Insegnare all'università di Aguascalientes
lunedì 29 agosto 2011


Non ho mai dato una lezione in un'istituzione italiana perciò la prima volta che sono entrato come insegnante in un'aula gremita di studenti messicani in una grande università di Aguascalientes avevo il batticuore.




Non fare il buffone, mi dicevo, non fare l'accademico, sii te stesso, sii te stesso, sii te stesso.

L'ultima frase che avevo pronunciato in un'università sei anni fa è stata “Grazie” rivolto alla commissione che mi aveva proclamato “dottore in Scienze forestali e ambientali”.

All'epoca ne avevo le palle piene di appunti e di esami. Che calvario riempire quel libretto con la copertina in finta pelle rossa.

Non so perché ma a quel tempo studenti e professori sentivano l'urgenza di dimostrare il proprio valore e sminuire in qualche modo il tuo. C'era gente che anziché dire abete diceva Picea abies, altri che al posto di: “Quando avrò un po' di tempo” preferiva: “Quando avrò un delta di tempo”.

C'erano gli appassionati di macchine fotografiche costose che trascorrevano il weekend acquattati in un cespuglio ad aspettare il gallo cedrone, altri ostentavano prestanza fisica presentandosi in dicembre in maglietta. Gli amanti dell'alcool bevevano, gli amanti della droga si drogavano. Chissà da dove nasceva quest'esigenza di competere per quien la tenia mas larga.

Alla fine contavo i giorni sognando di ritornare libero e analfabeta. Mi ripromisi di non rimettere mai piede in un'università italiana così esclusi dal mio futuro tutti i possibili master e dottorati.

Ora, dopo anni, una quantità di grandi occhioni latini mi stava osservando con curiosità. Appartenevano a ragazzi e ragazze di diciotto, diciannove anni. 

Gli studenti del primo anno.

Mi presentai. La mia italianità e il mio accento straniero furono accolti con un certo entusiasmo.

Così, una volta rotto il ghiaccio, illustrai i contenuti del corso che non era altro che un laboratorio di educazione ambientale. Fatto questo cominciai con il primo argomento, seguendo il programma. 

Tutto andò liscio. Tutto andò, diremo, nel migliore dei modi.

Capii che in un ambiente che non genera paure, angosce ed ansie studiare può anche essere considerata un'attività piacevole.

Per dare lezioni di educazione ambientale avevo seguito un corso di formazione durante il mese di luglio. Per essere ammesso al corso ho dovuto consegnare un curriculum vitae e una copia della laurea.

Il corso di formazione prevedeva lezioni teoriche ad attività pratiche.
In America Latina vengono proposte attività per noi poco consone all'ambiente accademico come giochi di ruolo, attività fisiche finalizzate a fomentare la motivazione e, a volte, si arriva ad abbracciarsi.

Tutto sommato la formazione è stata divertente. I miei compagni di corso erano biologi, psicologi, psico pedagoghi, la maggioranza ragazze.

Il contratto con il quale sono stato assunto è a onorario, ossia ho dovuto aprire partita IVA. Per questo genere di insegnamento accessorio la paga oraria è circa la metà rispetto a quella di un professore di ruolo, di fatto sono cinquanta pesos all'ora e il corso dura trenta ore distribuite in quattro mesi.

Ad ogni istruttore vengono affidati tre o quattro gruppi. Fate i conti. I laboratori per chi insegna, sono considerati attività accessoria perché permettono di arrotondare lo stipendio però certamente non si può vivere di questo.

Una volta ho mosso l'obiezione sul perché al posto di assumere tanti istruttori e affidare loro pochi gruppi non si facesse il contrario.
In questo modo i “fortunati” o meglio i selezionati potrebbero contare su un vero stipendio senza dover sbarcar il lunario con tre o quattro lavori. Mi è stato risposto che le università pubbliche devono creare posti di lavoro.

