Trovare lavoro in Messico I
lunedì 28 febbraio 2011


Premessa, vivere è come risalire un fiume

Nei film quando ti contrattano per qualche lavoro ci sei tu e quello che sta per diventare il tuo capo che esamina cinico il tuo curriculum vitae, ti fa qualche domanda bastarda, ti squadra per benino e poi ti dà la sua zampona pelosa e ti dice: “Assunto”. 


Firmi il contratto nel quale viene descritto il tuo lavoro e il tuo compenso e da lì si parte. Comincia quella che viene chiamata carriera che si concretizza in pestare i piedi dei tuoi colleghi, accumulare denaro e la relativa paura di perderlo.

Nella mia esperienza lavorativa invece ho spesso accettato proposte senza aver avuto informazioni esaustive e senza conoscere se non in linea generale quali reali vantaggi avrei ottenuto. 

All'inizio non ne ero proprio felicissimo. Gonfiavo il petto (quando non mi vedeva nessuno) pretendendo rispetto e trasparenza.  Come si fa a scegliere senza sapere bene tutti i minuscoli dettagli di una situazione? 

La vita però mi semplificava molto le cose perché in questi anni in Italia c'è stato poco da scegliere e il criterio era scegliere il meno peggio. 

Chissà quanto ci ho impiegato a capire che la vita non è un ideale, bensì un insieme di situazioni dannatamente reali. 

Quindi di fronte ad un opportunità pensavo: come fai a sapere se quella è la tua strada se nemmeno hai cominciato a percorrerla? Solo perché te lo consiglia o sconsiglia qualcun altro? Bisogna fare qualche timido passetto nell'ignoto. Bisogna anche vedere lontano.

Mi rendo conto che molti credano che mi muova nel mondo senza un progetto dettagliato. 

Potrebbe essere vero perché vado ad istinto usando come senso dell'orientamento le stelle lontane.

Hasta ahora, così facendo, non mi è mai mancato niente (nemmeno i problemi).

Mi piace la definizione della vita che dà lo scrittore norvegese Karl Ove Knausgård.

Afferma che l'esistenza umana non è uno scorrere continuo siamo piuttosto come navi che risalgono un fiume attraverso un sistema di chiuse.

Ci troviamo fermi in una situazione, la sfruttiamo, la viviamo, cresciamo poi quando l'acqua è arriva al giusto livello (che corrisponde a quando ci girano le scatole a livello esistenziale) le chiuse si aprono e possiamo andiamo avanti.

La maggioranza però nel vedersi spalancare innanzi le porte del futuro chissà perché preferisce rimanere sul posto.

Non a caso in questo periodo ha successo “Alcatraz” il programma in onda su Radio due il cui tema è proprio la prigione sociale nella quale ci rinchiudiamo.

Premesso ciò nel prossimo post vi racconto come ho trovato lavoro nel Messico querido e lindo. (Continua...)

2 commenti:

  1. Ma che cappellone sei diventato?!?!?!?!?! un post sui parrucchieri messicani a quando? :P
    Ciao matto!
    (sono stata alla festa di Primavera a Villa Buri... che bei ricordi!!!)
    Alice

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  2. Hai visto che roba? Pura anarchia, pura anarchia!
    Sì farò un post sui parrucchieri perché sono molto divertenti.
    Ahi sì! una birretta alla festa di primavera me la sarei fatta proprio volentieri!

    Quand'è che vieni da queste parti?

    RispondiElimina

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