Palestre Messicane
martedì 15 marzo 2011


Come pomparsi in Messico

Siccome me la passo seduto dietro una scrivania rischiavo di trasformarmi in un sedentario, uno di quei tizi con le spalle curve e la pancetta, assolutamente impresentabile senza la giacca.

Ancora qualche mese e avrei cominciato a fare fatica a far le scale, a camminare per più di mezz'ora. Avrei perso tono muscolare ed elasticità, avrei cominciato a soffrire di insonnia e di altri fastidi dovuti ad un cattivo stile di vita.


Per questo mi sono iscritto in palestra. Prima di decidermi ne ho visitate tre.
Una era vicina a dove lavoro nel quartiere esclusivo di Pulgas Pandas. Si trattava di un centro di lusso con palestra, sala massaggi, bar e altre raffinatezze per ricchi.

Il ragazzo che mi ricevette era gentile e sorridente. Mi disse che avrei avuto un programma personalizzato di esercizi, un piano alimentare e un istruttore sempre pronto per ogni evenienza. Insomma, pensavo, se eri stanco in panca piana qualcuno si sarebbe precipitato e avrebbe sollevato il bilanciere al tuo posto.

Prezzo: seicento pesos mensili. Facendo le proporzioni con il costo della vita italiano si sarebbe trattato del corrispondente di centotrenta euro. Impensabile. 

Visitai allora alcune palestre nel centro. Una era molto lontana e quindi la scartai. A pensarci bene la scartai anche perché la tizia alla reception quasi non mi capiva.

Passai ad un'altra che però più che a una palestra assomigliava una sede del fight club. Era situata al terzo piano di un brutto edificio. I muri erano decorati con foto di culturisti piuttosto sproporzionati e taurini. Notai che alcune foto erano sbiadite creando un'atmosfera di grande decadenza.

L'istruttore mi guardò incerto, mi disse il prezzo: duecentocinquanta pesos al mese.

Ma non c'era feeling, quindi passai alla seguente.

Si trattava di una palestra situata vicino ad un ospedale adiacente ad un'agenzia di pompe funebri. Alla reception c'era una tizia sorridente che mi diede il benvenuto. Costava un po' di più rispetto alla sede del fight club però sì, decisi che andava bene.

Affittai un armadietto per metterci dentro le scarpe e l'asciugamano. Cominciai ad allenarmi un sabato pomeriggio. L'istruttore era ben diverso dai professionisti del fitness che avevo conosciuto a Verona.

Era di mole taurina, vestito con paio di bermuda, una canottiera rossa, capellino all'indietro e un grosso mazzo di chiavi gli pendeva dalla cintura. Aveva l'abitudine di fumarsi ogni tanto una sigaretta fuori sul marciapiede.

Gentile, questo sì. Mi propose per iniziare una settimana di riscaldamento leggero e io accettai. Non si serviva di una scheda dove appuntare pesi e regolazioni dei livelli delle macchine

Niente di tutto questo. 

Se il peso è leggero carica, diceva, viceversa il contrario. Mi propose una serie di esercizi intensi che a Verona facevo dopo cinque mesi di allenamento. 

Le macchine avevano un design spartano. I sedili erano in cuoio nero, i pesi, anziché ergonomici dischi con il bordo coperto da uno strato di gomma, erano pezzi metallici esagonali che lasciavano una misteriosa polvere nera sulle mani.
Piuttosto che sollevare pesi sembrava di alzare pezzi di ricambio per camion. 

Più che un luogo per mantenersi sani e belli pareva un altro per scimmioni gonfiati. Ed infatti così appariva buona parte della clientela.

L'unica nota di bellezza era data dalle ragazze che si facevano strada come uccellini fra i pompati e i loro grugniti di fatica.

Dopo mezz'ora di esercizio ero completamente disidratato, in bocca mi sembrava di avere uno straccio. Barcollavo (senza darlo troppo a vedere).

Mi cambiai nello spogliatoio che era deserto. Fuori dovetti comprarmi una bottiglia d'acqua che mi evaporo in gola. La notte seguenti mi svegliai destato da un dolore.

Pensavo di essermi addormentato sopra le braccia e di aver così bloccato la circolazione. Invece no, era l'acido lattico. Insopportabile. Per due giorni sono andato in giro con le braccia che facevano un angolo di trenta gradi a livello del gomito.

Presi poi l'abitudine di frequentare la palestra dopo il lavoro recuperando velocemente la forma fisica.

Notai che i messicani hanno abitudini diverse dalle nostre riguardo alla palestra. Quasi tutti entrano già in tuta, alcuni fanno esercizio addirittura in jeans. Altri, nonostante faccia caldo, non si tolgono nemmeno la felpa. Alcune delle ragazze indossano un cappellino.

Verità sui messicani: la maggioranza dei messicani è molto pudica.

I ragazzi che vanno a scuola spesso indossano l'uniforme sportiva, una tuta. Questo significa che quando fanno ginnastica non si cambiano, con le conseguenze che immaginate. Mi hanno però riferito che le ore di educazione fisica sono in genere le ultime.

Quanto ai fisici non ho visto cose straordinarie. Il protagonista di Twilight  non uscirà da uno di questi posti. I muscolosi in genere hanno fisici grossi però poco definiti, braccia come prosciutti ma con un po' di pancetta.

Va molto meglio per le ragazze che praticano sport... ma questo merita di essere descritto con dettaglio in un altro post.

3 commenti:

  1. qui a san diego la situazione e' ben diversa per le palestre :-)

    ma sai dirci la percentuale di persone che fanno sport, rispetto al totale della popolazione?
    tipo "pochi", "50%" o "quasi tutti"?

    qui a san diego invece non e' obbligatorio cambiarsi le scarpe quando si entra in palestra (come lo e' invece in italia).

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  2. Ciao Marica, anche qui non vi è obbligo di cambiarsi le scarpe e non è richiesto l'uso di un asciugamano per usare gli attrezzi così puoi godere appieno della sensazione che dà il mescolare il tuo sudore con quello di chi ti ha preceduto. :-)

    In Messico sono praticate tutte le discipline sportive. Pensa che addirittura la corrida è considerata a tutti gli effetti uno sport.

    La maggior parte della popolazione però non pratica attività sportiva e questo, unito a cattive abitudini alimentari, (eccesso di cibo spazzatura) causa una serie di problemi di salute (pressione alta, diabete, infarti ecc.)

    Il Sindaco di Aguascalientes, Lorena Martinez, sta mettendo in piedi un piano di sensibilizzazione allo sport rivolta alla popolazione. Per esempio in alcuni parchi pubblici è possibile ricevere gratuitamente corsi di Tai Chi e di aerobica.

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  3. carina questa cosa dei corsi pubblici nei parchi :-)

    anche la corrida uno sport? wow!

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