Otto Mesi III
giovedì 25 agosto 2011


Durante un corso sulle opere idraulico forestali conobbi un ragazzo che lavorava nell'ufficio di protezione ambientale dell'università. Mi propose di frequentare un corso per dare poi laboratori di educazione ambientale agli studenti. Si trattava solo di poche ore alla settimana però accettai.






Capivo che in Messico le proposte che si concretavano erano davvero poche.
Mi era stato chiesto di partecipare ad un inventario forestale e alla realizzazione di un orto urbano. Progetti che dopo un timido entusiasmo iniziale si erano persi per strada.

Mi chiedevo quanto i messicani pensavano prima di affermare qualcosa?
Coinvolgono le persone con leggerezza quando le idee sono ancora molto verdi. In altre parole le loro affermazioni non sono mai certezze rocciose. Non si applica l'insegnamento di Gesù: “Che il vostro parlare sia sì, sì e no, no.”

Certo non lo fanno con malizia però bisognava tenere questo aspetto bene in mente.

Feci mio il detto: “Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco.”

Visto che come insegnante di italiano mi era andata male provai come insegnante di biologia, una materia che si insegna in tutte le scuole superiori.

Mandai cinque curriculum e il giorno dopo ricevetti una mail nella quale mi si convocava per un colloquio. Mi sentivo teso, sapevo che me la stavo giocando e anche in questo caso non avevo nessuna esperienza come insegnante. Avrei dovuto vestire a festa le mie esperienze di educazione ambientale.

Il colloquio andò bene. Ebbe una dinamica inaspettata. Dopo pochi minuti ero io che facevo domande al direttore riguardo agli orari, al materiale ecc. Alla fine conclusi: “Beh, non avrei altre domande. Tutto mi pare abbastanza chiaro. Allora siamo d'accordo. Quando comincio?”

Era luglio e i miei progetti erano i laboratori di educazione ambientale e la scuola. Si sarebbe cominciato in agosto. Ma sarebbe stato vero?

Feci il calcolo dello stipendio; magro però sarei sopravvissuto e da cosa sarebbe nata cosa. Però il tutto si basava sulla parola di gente che non conoscevo e fino ad ora non mi era andata troppo bene.

Intanto gli “Amici del Monte” avevano ricevuto lo sfratto e mi chiamarono per il trasloco. Aiutai a mettere i documenti i casse di cartone e portarli giù per le scale. Tre piani di scale. Una trentina di casse. Il nuovo “ufficio” aveva sede in un polveroso magazzino di una comunità di un municipio a pochi chilometri a nord di Aguascalientes. La nuova installazione era sprovvista di telefono e internet. Feci sapere che senza quegli strumenti essenziali non avrei potuto aggiornare il sito né mandare avanti il programma dei patrocini. L'alta dirigenza se ne fregò così mi dedicai a fare dell'altro. 

L'associazione si era trasformata in una mera realtà burocratica, esisteva solo sulla carta. No future, there!

Ora avevo molto più tempo ad esempio per leggere. Mi imbattei in un testo di psicologia che mi cambiò la vita: “Intelligenza emozionale” di Daniel Goleman. Parla in maniera scientifica degli aspetti del carattere così ebbi modo di analizzare razionalmente i miei punti di forza e di debolezza scoprendomi leggermente migliore di quello che pensavo di essere. Il secondo libro dello stesso autore è stato “Pratica dell'intelligenza emozionale” ovvero le relazioni fra il carattere e il successo lavorativo. 

In breve, 2/3 del successo dipende dalle capacità di relazione e 1/3 dalla competenza tecnica. Studiai attentamente le caratteristiche dei “lavoratori eccellenti” e poi, con il social network LinkedIn esaminai la carriera di alcuni coetanei sconosciuti che erano già manager affermati. 

I coetanei ricchi e famosi hanno studiato in tre o quattro università, parlano un tot di lingue e hanno lavorato per multinazionali. In Messico chi si occupa di ambiente a certi livelli proviene dalle industrie cementiere. Per il resto dalle foto in giacca e cravatta alla maniera super professional di descrivere i loro incarichi era solo cipria.

Bene, pensai è così!

Presi il mio curriculum vitae e lo rivisitai secondo questo “stile vincente”. Ci misi tutto il tempo necessario, pensando bene alle parole. Per quanto riguarda la lettera di presentazione scrissi un modello che contenesse almeno cinque “qualità eccellenti” delle otto che citava Goleman. Le qualità emergevano qua e là nella lettera con apparente casualità.

Avevo tempo, pensai a quando nella mia carriera professionale avevo attuato secondo quei criteri. Gli episodi esistevano. Tutto doveva essere naturale, genuino e vero.

Con queste formidabili armi psicologiche risposi ad alcuni annunci di lavoro ambiziosi o impossibili come “Manager dei progetti del cambio climatico” per una multinazionale norvegese che aveva una sede a Città del Messico e ingegnere forestale per un grande vivaio di Monterrey.

Non stavo fingendo, semplicemente mi stavo considerando in maniera nuova.

Funzionò. 

Mi chiamò l'agenzia delle risorse umane di Monterrey. Mi fecero due interviste telefoniche. Io mi sentivo contento e trasmettevo positività ed entusiasmo. Non sapevo praticamente nulla di vivaistica se non gli aspetti più generali. Scambiai battute con l'intervistatore il quale mi disse che avrebbe parlato con il suo cliente e poi ci saremmo visti a Monterrey.

Il lavoro era interessante. Si trattava di fare controlli fitosanitari agli alberi che il vivaio vendeva e si prevedevano numerosi viaggi nel nord del Messico. Viaggiare non è un problema. Il nord del paese in mano ai cartelli del narcotraffico però sì. 

Non sarebbe stato molto simpatico farsi derubare lungo las careteras. Ogni uscita sarebbe stato come un lancio di moneta.

Il vivaio però non mi contattò. Perché? Forse avevano trovato un candidato con più esperienza.Chissà.

Ad Agosto cominciai con l'università e con la scuola. Ero diventato a tutti gli effetti un “profe” e l'argomento merita molti post a riguardo.

Qualche giorno fa mi ha ricontattato il vivaio chiedendomi se posso passare in settimana.

No, non posso ma la strada è aperta.

1 commenti:

  1. ecco, appunto... credo di dovermi procurare una copia di quel libro

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