L'insostenibile leggerezza della verità in Messico
domenica 19 febbraio 2012


Ho portato nel cuore questo post per quasi un anno. Quando si vive all'estero ci sono aspetti della vita quotidiana piuttosto strani e quindi, spesso, ci si pone la seguente domanda: “Chi è il fenomeno? io o loro?”

Il nocciolo del problema è il fatto che dopo i primi mesi di permanenza in Messico ho notato una significativa discrepanza fra la realtà che vedevo con i miei occhi e la descrizione della medesima che ne facevano i messicani. Per capire meglio, vi faccio alcuni esempi.

Tutte le imprese per le quali ho collaborato si definivano “le migliori” anche se non sempre gli standard qualitativi fossero eccellenti, forse si potevano definire ordinari ma, più spesso, si andava decisamente più giù. Siamo i migliori, sempre, comunque. E in base a cosa?

A riguardo ricordo un tecnico forestale che amava raccontarmi la sua carriera lavorativa ricca di successi e di traguardi raggiunti.
Il migliore sulla piazza, a dir suo: pratico, competente, puntuale.
All'inizio era anche interessante ascoltarlo, i suoi racconti trasmettevano ottimismo.

Un giorno però, telefonò in ufficio un tale piuttosto alterato che affermava che il tecnico in questione si era fatto pagare senza portare a termine il lavoro. Poi chiamò anche una concessionaria minacciando di dichiarare un'auto rubata se il nostro eroe non avesse pagato tutte le rate con i relativi interessi.

Io gli facevo presente questi fatti, ma risultavano per lui irrilevanti. Continuava a raccontarmi di come aveva portato al successo questo o quell'altro agricoltore, di come lo stimavano e di quanto fosse essenziale il suo lavoro. 

Allo stesso tempo però non aveva soldi per pagare la bolletta dell'acqua e della corrente elettrica, spesso veniva al lavoro con magliette vecchie e bucate. Sul computer aveva installato un programma per craccare i modem e usare internet a scrocco.

Un giorno trasferirono l'ufficio in una rimessa di un ejido.

Il presidente dell'ejido mi prese da parte e mi disse di portare pazienza ma le chiavi proprio non potevano darcele. O meglio a me sì, a lui no. Perché? Perché sicuramente avrebbe aperto tutti i cassetti alla ricerca di soldi da rubare.

Secondo la mia modesta opinione, un professionista serio e affermato non si abbassa a rubare i soldi dai cassetti, la gente dovrebbe avere fiducia in lui e non considerarlo un ratero. E quindi, cosa mi stava raccontando? Fantasie?

C'è poi il caso di quel presidente di un'associazione forestale che dichiarava che tale associazione era il fiore all'occhiello della città; tanto aveva fatto e tanto avrebbe fatto per i boschi dello stato di Aguascalientes. 

Efficientissima, rispettabilissima, onoratissima. 

Dopo qualche mese scoprii che a parte rubare soldi pubblici, tale ente non aveva fatto nulla di significativo, anzi la sua reputazione era pressoché identica a quella del tecnico. E' un caso?

Ancora. Il direttore del collegio nel quale lavoro, all'inizio dell'anno scolastico ha rivolto a noi insegnanti un discorso importante. Ha affermato che il prossimo anno aprirà un'università e i migliori di noi saranno assunti a tempo pieno con il titolo e lo stipendio di professore universitario.

Il discorso era accompagnato anche da una proiezione powerpoint. Io ritengo sia importante fare progetti ambiziosi per il futuro però il collegio in questione è una piccola realtà formata da appena tre classi, circa quaranta alunni. Molti genitori iscrivono lì i propri pupilli quando vengono sbattuti fuori dalle scuole più serie. I professori sono retribuiti a ore senza assicurazione, malattia o ferie pagate.

Possibile che una scuola così, nell'arco di un anno, si converta in università?

E' come se il proprietario di un negozio di alimentari incitasse il suo commesso a essere produttivo promettendogli, come premio, la dirigenza di un supermercato di lì a pochi mesi.

Chi crede a simili cazzate? Perché un direttore scolastico si prende la briga di mentire in maniera tanto spudorata davanti a tutto il suo personale?

Gli esempi potrebbero continuare all'infinito.

