Trovare lavoro in Messico II
mercoledì 2 marzo 2011


Una mano di poker con il destino

Durante il mese di ottobre, prima di dare ufficialmente il via a questa avventura messicana, ho fatto un giro di ricognizione ad Aguascalientes annusare che aria tirava. Io sono un tecnico forestale, forse lo avrete intuito dal titolo del blog o perché siete fans di “Dalle Foreste Norvegesi”.
Non sapevo nulla della situazione forestale messicana, come avrei potuto saperlo?


Il mio unico contatto locale era la direttrice di un centro di educazione ambientale nel quale avevo svolto un periodo di volontariato nel 2006 con la quale sono molto amico.

Durante le mie notti norvegesi avevo letto sul web tonnellate di esperienze di Italiani in Messico i quali davano preziosi consigli fra i quali quello che lavorare in Messico non conviene, specie se si intende intraprendere un'attività ordinaria (tipo operaio, impiegato, cameriere) perché lo stipendio è ridicolo.

Se invece si viene in Messico con del capitale a disposizione e il un po' di sale in zucca si può aprire un'attività in proprio e vivere bene.

L'attività più classica per noi italiani? Quella di sempre: aprire una trattoria o una pizzeria. La cucina italiana è molto apprezzata.

Una nutrita comunità italiana vive sulla costa caraibica e vive di turismo. Uno di essi ha addirittura fondato un giornale “Il sole d'Italia”. Infine giovani neolaureati insegnano italiano nelle università. Ad Aguascalientes dovrebbero vivere circa una cinquantina di famiglie italiane.

Riguardo alla mia carriera di forestale in rete c'era ben poco.

E' inutile nasconderlo che intrapresi il viaggio di ricognizione con molte riserve. 
Dopo qualche giorno la mia amica mi chiese di accompagnarla ad un seminario di formazione destinato alle associazioni non governative di Aguascalientes sul tema della trasparenza.

Il seminario fu molto divertente, per chi sa qualcosa sul funzionamento di una Onlus. Ad esempio anziché parlare di bilancio sociale, trasparenza finanziaria ed economica si sono dette cose più elementari tipo che un'associazione dovrebbe avere un indirizzo fisico e uno statuto.

Mi resi conto che a presentare il seminario era il proprietario del centro ecologico. Ci eravamo visti cinque anni fa però alla conclusione dei lavori, decisi ugualmente di avvicinarmi per salutarlo sperando mi riconoscesse.

Mi riconobbe e mi salutò con calore. Mi invitò a salire in macchina con lui.

Percorrevamo le affollate vie del centro quando mi chiese che andavo cercando ad Aguascalientes.

Gli misi giù un discorso del tipo approfondire la mia esperienza di tecnico forestale in America Latina collezionando una serie di esperienze pratiche dalle quali si potesse ricavare un reddito per mantenersi.

Lui si batté una mano sulla coscia. Pues chamba, e perché non me l'hai detto prima que buscas chamba, (lavoro). 

Mi fece segno di aspettare e prese uno dei due cellulari che aveva con sé. Lo sentii parlare con calore con qualcuno. Gli disse che aveva la soluzione per formare quel gabinetto di tecnici per l'associazione “Amici del monte” (nome inventato). 

Spiegò che ero un tecnico abbastanza capace pronto per cominciare. Quando mise giù disse che tutto era a posto, che era chamba sicura. Mi diede il numero di telefono di colui che sarebbe diventato il mio capo e già che c'eravamo mi invitò al ristorante con le persone che avevano organizzato il seminario.

Il ristorante non assomigliava per niente a quei posticini popolari che qualcuno potrebbe definire bettole nei quali ero solito consumare i miei pasti.

Era roba con camerieri in giacca bianca.

Più tardi mi informai dalla mia amica sull'associazione “Amici del monte” e del suo presidente. Seppi che anni prima un governatore ebbe la magnifica idea di lottizzare il sistema montuoso ubicato fuori dalla città. I proprietari unirono i loro interessi in un'associazione che si dava come obiettivi quelli della valorizzazione dell'area dal momento e è zona protetta.

I soci probabilmente sono clienti abituali di quel ristorante.

Il fatto di dovermi presentare a gente ricca mi metteva a disagio. I ricchi sono imprevedibili, privi di tatto. Il loro mondo si divide in due: clienti e subordinati. 

E io, in quel caso, non andavo a presentarmi in qualità di cliente.

Stampai il curriculum e ne feci una versione in spagnolo con l'aiuto dei locali.

