Con la tua diversità faremo grandi cose II
mercoledì 29 giugno 2011

E' vero che i messicani, sbagliandosi, tendono a considerare migliore ciò che è di provenienza straniera piuttosto a  ciò che è di origine nazionale.

Nel mio caso però non mi hanno detto: “Ti assumiamo perché sei più bravo” semplicemente perché “sei diverso”.

Certo secondo l'Effetto Medici, potenzialmente con la mia presenza potrebbero nascere idee innovatrici. E che bello se ciò succedesse sul serio!

Però io penso all'Italia, al suo enorme potenziale e alla situazione descritta dall'Economist.

Il 10% della nostra popolazione è infatti di origine straniera, molti immigrati sono laureati e spesso semplici venditori ambulanti parlano correttamente quattro lingue.

Teoricamente, secondo l'Effetto Medici, l'Italia dovrebbe essere un proliferare di idee e correnti innovatrici. La nostra italianità si dovrebbe contaminare di filosofia africana, saggezza asiatica, allegria sudamericana e colori dell'Europa dell'est. Dovrebbe essere un paese supercompetitivo ed innovatore.

Succede questo? Hmmmm!

Io ricordo che negli anni 90 il partito xenofobo Lega Nord discriminava gli Italiani del sud considerandoli inferiori e cercando di ostacolare l'afflusso di insegnanti meridionali nelle scuole del nord per la semplice ragione di essere poco preparati e professionali. La Lega avrebbe potuto puntare il dito sul sistema. Perché non qualificare gli insegnanti con un unico sistema di qualità della didattica? In fondo esistono cattivi insegnanti anche di origini venete.

La strategia adottata fu quella di compiere folcloristiche le gite al Po e gridare a pieni polmoni “Terroni” rivolti al mezzogiorno.
Quando i meridionali passarono di moda, i leghisti se la presero con gli immigrati per poi ammalarsi di islamofobia.

Alle superiori, l'insegnante di lettere ci faceva educazione civica leggendoci ritagli di giornale che conservava nel portafoglio. Si trattava di rapine e stupri compiuti da extracomunitari. Queste letture dovevano dar spunti di riflessione per il tema d'italiano sullo spinoso problema dell'immigrazione. I temi migliori venivano letti.

Credo che negli archivi di quella scuola chi investigherà sul tema della xenofobia veronese troverà parecchio materiale interessante.

All'università ricordo una compagna che era una studentessa eccezionale sia per intelligenza che per perseveranza ed impegno. I suoi risultati accademici erano eccellenti.
Tuttavia mi confessò che se avesse avuto un figlio non avrebbe mai permesso che frequentasse l'asilo in compagnia di bambini rumeni. Vani tutti i tentativi di ammorbidirla. Quel che è troppo è troppo.

Terminati gli studi cominciai la mia carriera nel mondo dell'associazionismo che fortunatamente era di idee più progressiste nei confronti degli stranieri anche perché si ospitava periodicamente squadre di volontari internazionali.

Nonostante ciò ricordo qualche giovane collega che, anche se si lavorava ad uno stesso progetto, parlava spesso in termini di “noi” e “loro”. Loro erano quelli che mangiavano l'aglio che non si lavavano etcetera etcetera.

Sempre, quando si insegnava ai volontari stranieri a fare una pastasciutta, consideravamo eresia le loro successive modifiche alla ricetta originale.

Alcuni mangiavano la pasta e il secondo nello stesso piatto, altri aggiungevano un po' d'olio nella pentola dell'acqua durante la cottura. Alcuni sughi contenevano ingredienti davvero improbabili.

E tutti noi italiani eravamo lì a farci i segni di scongiuro e dire che così non si fa e che mamma mia.

Adesso però mi pento.

Forse con l'aiuto degli stranieri, durante quei pranzi, avrebbe potuto nascere un nuovo sugo meraviglioso e la ricetta tradizionale non si sarebbe comunque perduta.

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