I messicani e i soldi I
lunedì 11 aprile 2011


Nel 2006 ho vissuto tre mesi come volontario in un centro di educazione ambientale ad Aguascalientes. Dividevo la camera con Paco (nome inventato) un ragazzo messicano che lavorava come istruttore. 


Un buon ragazzo, davvero. 
Generoso e accogliente. 

E' riuscito a mettermi a mio agio malgrado non parlassi ancora lo spagnolo e non avessi la benché minima idea cosa fosse il Messico.

Osservandolo nella sua quotidianità ho potuto scoprire molte cose sui messicani. 

Qui parleremo del loro rapporto con i soldi.
Due volte al mese ogni quindici giorni il personale del centro riceveva la “quincena”, lo stipendio. Gli istruttori venivano pagati in contanti e dovevano mettersi in fila di fronte all'ufficio di amministrazione.

Il fatto che ti paghino in contanti vuol dire due cose o che stai lavorando per una piccola realtà o che il tuo lavoro vale poco.
La dirigenza optava per la prima ipotesi mentre i dipendenti per la seconda.

Paco si lamentava di frequente di essere short in money e qualche volta mi aveva chiesto dei prestiti. Piccole cifre, non crediate: cento o duecento pesos. La sera in camera faceva progetti e me li confidava. 

Sognava di comprarsi uno schermo piatto o una televisione più grande. Voleva un X-box con la quale ritirarsi a vita a giocare con i videogiochi. 

Erano sogni questi che avrebbero impegnato lo totalmente lo stipendio di due o tre mesi. 

Gli chiedevo come avrebbe fatto. Come? Con il credito. Pagando a poco a poco. Anziché pagare tutto subito avrebbe versato ogni mese una quota con l'interesse. E l'interesse andava dal 20% al 40%. Però questo era un dato difficile da estrapolare perché nei negozi ti dicono: pagami 500 pesos per 15 mesi. Sembra poco ma se metti tutto insieme diventa un'enormità.

E tutto per una televisione un po' più grande e una consolle di videogiochi.

Che faceva Paco quando riceveva la quinsena. Beh, primo pagava i debiti poi metteva la busta nel portafoglio e si faceva un giro in centro.
Ritornava a notte inoltrata con due pesanti sporte di plastica. Mi chiamava tutto contento per mostrarmi gli acquisti. Due paia di scarpe da ginnastica, film pirata, cd di musica originali o anch'essi pirata, shampoo, una lozione, un deodorante, qualche tubetto di complesso vitaminico che costava come dieci chili di arance. 

Mi informava poi che aveva mangiato tacos in qualche posto, era andato al cinema ed era tornato a casa in taxi. Gli rimanevano forse un centinaio pesos per i successivi quindici giorni. Dopo qualche giorno doveva chiedere un anticipo sulla quincena o un prestito ad un amico. 

(Continua...)

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