Le tigri latine
sabato 24 dicembre 2011

Forse avrete sentito parlare delle mamme tigri asiatiche che mettono sotto i propri figlioli con ritmi massacranti di studio, lezioni di piano o di danza perché si trasformino in macchine perfette per il mercato globale.
Le tigri latine sono invece alcune ragazze messicane che mi hanno sorpreso per le loro capacità ed intraprendenza, l'esatto contrario delle donne sottomesse al sistema che ho descritto nel post “La moglie perfetta.”


La prima Karla (nome inventato) l'avevo conosciuta a Verona nel 2006.
All'epoca facevo servizio civile per una nota associazione ambientalista che in quegli anni ospitava un programma di volontariato internazionale.

Il gruppo di volontari, stranieri e locali, era incaricato di pulire e mantenere una vasta area di fortificazioni ed aree verdi che circondano il centro della città.
Lavorando con Karla ho avuto modo di conoscerla. La sua biografia, allora, mi risultò sorprendente, sopratutto se la comparavo con la mia.

A ventitré anni, oltre allo spagnolo, già parlava perfettamente inglese e francese. Si era laureata in ingegneria industriale, cosa che gli aveva permesso di lavorare per un periodo negli Stati Uniti per la General Motor.

Ricordo che Verona le pareva un paesino noioso, quindi, di conseguenza, nemmeno l'italiano valeva la pena di imparare. Il lavoro manuale che doveva svolgere nel parco non le piaceva per niente. Eppure si era integrata bene con il gruppo di volontari internazionali e credo che, tutto sommato, se la sia passata bene.

Nonostante l'atteggiamento snob, spesso chiacchieravo con lei e le chiedevo come avesse trovato tutte quelle opportunità. Le risposte erano di una semplicità disarmante. Karla girava per il mondo, guarda un po', solo scrivendo email e inviando il suo curriculum. Tutto qui? Sì tutto qui e un po' di flessibilità.

Karla allora sembrava non essere interessata a soldi, carriera, famiglia, bensì ad esplorare il mondo e farne esperienza.
La differenza tra lei e me, all'epoca, era il fatto che il suo orizzonte comprendeva due continenti mentre il mio terminava con le Torricelle di Verona.

Quest'anno ho incontrato altre due tigri latine.

Mitzi (ancora un nome di fantasia), è una psicologa di ventitré anni.
Alta, magra, di aspetto molto curato. Durante il periodo di studi si è fatta qualche corso di specializzazione (diplomado) che le hanno permesso, fresca di laurea, di proporsi come psicoterapeuta e corsi di aggiornamento destinati a medici. Inoltre lavora a progetti di psicologia commerciale, aiutando le imprese a vendere meglio i loro prodotti. Progetta di terminare i suoi studi con un master.

Pratica nuoto e ballo latino americano.

L'ho conosciuta all'università e pensavo che per il modo di parlare e il suo “intorno” avesse più o meno la mia età. Quando ho saputo la verità ho pensato: “Sul serio?”

Un pomeriggio mi ha invitato a bere un caffè.

“E' un po' che ti osservo” Commentò: “Sei uno dinamico e vorrei che lavorassimo insieme.”
Deve essere stato perché al corso di formazione per istruttori partecipavo con grande interesse, vedi mai che il numero dei partecipanti fosse minore rispetto ai posti a disposizione.

Poi però non si parlò mai di lavoro. Mitzi mi illustrò invece la sua filosofia di vita.
“Vedi, qualsiasi cosa voglio la ottengo.” Diceva. “Uomini, amicizie, risultati accademici e lavorativi.”
Decisamente non soffriva di bassa autostima, al contrario, mi rivelò che quando entrava in una stanza attraeva l'attenzione dei presenti e guai se non fosse stato così.

Diceva che questo tipo di discorsi non piacevano alle sue amiche che a volte la consideravano superba, ma che vuoi farci? Loro non capivano l'importanza di essere decisi.

La sua vita sociale era immensa come si conviene alle persone di successo. Con i suoi amici usciva spesso a ballare e far festa.

Aveva bene in testa il modello vincente e lo applicava quotidianamente alla sua vita e, per le poche ore che siamo stati insieme, anche alla mia: “Cammina dritto con la schiena, lasciami il lato del marciapiede vicino al muro”.

In amore Mitzi aveva le sue regole: libertà e rispetto. Stava con un docente universitario perché i ragazzi della sua età erano troppo immaturi.
Per libertà intendeva che i membri della coppia potevano uscire con i rispettivi amici per rispetto s'intendeva la fedeltà sessuale.
Alla fine della conferenza chiese la mia opinione. Non so, dissi, c'è qualcosa di imperfetto in te? C'è qualcosa che non ti riesce come vorresti? Risatina. No, non c'era.

L'ultima tigre latina che ho conosciuto quest'anno assomiglia fisicamente alla mia amica A. di Belluno. Proprio per la somiglianza con A. quando l'ho conosciuta mi è istintivamente parsa molto simpatica ed interessante.
Anche lei è una neolaureata in scienze ambientali però delusa dal sistema universitario messicano che non prepara bene i futuri professionisti. Ha una grande passione per le questioni ambientali, segue numerosi progetti ed è sempre in giro ad imparare. Nel lavoro è fredda, precisa, dedica grande attenzione ai dettagli. 

Tutto deve essere perfetto.

Non è proprio il genere di ragazza che vorresti invitare per confidare le tue incertezze di fronte ad una tazza di caffè però è una che si fa notare e nessuno le metterà mai i piedi in testa.

Anche qui c'è qualcosa da imparare.

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