L'attrice II
lunedì 12 dicembre 2011


Giorni dopo scoprii che il numero che mi aveva scritto non era quello di un conto corrente ma un numero di telefono. Almeno così mi disse l'impiegato della banca.
Tornai da lei a farglielo presente:

“Sul serio? Non è il numero del mio conto corrente?” Mano sulla fronte, teatrale. “Ma allora...” Credo avesse fatto stampare lo stesso biglietto per tutti i condomini. “Allora qual è il numero di conto corrente.” Pausa: “Aspetta, fammi pensare.” 

Lo ripeté come una filastrocca quattro o cinque volte e poi lo scrisse. “Così è giusto”. Infine prese a ragionare sul perché si fosse sbagliata.

Qualche giorno dopo dovetti scendere a firmare il nuovo contratto d'affitto.
L'attrice fece la moltiplicazione del monto annuale (3 x 12) sul suo BlackBerry e poi scrisse la cifra. La cosa difficile, veramente difficile per lei, fu quella di scrivere la stessa cifra questa volta in lettere. 

Come si scrive cien, cento? Con ci o con esse? Oh mio Dio, pensai.
L'attrice dunque risultò semi analfabeta come la maggioranza del suo pubblico. 

Questa può sembrare una leggerezza ma l'ignoranza è la vera piaga del Messico moderno. Anche il candidato premier Enrique Peña Nieto che recentemente ha partecipato al festival del libro di Guadalajara ci ha fatto un'enorme figura di merda alla domanda di un giornalista circa le sue ultime letture.

Io e l'attrice abbiamo vissuto come vicini di casa quasi due mesi e, mio malgrado, ho appreso molto sulla vita di una VIP messicana.

Innanzi tutto una VIP sta sempre al telefono. Quando dico sempre intendo proprio sempre. 

Qui usano il cellulare come fosse una radio ricetrasmettente perché costa meno. L'unico inconveniente è che si sente un bip dopo ogni passaggio.

“Cosa fai?” Bip!
“Sono appena tornata a casa!” Bip!
“C'erano tutti?” Bip!
“Sì!” Bip!
“Allora raccontami!”, Bip!

Riflettevo che, se un giorno sarò ricco e famoso, farò esattamente il contrario. Pagherò qualcuno perché risponda alle mie telefonate. Diventerò irrintracciabile.

La seconda caratteristica dell'attrice è che non aveva orari. Poteva uscire di casa all'una di notte per tornare alle cinque del mattino. Ovviamente accendendo tutte le luci e passeggiando con i tacchi per la casa.

“Ciao sono appena rientrata!”, Bip!

Trascorreva le sue giornate in casa con la porta aperta a parlare al telefono o a dare ordini alla donna di servizio. Quando passavo davanti al suo uscio mi faceva ciao con la mano.

Indossava vestiti che non saranno stati più vecchi di un mese e guidava una Mercedes.

Aveva l'abitudine di farsi due docce al giorno della durata approssimativa di mezz'ora l'una in una città siccitosa.

Ogni tanto cucinava. 

Era amante dei cibi pronti da scaldare nel microonde e delle zuppe in scatola.
Quando si sentiva in forma si arrischiava a fare qualcosa di più complesso come una quesadilla, una specie di piadina solo che una volta su tre bruciava la tortilla o il formaggio e l'odore ovviamente saliva ad appestare la mia cucina.

Le scopate dell'attrice erano piuttosto frequenti. Le prime volte le seguivo con un certo interesse. La sessione cominciava con una risatina da parte di lei e poi, nella passione dell'amplesso, la frase che andava per la maggiore era:
Que rico, mi amor, que rico!

Nonostante mi reputi una persona giovane e amante della vita, dopo la decima performance sessuale dell'attrice cominciai ad averne abbastanza. 

Comprai tappi di cera in farmacia. Con quelli addosso andava decisamente meglio, non si sentiva il bip della radio né i suoi tacchi e nemmeno: “Que rico mi amor, que rico!” Vivevo però nella sordità più assoluta.

Come d'obbligo feci una ricerchina su di lei in google, la versione moderna dello specchio delle brame.

C'era abbastanza materiale che la riguardava. 

In un'intervista, per esempio, dichiarò che non avrebbe mai posato nuda però poi lo fece per una rivista per camionisti che si chiama H, simile al nostro Max. 

Mi imbattei nel resoconto una sua love story con un noto politico messicano. Le foto e i commenti non si contavano. 

Una parte del pubblico la apprezzava per le sue forme e si scioglieva in complimenti romantici ed incoraggiamenti alla carriera, altri, una minoranza, non la stimava affatto e le dava senza pietà dell'ignorante e della verdulera.

Infine un giorno mi sono alzato e senza sentire né i tacchi, né la radio. Nulla!

Nel silenzio cinguettavano gli uccellini, si udiva il rumore di un'auto o il richiamo distante di un venditore. 

La pace. Oddio che bella è la pace, il silenzio, la casa tranquilla. Adesso ero io che orgasmicamente gridavo: “Que rico mi, amor, que rico!”

Francis Scott Fitzgerald una volta disse a Hemingway: "Sai, Ernest, i ricchi sono diversi da noi". "Sì certo – rispose Hemingway – hanno molti più soldi".

2 commenti:

  1. allora speriamo che tu non diventi ricco... ci sono voluti quasi vent'anni per rimettersi in contatto...

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    Risposte
    1. Io sarei un ricco molto generoso! Ti inviterei in vacanza, al ristorante e al cinema!

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