Quindi per assumere due persone prendono un tempo pieno e ne fanno due partime. Geniale vero? A livello di statistiche si può dire che le università compiono la missione però nella realtà mi pare non tanto.

Mi è stato anche fatto capire che il beneficio economico di 1000 pesos a sei persone è maggiore di 6000 pesos a una sola persona.

Sarà, però nel primo caso io vedo sei persone precarie nel secondo cinque precari e una con un reddito.

Sarebbe bello se un lettore esperto di economia o semplicemente dotato di un po' di senso pratico mi desse un commento a riguardo perché sento che qui qualcosa mi sfugge...

(Continua...)

7 commenti:

  1. non sono un esperto di economia ma di buon senso si
    e quindi se quello che tu affermi circa il tuo stipendio e vero ti consiglio di tornare in italia a zappare la buona ....... terra.
    A U G U R I !!!!!!

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  2. Ah!Ah!ah! Una buona zappata è sempre una garanzia.

    Dove vivo in Italia ci sono uva, pomodori, kiwi, mele, fragole e pesche da raccogliere ogni anno!

    Questo mi rassicura e mi spinge a rischiarmela un po' in terra messicana!

    :-)

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    1. Caro Dario, sono Mauro, lo psicologo che ti ha contattato via mail. Penso che quello che ti sfugge (che a me invece piace dei messicani) è il fatto che per usare una metafora "se in una famiglia il cibo è poco, non si può lasciare morire di fame 5 membri per ingrassarne uno-magari il capofamiglia-poichè dividendo equamente quello che c'è si da la possibilità a tutti di avere almeno le risorse e le energie per potersi procacciare qualcos'altro per saziarsi". Tu dovresti essere un esperto delle leggi della natura, dove questa semplice regola viene applicata costantemente (io ho fatto il corso di etologia: alla prole la madre cerca di dare almeno il minimo indispensabile per sopravvivere, poi logicamente i più forti riescono ad accaparrarsi sempre qualcosa di più. La loro filosofia è più efficace e più democratica, in fondo non premia granchè, ma da a tutti una possibilità....

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    2. Per essere più concreti, valuta la situazione in Italia: trovi giusto che i docenti universitari guadagnino stipendi di oltre 3.000 euro al mese (quando si può vivere dignitosamente anche con meno)e che non vi siano posti (i pochi sono BLINDATI) per gli assistenti che devono fare il portaborse per anni con un misero stipendio da ricercatore di 800 euro al mese? E inoltre tu sai benissimo che molti docenti pubblicano i propri libri di testo che ti obbligano a comprare per fare l'esame (altro reddito)!!! In fondo se guadagnavi poco, facevi anche solo un part-time, chi ti proibiva di cercarne altri (somma di part-time=full-time, o no?

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    3. Hai capito adesso perché vorrei tornare li per viverci? Sono molto più in linea con loro come mentalità, di quanto non lo sia con i miei compaesani, e forse questo mi sta alienando, tanto che le tue tre regole dell'immigrato io le sto provando (assurdo) nel MIO PAESE!!!!

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    4. E ti dirò di più, io sono nella terza fase, non ho un lanciafiamme, ma ho fatto il Tenente comandante di plotone carri (armati) per tre anni (dopo l'università ho fatto L'AUC e una ferma biennale) ed è meglio che non mi venga la tentazione di rubare un carro armato e andare a palazzo Chigi.... a buon intenditor...

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    5. Niente da dire riguardo alla teoria che sostiene la tua tesi, dal punto di vista pratico, per vivere, un maestro qui deve dare circa cinquanta ore di lezione a settimana a gruppi di 30 studenti in tre o quattro scuole.
      Immagina, con questo sistema, la qualità della lezione che si propone agli allievi con questo sistema, immagina preparare le lezioni, correggere i compiti e non avere nemmeno i soldi per sbarcare il lunario. Uno dei problemi di questo paese è la bassa qualità dell'istruzione che, a domino crea una serie di altri gravi problemi politici, economici e sociali.

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