Trovare lavoro in Messico III
lunedì 7 marzo 2011


Tornato in Italia ho vissuto per qualche mese nel limbo. 
Che fare? 
A Verona lavoravo in un'associazione di volontariato che si dedicava alla manutenzione di due parchi urbani. Era un lavoro interessante perché si lavorava con un programma di volontariato internazionale il quale mi dava possibilità di incontrare un sacco di ragazzi e ragazze provenienti da ogni parte del globo.


E' stato un buon esercizio di apertura mentale, di pazienza, di continua mediazione culturale.

Grazie a questi anni a contatto con gli stranieri ho potuto capire molto di me stesso e dell'Italia.

Amo molto il mio Paese ma credo che stia vivendo un periodo di grande decandenza. 

Dopo la guerra i nostri nonni hanno tirato la cinghia vivendo nel sacrificio per lasciare qualcosa ai nostri genitori. I nostri genitori negli anni sessanta si sono ribellati alla mentalità borghese e conservatrice dei nonni e quando sono diventati a loro volta padri e madri ci hanno viziato, rinchiusi in una gabbia di comodità e di agi. 

Adesso i trentenni non reagiscono più. Non sono abbastanza autonomi per prendere iniziative autonome né forti per combattere i soprusi del precariato, né curiosi per aprirsi al mondo. Sono su un binario morto in mezzo alla campagna. Fine della corsa, ma speriamo di no.

Quanto a me, come molti mi facevano notare, il mio non era un lavoro professionalizzante, ero una specie di tuttofare, portavo avanti l'associazione in tutti i suoi aspetti: dalle pulizie, alla stesura dei bilanci. 

La mia ambizione era quella di farla crescere e diventare un punto di riferimento per la mia città ma ero praticamente solo, con risorse limitate e non sempre le mie idee venivano accolte con favore. 

Dal punto di vista economico nonostante fossi un laureato guadagnavo come un operaio. Non che fossi molto ambizioso in quanto a soldi. 

Di fatto non mi considero materialista. Non ho mai comprato un'auto, cambio il cellulare solo quando è definitivamente rotto, vado a comprar vestiti solo in periodo di saldi.

Ne avevo per tirare avanti ma niente di più. Se il dentista mi avesse trovato contemporaneamente tre carie, o avessi voluto mettere su famiglia le cose si sarebbero messe male.

Partecipavo anche in qualità di volontario al consiglio di amministrazione di un'altra onlus e rimanevo basito di fronte ai criteri con cui si contrattavano i lavoratori. Era una specie di guerra fra poveri, si scendeva vertiginosamente sotto quello che si conosce come stipendio minimo di sopravvivenza e da lì si selezionava non il migliore bensì il più disperato, colui che si accontentava di meno.

Io ero del parere che o si trovano le risorse per permettersi un certo servizio o si fa a meno. Consideravo ingiuste le soluzioni dove il lavoratore deve mettere la differenza fra il valore de suo lavoro e la sua remunerazione effettiva.

Insomma venivo considerato come un insubordinato, visionario, privo di senso pratico. Un fastidioso sindacalista del cazzo.

Mi rendevo conto che da qualche tempo stavo prendendo la distanza dai miei ideali, che lavoravo per lo stipendio e non per realizzarmi. Non andava affatto bene. Quando è così significa che non siamo più liberi.

Quindi, partenza prima che fosse troppo tardi. 

Ancora non so se ho fatto bene. 

Sapevo però che mi allontanavo da una situazione ormai pesante. Lo sforzo è stato lasciare la casa, gli amici, le abitudini. Non è stato molto difficile perché sapevo che avrei avuto un'altra casa, nuovi amici e nuove abitudini.

Giunto in Messico dopo quattro giorni ero seduto ad una scrivania alla sede degli “Amici del Monte”, (nome inventato). Bisogna portare avanti il programma dei patrocini, aggiornare il sito internet e, mi dissero, se hai qualche idea mettila sul tavolo.

Passai due giorni a visionare il sito internet. Feci una specie di lista di idee e la presentai al dirigente. Fai pure, mi disse. Scrisse per me una lettera nella quale affermava che io potevo prendere contatti e intraprendere azioni a nome dell'associazione.

Mi conosceva da non più di una settimana.

4 commenti:

  1. è che non ha ancora capito che sei un fastidioso sindacalista del cazzo :-p
    ti leggo nè? è solo che non lascio mai commenti... siamo sempre in riunione!

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  2. Ah! Ah! Ah! E' vero, se sapessero chi si sono portati in casa!
    Ho letto il tuo blog...molto veronese...molto genuino!!!
    Salutami la micia del buribar!

    Hasta pronto!

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  3. Ciao Dario, ho appena visto il tuo post su scappo.it e sono rimasto sbalordito. Mi ricordo di te: dato che sei simpatico e pure veronese (come me), mi hai colpito mesi fa quando hai scritto delle tue "avventure" in Norvegia. Che dire ? Sei coraggioso, adesso sei andato in un posto ancora più distante e diverso. Però quello che dici sull'Italia (compreso la parte su nonni e genitori) lo capisco bene, anche troppo: in un certo senso sembra di non vivere. E allora in Messico ti auguro, se trovare la felicità ti sembra troppo, perlomeno di vivere.
    Ciao

    Michelangelo

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  4. Grazie Michelangelo, sei troppo gentile! Sono felice di tenerti compagnia con il mio blog. Fatti pure qualche risata e se trovi qualche spunto utile per la tua vita fai un copia e incolla :-)
    Stammi bene e salutami Verona

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