Più di una volta sono stato contrattato, ho discusso i dettagli dell'incarico e, al momento di iniziare, contro ordine: nessun lavoro, grazie e arrivederci. L'interlocutore in queste situazione, nel rivolgermi la parola non era affatto perplesso, al contrario, era fresco e tranquillo come se gli fosse stata chiesta l'ora. “Sabe, se complicó”.
Io avrei voluto fargli presenti: “Scusi sa, ma lei mi ha mentito.”

Ero confuso, si trattava di situazioni più surreali di un quadro di Dalì.

A tagliare la testa al toro ci ha pensato una signora di Bologna che vive qui ad Aguascalientes da molti anni.
Mi mise in guardia: “Guardati dalla gente di Aguascalientes, sono degli inguaribili bugiardi”.
E per meglio confermare la sua tesi prese a farmi una lunga lista di conoscenze comuni.
Davvero tutta questa gente mente?
Sìììììì.

Tornato a casa riflettei sul problema. Davvero i messicani sono degli inguaribili bugiardi?

Beh, alcuni lo sono, però come succede mediamente in tutto il mondo.

La maggioranza di quelli che mi ha raccontato cose non vere penso che non mentissero.
Non c'era nessuna malizia nei loro cuori, semmai massicce dosi di ingenuo ottimismo.

In altre parole i messicani non dicono bugie però non sono responsabili con quanto dichiarano.

Quando affermano qualcosa lo fanno senza prove a sostegno.
Ti offro un lavoro però non so se avrò i soldi per pagarti. Ti do appuntamento alle otto e trenta ma non so se sarò lì a quell'ora. Ti do un giudizio su un'impresa o una persona senza però conoscerla a fondo. E perché agisco così? Non lo so, sono fatto così, qui lo fanno tutti.

Più che affermazione responsabile, quando i messicani parlano, ci troviamo di fronte ad una verità tipo quella degli spot pubblicitari: “il bianco che più bianco non si può” che ha un valore più estetico che pratico.

Ci sono conseguenze a questo modo di rapportarsi alla verità? Certo, fate qualche conto in termini di occasioni perdute e di tempo sprecato.

Gli stranieri europei o statunitensi, quando si trovano di fronte a queste situazioni, si incazzano in preda alla frustrazione e si sentono costantemente presi per i fondelli. Ci vuole pazienza. Personalmente, quando qui mi propongono qualcosa, aggiungo all'affermazione dell'interlocutore la parola Ojalá, strascico dell'occupazione araba in Spagna che letteralmente significa Voglia Allah e che ha il significato comune del nostro “magari”.

“Ci troviamo alle otto.”
Ojalá ci troveremo alle otto.”
“Il prossimo mese lavorerai con me.”
Ojalá il prossimo mese lavorerò con te.”

In questo modo non me la prendo di tanto quando le cose non vanno come dovrebbero. In fondo stiamo parlando di ipotesi non di fatti.
Il fenomeno che ho esposto non è universale, ci mancherebbe. E', diciamo, tristemente frequente. Ho conosciuto messicani che sono molto responsabili riguardo alle loro affermazioni e promettono solo ciò che possono sicuramente portare a termine. 

E' inutile dire che sono delle specie di gemme preziose. 
E' inutile dire che li ammiro moltissimo.

6 commenti:

  1. Post molto interessante.

    Però trovo questo atteggiamento preoccupante, sopratutto perché in alcuni esempi che hai fatto ha delle conseguenze pratiche, penso sia un problema grosso per la crescita del paese... Col tempo magari passerà.. lo spero per loro.

    RispondiElimina
  2. Hai ragione! La mia commercialista (messicana) dice che la vita è troppo corta e importante per permetterci il lusso di perdere tempo in modo stupido.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dario ma tu adesso sei ancora in Messico?

      Elimina
    2. Sì, sono ancora qui!

      Elimina
  3. interessante post... io vivo a latitudini completamente diverse dalle tue in mezzo agli asburgici, e nonostante sia di Milano certe volte qui mi sento come se fossi IO la messicana ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sul serio? Sono davvero così quadrati gli austriaci? Dai, scuotigli un po' i rami!

      Elimina

Che ne pensi?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...