Taxi
giovedì 10 marzo 2011


Taxi señor?
Ad Aguascalientes ci sono circa tremila taxi distribuiti su due turni lavorativi, diurno e serale. 

Nel novanta percento dei casi si tratta di Nissan Tsuro automobili giapponesi economiche che si riparano con qualche colpo di martello. Fate conto l'equivalente tre volumi della vecchia Fiat Panda. 

I taxi ad Aguascalientes sono di colore rosso. Li si trova ovunque e in qualsiasi ora del giorno e della notte. Se stai camminando e senti alle tue spalle un piccolo colpo di clacson è il tassista che ti trasmette questo messaggio: “Ehi, sono libero, salta su”.

Il tassametro parte con il prezzo minimo corrispondente a dieci pesos. Un viaggio urbano di quindici chilometri costa quarantacinque pesos (2,8 euro).

Fra i tremila autisti, duemilanovecento sono uomini e dieci sono donne. 

A me è capitato di prendere un taxi guidato da una donna. Si trattava di un'energica signora di circa cinquant'anni. 

Vestiva con una camicia a quadri e un paio di jeans. Chiacchierammo per tutto il tragitto. Mi chiese di dov'ero e cosa ci facessi in Messico. Quando seppe che ero italiano mi informò che ne aveva caricato un altro qualche giorno prima. Mi disse anche dove e la sua destinazione. Va beh. 

Dopo le presentazioni mi raccontò la sua vita. Dieci anni negli Stati Uniti a lavar piatti come clandestina e poi il taxi.

Mi spiegò come funzionano i taxi in Messico.

Generalmente gli autisti affittano la licenza di tassista e la macchina. In questo caso possono guidare non più di otto ore al giorno. Il taxi va riconsegnato con il pieno e lavato.

Il guadagno giornaliero di un tassista è quindi al netto del costo della benzina e dell'affitto della macchina. Se la giornata è stata buona, mi spiegava la tassista, allora si portano a casa soldi ma non sempre è così. Ci sono giorni sfortunati nei quali alla fine le spese superano le entrate.

L'obiettivo del tassista quindi è quello di compiere più corse possibili nell'arco della giornata. Quindi guidano al limite, cercando di infilarsi in tutti i buchi e azzardando sorpassi. Questa maniera di guidare però comporta seri rischi di incidente.

In quindici anni di lavoro, mi raccontava la tassista, è riuscita a risparmiare abbastanza per comprarsi una macchina sua e una licenza.

Adesso va meglio, sosteneva, perché poteva gestirsi l'orario e tante altre cose. 

Per esempio disse che i tassisti scelgono i loro clienti. Se a fermarli lungo il marciapiedi sono clienti rischiosi come tizi ubriachi o branchi di ragazzotti i tassisti tirano dritto, eccetto se la giornata è stata brutta. In questo caso accettano il rischio. Può succedere che i clienti non li rispettino, che li accusino di aver manomesso il tassimetro fino ai fatti più gravi ovvero quello di essere rapinati o addirittura uccisi.

Ho avuto la fortuna di salire sul taxi della signora due volte nell'arco di una settimana. Sempre di notte, sempre per caso. 

Durante il secondo viaggio abbiamo parlato di politica, di Stati Uniti e di Cuba. Era molto brillante nelle sue analisi. 

Che peccato che non abita nel mio quartiere. Ci avrei preso volentieri il caffè.

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