La signora Alberta
giovedì 4 agosto 2011


Un incontro felice durante un viaggio ha un valore diverso rispetto a uno fatto nella propria città. Non so spiegarvi bene il perché.
La prima volta che ho incontrato la signora Alberta (nome inventato) è stato qualche mese fa perché dirige una nota associazione culturale italiana che ha sedi pressapoco in tutto il mondo civilizzato.


Mi ero avvicinato a lei per due ragioni: la prima perché forse poteva offrirmi lavoro la seconda perché mi era stato detto che era il fulcro della comunità italiana di Aguascalientes.

Così un pomeriggio andai a trovarla alla sede dell'associazione.

Ricordo che a differenza delle usanze messicane che prevedono un tempo x di anticamera con le segretarie che ti chiedono il nome, cosa vuoi e chi ti manda, mi accolse personalmente in maniera molto diretta e schietta. 

Era lei a mandare avanti la baracca. 

Dimostrava una sessantina d'anni però aveva gli occhi vivaci come quelli di una quindicenne. Gli spiegai il mio caso e lei mi fece capire che per quanto riguardava il lavoro non avrebbe potuto aiutarmi perché il governo italiano aveva brutalmente tagliato i fondi per questo genere di attività. 

Mi scrisse però il suo numero di telefono su un biglietto dicendomi di tornare a trovarla e di non esitare a chiamare nel caso avessi avuto qualche problema.
Tornai a trovarla un mese dopo sempre nella sede della sua associazione, amareggiato per il fatto che una scuola di lingue mi aveva dato il due di picche come maestro di italiano, nonostante il colloquio fosse andato bene e la direttrice fosse intenzionata ad inserirmi nell'organico all'inizio del ciclo seguente.

Ero convinto che avrei dovuto farmi un'esperienza come docente e non sapevo dove sbattere la testa. La signora Alberta capì al volo il mio stato d'animo e con tatto mi fece capire che non si trattava di mancanza di esperienza perché a suo tempo anche la sua candidatura era stata rifiutata e lei di esperienza ne aveva da vendere. 

Mi spiegò meglio come funzionano le cose in Messico e mi rassicurò dicendomi di non spaventarmi se all'inizio può sembrare complicato.

In ogni caso ovunque è sempre e comunque complicato. Bisogna essere perseveranti, non guardare la difficoltà ma l'obiettivo. Le sue parole cariche di entusiasmo erano ossigeno di montagna. Poi la conversazione si  fece più leggera con i tipici argomenti da “emigranti”. Abbiamo parlato dell'Italia e di alcuni posti di Verona che lei ricordava.

Nella sua contentezza percepivo una grande energia positiva che mi irradiava e questo andava molto bene perché sono uno di quelli che usa “l'emisfero destro” del cervello e quindi, se lasciato troppo a me stesso, divento incline alla malinconia e al pessimismo.

Passò del tempo prima che la richiamassi al telefono. Mi invitò a bere un caffè da lei. Così conobbi anche suo marito. Credo sia una delle coppie più grintose che abbia mai incontrato. 

La signora Alberta mi confidò che amava il Messico per molte ragioni. E' un paese a misura d'uomo dove si può vivere bene ed è per questo che gli emigranti italiani lo scelgono per costruirsi una vita.

Il Messico è di cultura latina e assomiglia per molti aspetti all'Italia. Se andate a visitare alcune comunità rurali potete rivedere l'Italia degli anni cinquanta. In altre parole ci si sente a casa.

Per nulla al mondo la Signora Alberta, si trasferirebbe ad esempio nei vicini Stati Uniti che considera una cultura troppo diversa.

Ogni tanto la Signora Alberta torna in Italia ma è preoccupata per il polso del paese. Gli italiani, a suo avviso, si lamentano troppo. C'è gente che sta bene ed è convinta del contrario. Molti connazionali sono tristi e abbattuti come se fosse inconcepibile una vita senza difficoltà. Forse però ci siamo un po' rammolliti o pensiamo che il successo è qualcosa di dovuto.

Non negli ultimi anni bensì da sempre tante persone hanno dovuto viaggiare per migliaia di chilometri prima di incontrare la tanto sospirata serenità e senza davvero sapere se stessero facendo la cosa giusta.

La signora Alberta raccontò che suo marito durante uno dei suoi primi viaggi in Messico comprò un terreno e poi successivamente, già che c'era, una casa. Così semplicemente. Ed eccoli tutti e due sereni ad offrirmi il caffè.

Quando lasciai quella casa mi sentii veramente bene. Qui, pensavo, c'è qualcosa da imparare.

2 commenti:

  1. bel racconto... trasmette serenita' :-)

    bello incontrare di queste persone!

    RispondiElimina
  2. dannato emisfero destro...

    RispondiElimina

Che ne pensi?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...