Viaggio in aereo Italia - Messico III
venerdì 4 febbraio 2011



Come compiere la traversata dell'Atlantico nel nuovo millennio III



Sono dieci ore secche di volo. Si sta seduti praticamente immobili a leggere, sonnecchiare o guardare film commerciali e senza sale trasmessi dalla tv a circuito chiuso.


Se ti tocca il sedile vicino al finestrino poi sei proprio fritto giacché il panorama di un volo ad alta quota è proprio da sbadiglio e non c'è spazio nemmeno per allungare le gambe. Quando il tizio davanti a te abbassa lo schienale finisci nel sarcofago di Tutankamon.

In genere il destino mi riserva la compagnia di signori spagnoli o messicani taciturni che se la passano sonnecchiando.

Una volta, nel 2000, durante il mio primo viaggio negli Stati Uniti mi sono trovato in mezzo a due enormi ragazze scandinave che attaccarono bottone. Mi riferirono in perfetto inglese che andavano negli States per un periodo di studi e poi mi chiesero cosa andassi a fare io laggiù.

All'epoca non avevo mai parlato inglese al di fuori da un'aula scolastica. L'estate prima, ricordo, avevo fatto il mozzo su una nave dove si parlava puro francese quindi feci un gran minestrone linguistico. Volevo dire: “Vado a lavorare nei boschi” però, chissà perché, al posto di usare il verbo to work ho preso il verbo francese travail l'ho fatto diventare to travel (Che però in inglese significa viaggiare).

Il mio discorso quindi fu più o meno questo: 

“Sì, io sto andando a viaggiare in Colorado. Viaggerò con un gruppo di persone locali. Sì viaggerò in un'area montuosa. Non credo che mi pagheranno molto per questo viaggio. Ma questo viaggio mi aiuterà per la mia professione futura”

Le scandinave mi fissarono piuttosto confuse e la conversazione cadde miseramente; avranno pensato che ero un soggetto ben misterioso e per niente a piombo.

Non tutti però sono imbranati come lo ero io undici anni fa.

Nel 2006, durante il mio primo viaggio in Messico, ho assistito a qualcosa di prodigioso: la conquista di una ragazza messicana da parte di un nostro connazionale.

Il connazionale non era proprio un adone, lo ricordo spelacchiato e con qualche chilo di troppo. Lei invece era carina. Escludo che si conoscessero. 

L'italiano era salito a Verona e la messicana a Francoforte. Il nostro Don Giovanni cominciò il suo attacco un'ora dopo il decollo. Si presentò in spagnolo. I due si diedero la mano e cominciarono a chiacchierare su temi generali che però non afferravo. Al momento del pranzo già avevano rotto il ghiaccio. 

Il connazionale chiese alla hostess un'intera bottiglia di vino che però gli venne rifiutata. Allora ordinarono diversi bicchieri di vino. Andarono avanti così per qualche ora. Il feeling fra loro era ottimo.

Verso sera parlavano di film e del senso della vita con le facce a pochi centimetri di distanza.

Poco dopo si baciavano. Infine si alzarono ed andarono alle toilette.
Credo vissero felici e contenti.

Questo però non succede tutti i giorni. Nella maggioranza dei casi il viaggio procede monotono, le gambe si intorpidiscono. La passeggiatina al cesso è quanto di più rigenerante vi possa capitare. Al bagno guardatevi allo specchio: sarete spettinati e con due occhi da sonno impressionanti.

I pasti offerti a bordo non sono male anche se usare coltello e forchetta in quello spazio ristretto risulta un po' scomodo.

Ogni tanto ci sono delle turbolenze e l'areo balla ma non c'è niente di cui preoccuparsi.

Infine si arriva a destinazione. Poco prima vengono distribuiti i moduli di migrazione e di dogana. Bisogna compilarli sull'aereo quindi portate con voi una penna.  
La Città del Messico 2240 metri sopra il livello del mare e 8.800.000 abitanti ha un estensione di 1485 chilometri quadrati. 

Verona, la mia città conta 260.000 abitanti e un estensione di 206 chilometri quadrati. 
In altre parole per fare la Città del Messico sono necessarie 7,2 Verone.

Vista dall'areo La Città del Messico risulta a dir poco impressionante; è un estensione di luci senza fine. Dall'alto si possono vedere strade e quartieri e le auto che avanzano lentamente. La percezione è quella di un'attività umana vastissima ma allo stesso tempo ordinata.

L'aeroporto Benito Juarez è circondato da case e la sensazione è quella di atterrare, anziché su una pista, su una comune strada.

Finalmente sbarcate mezzi intontiti intontiti ma nello spirito belli frizzanti.
Per voi dovrebbero essere le tre di notte ma il fuso orario locale è di sei ore indietro. Muovere le gambe non è mai stato un piacere così grande.

Le prime cose che farete in Messico sono:
  1. Fare la fila agli sportelli di migrazione. L'agente timbrerà il vostro passaporto, vi consegnerà il “permesso di soggiorno” e vi darà il benvenuto negli Stati Uniti Messicani: “Bienvenido Señor” Se siete turisti potete fermarvi fino a centottanta giorni (sei mesi). Se è vostra intenzione permanere oltre dovete andare negli Stati Uniti o in Guatemala, bervi un caffè e rientrare compilando un altro modulo di turista. (Con questo sistema, sempre se avete abbastanza soldi, potete andare avanti all'infinito).
  2. Recuperare il vostro bagaglio. Immancabilmente un cane annuserà l'eventuale presenza di droga.
  3. Alla dogana il bagaglio passa ai raggi x e poi sarete invitati a premere un bottone. Luce verde si passa, luce rossa le valige vengono aperte e controllate. A me è sempre andata bene!

Ecco! Ce l'avete fatta! Siete in Messico. Vi immergete nel flusso di persone che affolla l'areoporto. Prima di allontanarvi però rivolgete un ultimo sguardo alla porta da dove siete usciti. 

Casa vostra si trova aldilà di quella porta oltre un oceano a quasi diecimila chilometri di distanza.

Si señor, siete proprio lontani.

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