Espatriato 1.0
lunedì 29 ottobre 2012


Ovvero perché si strumentalizzano questi poveri diavoli, semplificando troppo la loro storia
In un futuro remoto chi studierà la nostra epoca annoterà che amavamo semplificare le cose fino all'estremo, che il nostro modo di ragionare si avvicinava al sistema binario 0,1 acceso spento dei computer; il che rendeva tutto più comodo da gestire però, sfortunatamente, si perdevano molti elementi importanti tipici della complessità come sfumature, eccezioni, dettagli, informazioni tra le righe.

 La società odierna si può facilmente rappresentare su di un palcoscenico. Una volta esistevano le maschere regionali con caratteristiche fisiche e caratteriali specifiche: Arlecchino, il dottor Balanzone, Pulcinella ecc. Adesso c'è invece il pensionato, l'esodado, la casalinga (di Voghera), il politico, il libero professionista (evasore), il giovane precario, il cervello scappato all'estero.
Sono sicuro abbiate un'idea ben precisa di ciascuno di questi attori. Se chiudete gli occhi potete facilmente immaginarli.

Il giovane precario, per esempio, è un giovane brillante, uscito con il massimo dei voti, con un master all'estero, che parla correttamente almeno tre lingue, che lavora in un hard discount con un contratto a progetto e che, come hobby, si lamenta in televisione delle sue condizioni lavorative, accusando i politici di impedirgli di avere un futuro.

Precari sono però anche quei perditempo depistati, ignoranti, con poca voglia di fare, che passano da un lavoro ad un altro perché insultano il loro capo.
Precari sono anche i liberi professionisti o gli imprenditori che non sanno con certezza se i loro prodotti o servizi saranno acquistati.
La televisione non è adatta a comunicare complessità.

Per farlo è necessaria la concentrazione e la riflessione. Meglio cose facilmente captabili e digeribili; sono più vendibili.

Anche gli espatriati, tizi che, in ogni epoca, per svariate ragioni hanno vissuto fuori dai propri confini nazionali, sono diventati personaggi di moda e semplificati in maniera banale.

Provate a leggere qualche intervista sui giornali o sui siti internet. Si assomigliano tutte...

Vi propongo qui una possibile intervista semplificata rilasciata ad un ipotetico espatriato italiano.

Perché sei espatriato?
Perché l'Italia è diventato un paese ormai invivibile, la classe politica strangola la nostra nazione e non c'è più futuro.

Che cos'hai studiato in Italia?
Ingegneria civile alla Bocconi di Milano, sono uscito con due anni di anticipo con il massimo dei voti. Ho fatto poi un master di statica dell'acciaio in Giappone. Ah, parlo correttamente cinque lingue.

Quali sono state le tue prime esperienze lavorative nel nostro paese?
Per due anni sono passato da un tirocinio all'altro, la sera lavoravo in un Autogrill.

E adesso?
Sono arrivato a Seattle, Stati Uniti, con trecento euro in tasca. Dopo una settimana ho trovato un fantastico impiego in uno studio di architettura. Adesso guadagno una cifra esagerata, il lavoro mi entusiasma e passo da un successo all'altro. Mi dispiace molto per chi è rimasto.

Puoi paragonare il paese dove stai vivendo adesso con L'Italia?
L'Italia è morta, non funziona più niente, non c'è spazio per i giovani e, se non sei raccomandato, non combinerai mai niente. Questo invece è un paese meritocratico e civile dove tutto funziona nel migliore dei modi. Mi dispiace molto per chi è rimasto.

Tornaerai un giorno in Italia?
Solo per le vacanze.

Ti manca qualcosa in particolare?
Solo la pasta.

Cosa consiglieresti ai tuoi connazionali?
Abbandonate in massa il paese e peccato per chi non può.
Come avete visto, letta così l'intervista non dice niente, genera solo angoscia e frustrazione nel povero lettore che farebbe bene a deporre tale materiale, aprire le finestre e respirare aria fresca che è poi il mio spassionato consiglio...

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