El Gringo
sabato 31 marzo 2012


Conoscere il gringo è stata una delle cose belle che mi sono capitate in Messico. Il gringo si chiama Mike (nome inventato), sessantatre anni, originario della Pensilvania. Alto, magro con occhi azzurri e capelli bianchi.

E' un vero gringo, proprio doc, uno dei pochi uomini che in Messico girano in pantaloni corti, camicia hawaiana, ciabatte e occhiali da sole.
Sei in uniforme, gli dico quando lo incontro. Mike, oltre l'inglese, parla spagnolo e un po' di Italiano.

Che strano, perché parlla italiano?


Perché è figlio di immigranti italiani. I suoi nonni provenivano dalla Basilicata. Ho visto le foto: alti, segaligni, vestiti con vecchi abiti di una taglia o due più grande, baffi e cappello floscio; autentici contadini del sud che, come tanti, sono andati a cercare fortuna in America.

Secondo il resoconto di Mike i suoi nonni avevano trovato lavoro con una certa facilità negli Stati Uniti all'interno di una nota e discussa corporazione: la mafia italoamericana.

Non hanno ammazzato nessuno, tiene a specificare Mike, semplicemente dovevano organizzare una quantità di scommesse clandestine. A quel tempo le cose funzionavano così.

L'ambiente e le suggestioni che mi racconta Mike su quei primi anni della storia americana della sua famiglia assomigliano moltissimo a ciò che raccontava Jhon Fante all'interno dei suoi libri.

Sua nonna, dice Mike, era un concentrato di italianità: cattolicissima e superstiziosa. Parlava un inglese maccheronico e geniale; diceva: “Speak l'inglish”.

Mike è anche la prima persona che incontro nel corso della mia vita che ha fatto il Vietnam. Non è andato in viaggio in Vietnam, ha proprio combattuto la guerra del Vietnam.

Mi spiega che non andava nella giungla con il coltellaccio come Rambo bensì lavorava in un ufficio amministrativo. A parte qualche bombardamento durante il quale bisognava mollare tutto e darsela a gambe, il suo Vietnam non è stato così tremendo. 

Racconta Mike che, la sera, per rilassarsi, i soldati si fumavano spinelli della dimensione di un quotidiano arrotolato; di buona qualità e a un prezzo conveniente.

Mike ha poi studiato teologia ed è diventato un sacerdote ortodosso della chiesa occidentale, non un pope greco, per intenderci. Quando è andato in pensione è venuto in Messico dove ha insegnato inglese in alcune università di Aguascalientes e, per qualche anno ha gestito una caffetteria.

Io vado a fargli visita, ogni settimana dopo le lezioni del mattino per parlare un po' in inglese, bere il suo caffè accompagnato da una fetta di torta fatta in casa.

Entrambi siamo stranieri e quindi ci sentiamo particolarmente vicini perché viviamo problemi e situazioni molto simili.

Quando torno a casa dopo una delle nostre chiacchierate penso: come è diverso e allo stesso tempo uguale questo nostro mondo.

4 commenti:

  1. E vecchio trentenne quando torni in Italia??
    Ciao Daniele

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  2. Ciao Daniel, e tu quando vieni a farmi una visita qui in Messico? Ti aspetto! Hasta pronto!

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  3. Io in questi dieci anni all'estero ho passato molto tempo da solo. E sono stato benissimo. Dopo i primi mesi le storie dei turisti, specialmente quelle dei backpacker, si assomigliano tutte e non le digerisco piu'. Pero' ogni tanto ti imbatti in qualcuno che vale la pena, come il tuo gringo. Ci pensavo proprio l'altro giorno...ce ne sono 4-5 che continuo a frequentare con piacere...

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    Risposte
    1. Grazie Fabio. Un giorno mi piacerebbe leggere sul tuo blog un tuo incontro asiatico. Sarei curioso di sapere che tipo di stranieri frequentano la Thailandia e per quali ragioni.

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