri compagni di sventura erano profondamente addormentati.

Adesso studiava gastronomia ma poi sarebbe avrebbe ricompiuto il viaggio negli States dove contava di sfondare come cuoco.

Alla fine della serata ci siamo divertiti a rompere la piñata che è una specie di pentola di cartapesta che viene riempita di regali e dolci. A turno ci si benda e con l'ausilio di un bastone bisogna menare colpi cercando di romperla. Quando questo succede, cadono i regali e i commensali si lanciano sul pavimento per raccoglierli.

Segue un fiume di musica latina ballabile che però io non ballo...

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