Il lavoro: due culture a confronto III
lunedì 25 aprile 2011


Nelle aziende diciamo meno illuminate (la maggioranza) più che le tue capacità professionali oggettive ti si valuta come persona

Sarà un buon elemento? Solleverà problemi sindacali? Romperà le palle? Da che tipo di ambiente viene? E' in linea con il nostro spirito aziendale? Come si presenta? Che immagine trasmette? Mille domande del genere eccetto, sa fare il suo lavoro?


Per il mio posto nell'associazione “Amici del Monte” ad Aguascalientes è stata determinante una telefonata da parte di una persona influente, in Italia tale pratica si conosce come “raccomandazione” e non è benvista, in Messico invece è la pressi. Ho avuto notizia di casi più tristi per esempio nell'assunzione di maestri elementari. I dirigenti scolastici preferiscono infatti candidati “con necesidad”, ovvero con una famiglia da mantenere magari che si allarghi anche ai vecchi genitori.

Non certo per buon cuore, sappiamo che chi ha necesidad è meno propenso a sollevare problemi o a rifiutare determinate condizioni lavorative.

Non si suppone che un insegnante debba essere semplicemente un professionista competente nella materia di insegnamento?

Italia e Messico rispettivamente un paese del G8 e un paese in via di sviluppo, in quest'aspetto saltellano tenendosi per mano come due amichetti del cuore.

A voi la previsione se tali pratiche in ambito lavorativo faranno sì che il Messico siederà un giorno nel G8 o l'Italia entrerà nella grande famiglia dei paesi in via di sviluppo.

Avete mai riflettuto se all'interno dell'impresa per la quale lavorate le promozioni si basano su soluzioni oggettive o attraverso un gioco di equilibri relazionali?

Io ricordo un caso che ancora adesso mi fa pensare. 

Per qualche tempo sono stato membro del consiglio di amministrazione di un'associazione senza scopo di lucro che aveva, tra gli altri, l'ambizioso obiettivo sociale di promuovere la giustizia economico sociale. Il caso si ebbe al momento di sostituire un'impiegata dimissionaria.

L'associazione avrebbe in linea di principio dovuto aprire una selezione trasparente del personale cercando di contrattare il migliore candidato. 

Sembra facile. Basta scrivere un annuncio su qualche giornale, leggere i curriculum vitae, chiamare a colloquio i candidati più promettenti e scegliere tra essi il migliore in base a ciò che avrebbe dovuto fare, senza tener conto dell'età, del sesso, della razza ecc.

Se avessimo dovuto seguire alla lettera i gringos inoltre per ogni curriculum inviato ci sarebbe voluta una mail di ringraziamento, abbiamo letto il tuo curriculum...bla bla bla...non ci vai bene... bla bla bla... ti auguriamo buona fortuna.

E ci sarebbe dovuta essere anche una risposta (negativa) ai candidati rifiutati al colloquio.

Con la nostra mentalità latina e tendo a sottolineare che il contesto non era una fabbrichetta a gestione famigliare bensì una ONLUS i cui soci sono importanti enti morali e associazioni impegnate nel sociale il metodo di selezione è stato il seguente.

Uno dei membri del consiglio di amministrazione ha suggerito il nome di una persona che aveva bisogno del lavoro vicino al suo gruppo e poiché tale gruppo era gradito alla maggioranza lo si è assunto. Punto.

Nulla da dire sulla persona, anzi si è rivelato un ottimo elemento. Avrebbe sicuramente vinto una selezione più trasparente.

Una delle ragioni per cui l'Italia è letteralmente bloccata è la mancanza di competitività. Si può pensare alla competitività come ad un complicato algoritmo economico, in realtà è qualcosa di più banale: mettere tutti sulla stessa linea di partenza. (continua...)

0 commenti:

Posta un commento

Che ne pensi?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...