La notte in cella
mercoledì 21 novembre 2012

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Una volta il sindaco di Verona aveva proposto la notte in cella per tutti quelli che osavano barcollare in centro storico dopo le undici di sera, magari cantando una canzonaccia. Il sindaco sceriffo pensava al rigore del west americano. 

«Ti portiamo in cella, Joe, così la smaltisci»

In Messico questa pratica è molto diffusa, anche ad Aguascalientes. Durante una lezione di italiano in una scuola superiore è venuto fuori che uno studente si era fatto il sabato sera in cella per essere stato fermato ubriaco. Chiesi «Quanti fra voi sono stati in cella?»

Tutto il gruppo alzò la mano ad eccezione dell'unica ragazza presente.
«E tu?» le domandai.
«Io non ci sono stata, ma sono andata a prendere mio fratello».

Allora volli sapere di più. Mi dissero che le pattuglie di polizia ricevono denaro extra per ogni individuo sospetto che conducono in cella (Qui la cella si chiama C4). 


Così le pattuglie notturne vanno a caccia. Teoricamente dovrebbero fermare gente sospetta, ubriachi o facinorosi per evitare che combinino qualche guaio. 

Solo che non sempre il territorio offre selvaggina in abbondanza e allora va bene un tizio qualsiasi, soprattutto se è di pelle scura, vestito male, insomma il genere di persona che non ha mezzi per protestare o denunciare un sopruso, uno di quelli che considera la notte in cella come banale imprevisto.

L'accusa che muove il poliziotto è quasi sempre la stessa: 'rissa'. Prima di portarti in cella ti ammanettano e ti sbattono sul sedile posteriore, poi completano il giro per fare un bel carico.

Una domenica pomeriggio ho visto che portavano via una decina di ragazzi vestiti in stile hip hop in un pick up. 

Nei veicoli che li portano via i prigionieri siedono stretti, a contatto di natica; ubriachi, spacciatori, drogati insieme ad adolescenti, giovani che tornavano a casa magari un po' brilli.

Non ho ben chiaro cosa succeda in cella. Da ciò che mi hanno raccontato gli studenti ai prigionieri vengono tolti gli effetti personali, la cintura e i lacci delle scarpe . 

Poi vengono schedati e sbattuti dentro

L'ambiente non è dei più cordiali. I poliziotti sono brutali e non ci pensano due volte ad alzare le mani. Per i casi minori il fermo va dalle sei ore alle dodici, se invece l'accusa è grave bisogna 'suonare il pianoforte', ovvero vengono prese le impronte digitali e si è rinviati a giudizio. 

Quasi sempre il tutto si risolve in una lunga e improbabile chiacchierata con bordenline strafatti, oppure con i poliziotti che si divertono da matti ad intimidire, insultare, prendere in giro e praticare altri innocui atti di violenza psicologica.

La reazione violenta di un prigioniero è un'occasione d'oro per provare la gioia infinita di praticare un pestaggio dieci contro uno, manganellare, dare calci con gli scarponi e vedere una faccia gonfiarsi di ematomi.

Per alleviare il disagio della prigionia ogni tanto viene servita dell'acqua. Tutti, compresi i malati contagiosi, bevono dallo stesso bicchiere di latta.

La mattina dopo, ai prigionieri, vengono riconsegnati gli effetti personali

«E il mio cellulare?»
«Quale cellulare? Non avevi nessun cellulare.»

«E i soldi che avevo nel portafogli?»
«Di che soldi parli, non vedi che sei un povero in canna? Tu non hai mai avuto soldi.»

Fuori la variopinta marmaglia fa ritorno alle proprie case a piedi. Mi hanno raccontato di qualche sfortunato che, sulla via del ritorno, venne fermato da un'altra pattuglia e risbattuto in cella per altre sei ore.

Pino Cacucci, nel suo libro La polvere del Messico racconta che a Tijuana spesso vengono sbattuti dentro gringos ubriachi e molesti i quali pagano i poliziotti perché gli facciano qualche fotografia con le loro macchine digitali per vantarsi poi con i colleghi d'ufficio.

«Ehi! Abbiamo fatto su un casino che poi ci hanno messo dentro! Vedi qui, sono in una vera prigione messicana!»

Va beh, mi fermo qui. Come avete capito la notte in cella è una stupidaggine colossale, soprattutto se, a distinguere le forze dell'ordine dai delinquenti, è solo la divisa.

Occhio quindi ai sindaci, sceriffi e alle loro trovate in stile 'americano'.

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