Otto Mesi II
domenica 21 agosto 2011


In poco tempo ho capito come funziona la libera professione in Messico. Non ne risulta un quadretto proprio esaltante e, per certi aspetti, ricorda la situazione italiana. 

Più o meno funzionava così.


I proprietari terrieri per sviluppare progetti di valorizzazione dei loro boschi si appoggiano a tecnici qualificati i quali fra loro si alleano o si affondano a seconda della convenienza. Non esistono associazioni di categoria per regolarne l'attività e proteggerne gli interessi.

Le relazioni con gli enti pubblici prevedono un discreto passaggio di mazzette e per i nuovi entrare in questi circuiti non è così facile.

Ho conosciuto anche qualche funzionario pubblico che guidava le proposte verso sentieri impervi che difficilmente le avrebbero portate a realizzazione.
I tecnici mi davano un sacco di incoraggiamenti e ottimi consigli però nessuno mi ha proposto di lavorare per lui.

Sembrava di essere in un vicolo cieco. Che fare? Scegliere un lavoro generico. Lavorare in qualche ristorante. No, sarebbe stato come gettare la spugna.

Ed ero solo alla “prima difficoltà”.

Avevo considerato la possibilità di mandare qualche curriculum negli Stati Uniti ma, pensandoci bene, le possibilità di trovare impiego in questo modo sarebbero pressoché nulle. Chi assume negli USA un italiano che vive in Messico per un lavoro non molto specialistico, senza nemmeno conoscerlo? 

Da quelle parti non è proprio un periodo di boom economico. Per ogni opportunità ci sono lunghe file.

Che fare dunque? Innanzi tutto non dovevo buttarmi giù così cercavo di mantenermi attivo. Frequentavo quotidianamente una palestra, mi preparavo da mangiare cose buone e il sabato pomeriggio andavo cercare da leggere nelle librerie di libri usati.

Non avevo una grande vita sociale, niente fiestas, bailes, noches largas. A dire il vero non ne sentivo il bisogno e in più dovevo contenere le spese.

Certo mi andava meglio rispetto allo scrittore italo americano John Fante che a suo tempo passò mesi nutrendosi di frutta alloggiato in una squallida stanzetta d'albergo. 

Però in quella situazione ha scritto le sue pagine migliori

Visto che come tecnico forestale le cose sarebbero andate per le lunghe decisi di propormi nelle scuole di lingua come maestro di italiano.

Andai all'università e in due scuole private. In una delle due scuole accettarono la mia candidatura. Con la direttrice discutemmo del contratto e di tutti gli aspetti pratici dell'insegnamento. Gli altri maestri già mi stringevano la mano e mi trattavano come fossi un collega. 

Però, al momento della firma del contratto, la direttrice mi disse che non se ne faceva niente perché la proprietaria della scuola voleva gente più qualificata e io non avevo mai lavorato in una scuola di lingua.

Avrei voluto dirle che in un'altra vita ero stato un brillante maestro di italiano e che mi ero spento insegnando il verbo essere. Se per lavorare in una scuola di lingua bisogna avere una esperienza in una scuola di lingua come si comincia a lavorare in una scuola di lingua?

Il congedo fu molto alla messicana, la direttrice mi disse che in caso di necessità mi avrebbe sicuramente chiamato. 

Credici. Me ne andai piuttosto amareggiato. (Continua...)

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