Parlai al telefono con il dottor Jesus Lopez (nome inventato), dirigente dell'associazione il quale mi invitò ad una riunione al termine della quale avremmo discusso la cosa.

Il tema della riunione era se favorire la nascita della Segreteria del Medio Ambiente al posto del vecchio Instituto de medio ambiente.

Era presente la crema delle istituzioni. 
Seppi in seguito che quella era una riunione molto importante. La decisione avrebbe comportato la perdita di lavoro per molti dei presenti. C'erano tecnici e professori universitari. Io sedevo al tavolo in evidente disagio. 

Gli incontri più importanti ai quali ho partecipato avevano come tema la mera amministrazione di una piccola ONLUS di Verona.

Lì c'erano professori universitari. Facemmo un giro di presentazioni e mi presentai come tecnico forestale di un'associazione ambientalista italiana. Più di uno avrà pensato, che cavolo ci facessi in quel contesto ma erano tutti presi a decidere il loro destino.

Dopo la riunione fui ricevuto dal Jesus Lopez in persona. Mi invitò ad accomodarmi e mi presentò in linea generale il funzionamento dell'associazione. 

Mi era stato detto di non rimanere lì muto come uno stoccafisso ma di commentare per dare l'aria di persona affidabile e propositiva.

Mentre mi parlavano io formulavo a mente un commento, ne miglioravo la sintassi e poi lo esprimevo. Non so quanto naturale potessi apparire.

Ad un certo punto allungai il mio curriculum. Il signor Lopez lesse fino a “Laurea in Scienze Forestali ed ambientali” e lo sottolineò. Cosa avessi fatto dopo pareva non interessargli. 

Chissà, probabilmente lo avrà letto dopo, in privato.

Era tardi così mi invitò a ripassare per discutere i dettagli.

Se quello era stato un colloquio pareva essere andato bene.

Lo commentai con la mia amica la quale parve approvare. Chiaro io la riempivo di domande perché non avevo idea di che cosa fatto in pratica né in quella sede avevamo parlato di soldi.

Mi disse di avere fede. Certe volte bisogna avere fede. Soprattutto quando hai poco da perdere.

Propose di andare oltre, vai in un'università per vedere cosa ti offrono. Andare in un'università? Era matta? In Italia se andassi in un'università alla ricerca di un lavoro così tanto per, mi manderebbero a cagare per direttissima. 

Ci sono i concorsi, c'è la gavetta. Vuoi lavorare in università? Fatti il dottorato, fatti il concorso per ricercatore. E se avessi bisogno di informazioni? 
Al diavolo, direbbero, è tutto pubblicato sul sito.

Insomma pensavo che tutto il mondo è paese che mi avrebbero mandato a cagare. 

Però, come diceva il mio compagno di appartamento ai tempi dell'università, di figure di merda non si muore.

Mi consigliarono una facoltà nuova, in una paesino che si chiama Pavellon. 

Una volta entrato chiesi se potessi avere delle informazioni. Un professore (dico un professore), si rese disponibile e cominciammo a passeggiare nella struttura. 

Mi indicava aule, biblioteche, laboratori. Poco dopo mi chiese il motivo della mia visita per rendere il giro turistico, diciamo, più mirato. Dissi che ero un tecnico forestale e se c'era esistevano possibilità di collaborazione. 

Anziché ridermi sul muso, mi guidò in sala professori, chiamò la direttrice di facoltà e mi fecero una specie di intervista. Mi chiesero le materie che avevo studiato, i lavori di ricerca portati avanti da me, le lingue che parlavo.

Dissero che loro formavano principalmente ingegneri ed esperti di logistica, che per avere una cattedra fissa avrei dovuto conseguire una maestria (un dottorato), in assenza non ci sarebbero stati problemi per incarichi minori tipo collaborazioni o insegnamento della lingua.

Ci congedammo. Non potei fare a meno di commentare che una gentilezza così non l'avevo mai incontrata in un'università italiana. (Continua...)

3 commenti:

  1. "Amici del monte"...
    Chissà se conoscerai L'Uomo Del Monte... e se ti dirà di SI!!!
    :D

    Alice

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  2. Mi sa che sono io l'uomo del Monte...assaggio un sacco di frutta ma mi pare che sono più interessati al fatto che paghi e non se dica sì o no...

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  3. VIVA MEHICO!!!! il monti che abbiamo noi ..
    lo lascio a voi,io vendo tutto e vado,carramba!!

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