Il lavoro: due culture a confronto IV
lunedì 25 aprile 2011


Le conversazioni con Alfred sul tema della diversità culturale Messico – Stati Uniti sono continuate. 

Da ciò che ho scritto fin'ora sembra che per quanto concerne il lavoro l'approccio anglosassone batta di gran lunga la maniera di trattare la cosa di noi latini. In effetti equità, competitività e trasparenza ci farebbe bene.
Purtroppo però negli Stati Uniti non sono rose e fiori. 

Si suppone che nel luogo di lavoro tu faccia ciò che ti è richiesto e basta. 

Il tuo lato personale lo devi lasciare a casa. 

Non è benvisto relazionarsi in un posto di lavoro. Alfred afferma che negli Stati Uniti alla macchinetta del caffè si parla principalmente del tempo o di argomenti generali. Se provi ad essere più confidenziale, l'interlocutore ti pone gentilmente una barriera.

Ricordo la mia esperienza negli Stati Uniti. Nel 2000 sono stato volontario in Colorado per tre mesi all'interno del Forest Service (i servizi forestali statunitensi).

Si trattava della mia prima esperienza importante all'estero. Ho vissuto tre mesi a contatto con la gente del posto, incluso condividevamo la casa. 

Nei week end non ricevevo tanti inviti ognuno si organizzava in maniera autonoma. 

See you Monday.

Al momento del congedo venni invitato a partecipare ad una riunione direttiva. Sedetti in silenzio. 

L'ultimo punto dell'ordine del giorno fu quello di dirmi grazie. Il mio capo fece un breve discorso a metà strada tra l'ufficiale e l'informale. (Scherzò sulla mia maniera di pronunciare spruce, abete rosso). Mi diedero un pacchetto con dei regalini istituzionali fra cui una maglietta del Forest Service e mi batterono le mani. 

Ringraziai ed uscii. Pensavo di continuare la festa con gli altri.

Solo che non ci sarebbe stata nessuna festa. Una tizia con la quale avevo condiviso la vita in bosco, le avevo prestato il mio kway, eravamo andati a cenare ogni settimana con la squadra in un posto che si chiamava “Old school” mi tese la mano. 

E per tese intendo un braccio rigido che mi teneva a mezzo metro da lei.

Si congedò così: “E' stato un piacere lavorare con te. Buona fortuna.”

Sul mio diario ho annotato: “E' il congedo più schifoso che abbia ricevuto”.

A parte un collega non ha visto altro? Non ha visto un italiano, un ragazzo della sua età? Non si è ricordata dei bei momenti, non le dà malinconia il non rivedermi più in questa vita?

A Verona, quando ci congedavamo dai volontari stranieri organizzavamo per loro una cena. 

In quell'occasione si scrivevano e si ricevano biglietti con frasi toccanti, ci si abbracciava e ci si dava pacche sulle spalle. Si riempivano le memorie delle macchine fotografiche per immortalare ogni momento. Spesso le ragazze si commuovevano.

Avevamo condiviso non solo esperienza lavorativa bensì la vita stessa. E il renderci conto di questo dava senso all'esistenza.

Non ti dimenticherò mai. Nemmeno io.

Vedi, diceva Alfred, in inglese c'è una sola parola che va sempre scritta in maiuscolo “I”, io e questo la dice lunga sulla loro maniera di concepire l'esistenza. 
Senza mezzi termini aggiungeva.
Negli Stati Uniti le amicizie si basano sui benefici pratici che ne derivano, la carriera lavorativa è una lotta spietata (guardate una puntata del dott. House), le relazioni amorose sono piuttosto superficiali. In poche parole non c'è anima.

Esiste solo I, I, I.

Il concetto sociale dell'esistenza, il condividere se stessi con gli altri (incluso con i colleghi di lavoro) è qualcosa che appartiene essenzialmente alla cultura latina.
E se ci pensate è molto importante, ci restituisce alla nostra dimensione umana.

2 commenti:

  1. Ti dirò non sono del tutto in disaccordo, condivido una visione del lavoro come luogo dove svolgo una mansione senza essere troppo legato ai miei colleghi, mi aiuta a lasciare il lavoro, al lavoro. Però almeno un minimo di calore umano potevano concedertelo!

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    1. Paese che vai usanze che trovi... alcune sono carine altre meno! :-)

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