I Fratelli I
lunedì 9 maggio 2011

Questa settimana sono andato a trovare una congregazione dei fratelli di Gesù (nome inventato), un gruppo di frati laici che si dedicano all'istruzione primaria dei giovani.

Per circa vent'anni avevano mandato avanti una scuola in una vecchia villa veneta di Verona dove poi io stesso vi avrei lavorato per quattro anni come coordinatore di volontari.

Praticamente ero in contatto con i fratelli di Gesù quotidianamente. Spessissimo mi imbattevo in quello che era stato il loro lavoro: una serie di alberi piantati in un certo modo, una vecchia ceppaia, un muretto, un impianto di kiwi. E poi nel magazzino comparivano attrezzi consunti, diavolerie autocostruite e casse di libri degli anni settanta.

C'erano vecchie foto in bianco e nero dimenticate in qualche cassetto e i racconti dei vecchi di come era la vita ai tempi della scuola o meglio del collegio.
Tutto ciò che incontravo era per me archeologia. Non solo mi sorprendevano i vecchi martelli impolverati,  i barattoli di vernice con l'etichetta degli anni sessanta o gli scalpelli spuntati appartenuti a quegli uomini operosi ma anche lo stile di vita cristiano degli anni cinquanta che credo sia praticamente estinto.

Nel 2000 i fratelli di Gesù che per trent'anni fecero scuola ai bambini di Verona vendettero la villa e si trasferirono in Messico in cerca di bambini poveri da istruire e di nuove vocazioni. Di bambini poveri in Messico ce ne sono in abbondanza di vocazioni invece un po' meno.

Trovai l'indirizzo mail da un loro bollettino e scrissi una mail chiedendo di poterli conoscere che venivo da un posto di Verona che loro ben conoscevano.
Mi risposero che andava bene e che sorpresa e che quanto è piccolo il mondo. 
Ci accordammo di vederci un pomeriggio.

La loro casa ad Aguascalientes è situata in un quartiere povero su una collina fuori città, uno di quei luoghi nei quali è meglio non circolare dopo il tramonto.
Riconobbi subito la loro sede perché generalmente chi fa voto di povertà vive in una casa migliore rispetto chi vive in povertà non per scelta.

La casa era piuttosto grande, in mattoni ben tenuta. Riconobbi una statua di una Madonna molto simile a quella che tuttavia esiste nel parco della villa di Verona.
Mi venne ad aprire un uomo sereno di circa cinquant'anni. Mi fece accomodare in un salottino e andò a chiamare Luca (nome inventato) il fratello al quale avevo scritto e che al momento stava innaffiando le piante.

Intanto in una sala un altro fratello stava facendo lezione di grammatica a un uomo messicano.

Fratel Luca era alto e magro. Indossava un paio di pantaloncini corti e una maglietta con disegnata la faccia di Giovanni Paolo II. Mi tese la mano e mi offrì una birra.

Gli spiegai perché ero lì e gli diedi in regalo un cd con un centinaio di foto attuali della villa. Lo accettò con gratitudine.

Poi parlammo del più e del meno; della nebbia di Verona durante l'inverno e del calore afoso nei mesi estivi. Volle sapere la situazione degli alberi del parco della Villa. Mi spiegò alcune problematiche dell'epoca tipo che non ci si metteva mai d'accordo con le autorità sul prelievo dell'acqua dell'Adige per l'irrigazione dei campi e della difficile trattativa con i nuovi proprietari che pagarono un prezzo a suo avviso inferiore rispetto al reale valore dell'immobile.

Mi disse che era maestro da quarantacinque anni. Le sue parole traboccavano di entusiasmo e di amore per l'insegnamento. Secondo lui quello dell'insegnante era un lavoro difficile come quello di un neurochirurgo e che per insegnare ci voleva tanta passione e creatività.

Mi parlò dei suoi maestri, vecchi professori ormai scomparsi e li definiva senza mezzi termini: “pozzi di scienza”.

Poi, nel flusso di pensiero, ricordò i dettati di francese a Parigi nei quali brillava perché aveva studiato il latino e l'importanza della geografia e della storia. Mi parlò dei giochi e delle competizioni sulle tabelline e di calcolo veloce. Confesso che lo ascoltavo rapito.

Pensate ad un mondo senza wikipedia e la calcolatrice. Se volevi sapere la capitale dell'Argentina non potevi googlearla, dovevi semplicemente ricordarne il nome, il che presuppone che avresti dovuto studiare le capitali del mondo in maniera metodica.

Credo che in quegli anni l'accesso all'informazione era ridotta rispetto ad oggi ma i cervelli erano belli tonici e capaci di memorizzare di concentrarsi.
Ora fratel Luca si dedicava all'insegnamento dell'informatica. Mi sorprese il fatto che un uomo di più di settant'anni desse lezioni di informatica. Mi disse che praticamente era cresciuto con i computer, aveva cominciato con quelli senza disco fisso i cui programmi erano contenuti in dischetti che avevano il lato A e il lato B fino ad arrivare ai giorni nostri con Windows.

