Ma vivere in Messico ti cambia?
lunedì 12 novembre 2012


A parte le fotografie, tutto ciò che esiste è in movimento e in trasformazione. Va incontro a trasformazioni sia il viaggiatore giramondo che la monaca di clausura.

Viaggiare, secondo me non cambia le persone, le amplia. 

Chi viaggia o vive per lungo tempo lontano da casa deve infatti adattarsi ad un ambiente nuovo molto complesso, nel quale deve rinascere ed imparare praticamente tutto, da prepararsi da mangiare con gli ingredienti locali fino alla lingua e alla maniera di relazionarsi con le persone. 
 Il viaggiatore vive come una sagoma nera su uno sfondo bianco; la solitudine e il fatto di sentirsi diverso lo aiuta a riflettere su sé stesso cosa che in un ambiente familiare e caotico risulta più difficile.

Quanto a me non so con esattezza quanto il Messico mi abbia influenzato in questi quasi due anni di permanenza. Tenendo conto che sono una persona piuttosta  notato però che:

  • Sono diventato più adulto. Nel senso che prendo decisioni senza pressione o consigli da parte di amici o famigliari. Ciò significa che la responsabilità di ogni mio atto cade su di me nel bene e nel male. 
  • Sono più tranquillo. In Italia, quando qualcosa non andava, mi abbandonavo a lunghi monologhi fatti di imprecazioni rivolte al cielo. Qui mi limito a respirare profondo fino a recuperare il controllo. 
  • Il comportamento degli altri mi infastidisce di meno. Ogni tanto incontro qualche stronzetto ma mi limito a pensare «povero diavolo», per poi dimenticarmene. In Italia invece facevo l'offeso. 
  • Sono meno ansioso. In Messico ho più tempo guardarmi intorno e scegliere che rotta dare alla mia vita. In Italia bisognava aggrapparsi ad ogni insulsa opportunità lavorativa come se fosse la sola che mi potesse venire concessa nell'arco della mia esistenza e tremare al pensiero di perderla. Ciò vuol dire che quando mi presento ad un colloquio mi sento più sereno e non ho problemi a rifiutare un lavoro se non ne sono convinto. 
  • Mi lamento di meno. Ricordo che in Italia, un argomento frequente di conversazione era l'aggiornamento reciproco dei propri guai, ciò che non andava sul posto di lavoro e con gli amici. A volte confidare le preoccupazioni è salutare ma dedicarci serate intere crea un clima decisamente poco stimolante. Adesso sono cosciente che ci sono degli aspetti della mia vita che non vanno ma altri che vanno decisamente bene. 
  • Sono meno materialista. Intendiamoci, non sono mai stato molto materialista un po' per natura, un po' per possibilità economiche. Qui in Messico i miei beni materiali possono essere contenuti in due valigie. Non sento la necessità di comperarmi molte altre cose. Non soffro particolarmente muovendomi a piedi e con i mezzi pubblici, di non avere la televisione o un cellulare di ultima generazione. D'altro canto posso permettermi tutto ciò amo: libri, film, palestra, corsi di inglese, internet, una cenetta fuori ogni tanto. Non ho nemmeno debiti o rate da pagare... 
Insomma la strada per raggiungere lo stato zen è ancora lunga ma qualche passetto credo di averlo fatto.

2 commenti:

  1. "Mi lamento di meno"
    E' vero, questo in Italia sembra essere il passatempo preferito.
    La cosa più sorprendente è che in pochi sembrano accorgersi della perversione del meccanismo: ci si lamenta con naturalezza, ci si aspetta che l'interlocutore si lamenti e si è subito pronti a solidarizzare. Il risultato è un clima deleterio di negatività e tensione, difficile da smantellare secondo me.

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  2. pienamente d'accordo eppure, una volta tornato nel paese d'origine lo stile di vita appreso cade di fronte a verità diverse, si rimane ciò che si è sempre stati indipendentemente dal pensiero o stile di vita degli altri. Sono le circostanze che muovono nuovi aspetti di vita, l'ambiente modella l'uomo come un liquido all'interno di un contenitore, ma non ne cambia l'essenza.

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