Venditori ambulanti
mercoledì 9 marzo 2011


Le strade del Messico sono affollate di venditori ambulanti. Vendono di tutto: giornali, cibo, palloncini per i bambini, bibite. 

Se vi capita di usare la metropolitana di Città del Messico vi  sembrerà di entrare in una città nella città. 

Laggiù viene venduto di tutto: dischi e dvd pirata, pile, farmaci, dolcetti. Ci sono artisti di strada, suonatori, mimi, pagliacci.

Un mondo nel mondo. 

Se scendi laggiù con lo spirito del turista ti sembrerà di entrare in un mondo variopinto e plurale, libero e anarchico come deve essere. Ti pare un orologio perfetto senza ingranaggi. 
Fate attenzione, questo il gigantesco show, in cartellone tutti i giorni, non è folclore per il divertimento dei turisti.

E' povertà.

Ci sono messicani che vivono nell'agio, hanno un lavoro dignitoso e altri che mettono insieme i soldi per tirare avanti contando monete da cinque e dieci pesos.

Quando la sera torno a casa felice dell'idea della doccia calda, della cena, del relax serale, delle ciabatte e del patio per godermi il fresco della sera vedo i venditori con i loro carretti.

Li spingono a mano, lungo le strade gridando ad intervalli il tipo di merce che vendono. Per loro la giornata non è finita.

“Quieren tamales?”
“Quieren raspados?”

Sono signori in genere avanti con l'età. Dei vecchietti dalla pelle color del cuoio con i capelli bianchi. Vestono con semplicità e la sera i loro abiti sono pieni della polvere della strada. Usano cappelli di paglia o berretti sportivi con la visiera.

Se gli compri qualcosa non gli sfugge un lamento sulla loro situazione. Ti raccontano piuttosto di un fatto simpatico che a cui hanno assistito durante il loro pellegrinaggio quotidiano o del tempo.

La settimana scorsa leggevo su Internazionale un articolo di David Rieff riguardo alle recenti rivolte in Tunisia. 

Pochi sanno che a scatenare la rivolta è stato il gesto di Mohamed Bouazizi un ambulante di Sidi Bouzid, una cittadina della Tunisia centrale. Quando la polizia gli ha sequestrato il carrettino e i prodotti che tentava di vendere, ovvero la sua unica possibilità di sopravvivenza, ha comprato della benzina e si è dato fuoco in segno di protesta. 

E' stato il suo gesto, scrive Rieff, a scatenare le prime manifestazioni antigovernative in Tunisia, imitato da varie altre persone che si sono immolate un po' dappertutto dall'Egitto alla Mauritania.

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