Però conosceva anche il nuovo software libero come Linux e Ubuntu.
Fratel Luca sosteneva che l'informatica stimola i giovani e ne sviluppa le capacità logico matematiche e creative.

Dal piglio vivace di questo vecchio fratello intuii che l'informatica rende dinamica la mente anche in tarda età. Più tardi scoprii un altro suo segreto per mantenersi in forma. Ogni giorno alle quattro del mattino si alza per andare a fare jogging. Appuntai: costante attività fisica e intellettuale.

Anche lui però aveva una caratteristica comune a tutte le persone anziane ovvero che le cose fatte bene sono fatte solo come le fa lui.
Lo capii quando mi parlò dell'anguria. Non capiva perché i messicani la tagliassero a cubetti al posto di mangiarla a fette come noi italiani.

Ad un tratto mi chiese se volessi conoscere la casa e il giardino. Accettai di buon grado. Mi spiegò che la casa era stata progettata per venticinque persone ma al momento ci vivevano in quattro.

Era una casa per i novizi, per coltivare le vocazioni che attualmente scarseggiavano.

I pochi giovani che si incuriosivano per la vita del fratello laico se ne andavano dopo qualche mese di permanenza.

In Messico, mi diceva, la figura del religioso laico non si comprende; esistono solo i preti. Poi con una punta di invidia mi rivelò che qui il sacerdote è una figura venerata. Durante le prediche a volte i preti dicono cose che in Europa non sarebbero tollerate. (Chissà a cosa si riferiva?)


E le donne, finita la messa, vanno a baciar loro la mano. E noi fratelli laici invece non abbiamo un ruolo. O ci scambiano per sacerdoti o ci chiedono quanto ci manca all'ordinazione. Quindi le scarse vocazioni messicane sono destinate al sacerdozio.

Mi mostrò il frutteto. Alcune delle piante erano sofferenti, altre completamente defogliate dalle formiche.

Mele e pesche qui ad Aguascalientes impazziscono, mi diceva. Non perdono le foglie, non fruttificano e fanno fiori in tutte le stagioni. Mi ricordai di una nozione di agronomia che voleva che alcune piante per fruttificare hanno bisogno di un tot di ore di gelo per questo non si adattano ai climi caldi. Altri alberi invece come quello della guayaba e i mandarini erano rigogliosi.

Tornammo dentro. L'altro fratello, quello che stava dando lezione ora aveva finito e venne a presentarsi. Lo chiameremo Fratel Matteo.

Costui era di corporatura più robusta. Indossava vestiti formali. Mi invitò a fermarmi per cena confidandomi che aveva fatto le lasagne.

Pensai: sono cinque mesi che non mangio lasagne.

Con Fratel Matteo parlammo del Messico. In campo educativo, mi raccontava fratel Matteo, il sistema messicano è perfettamente, razionalmente, metodicamente organizzato perché le cose non funzionino.

Mi parlò di programmi scolastici disastrosi come quello voluto dal presidente Fox: computer in ogni scuola. Si spesero milionate di pesos e i computer arrivarono un po' dappertutto anche nelle scuole che non disponevano di corrente elettrica.

Si lamentò che gli insegnanti guadagnano come camerieri, non ricevono validi corsi di aggiornamento,  non riescono a coinvolgere i bambini a trasmettere loro l'amore per la cultura. Come si fa a lavorare bene se il tuo lavoro non viene riconosciuto?

E poi quante volte bisogna interrompere il programma scolastico per preparare e celebrare feste di dubbia importanza come la festa della mamma, la festa del maestro, per non parlare dei numerosi ponti che fanno perdere settimane intere.

La retta della scuola dei fratelli è minima però le famiglie povere non hanno nemmeno i soldi per comprare i quaderni. Fin qui più o meno sono cose che già sapevo. Quello che sì mi ha scioccato è la rivelazione che il governo messicano, per non apparire agli occhi del mondo come un paese povero ostacola l'invio di aiuti internazionali.

Fratel Luca era riuscito a farsi spedire un container di quaderni e materiale didattico di seconda mano ma la burocrazia necessaria per far arrivare il container alla scuola era così assurdamente complicata che il carico venne destinato a una missione in Africa.

Dalle poche cose che so sulla cooperazione internazionale sono convinto che l'invio di beni di consumo non risolvono le situazioni di marginalità del sud del mondo anzi pongono un freno ad ogni iniziativa locale di sviluppo. Ma in questo caso non si parla di attività economica bensì di istruzione. Solo una persona istruita potrà aver una sufficiente coscienza di sé e del suo intorno per creare beneficio alla sua famiglia. (Continua...)

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