Principio
venerdì 21 gennaio 2011

Perché ho deciso di emigrare

Diamo un inizio a questa storia anche se è difficile perché la vita in genere non ha punteggiatura. Siamo noi che abbiamo creato scaffali, armadi e cassetti per mettere tutto in ordine. Gli uomini sono degli inguaribili archivisti. E io non faccio eccezione.

Un inizio carino per voi però l'ho trovato. Verona, primavera 2006.

Tutto ebbe inizio in una casa vicino a Castelvecchio. Ricordo che li vicino c'era un bar e ogni sabato pomeriggio parcheggiavo il motorino ed entravo a bermi un caffè.


Che bella quella primavera, quei caffè bevuti con calma al tavolino. Poi suonavo un citofono e salivo le scale ed andavo a lezione di inglese.

Avevo cominciato qualche mese prima in una scuola di lingue con l'aiuto di un finanziamento della Regione. Terminato il ciclo io e l'insegnante ci accordammo di mandare a quel paese la scuola e seguire le lezioni in forma privata.

L'insegnante era un ragazzo inglese, sulla trentina. Estremamente professionale nel suo lavoro, grazie a lui il mio inglese avanzò dal livello “The pen is on the table” a qualcosa di più accettabile per la sopravvivenza.

Mi piaceva il suo modo di fare, trasmetteva vibrazioni positive. Dava l'aria di sapere un mucchio di cose tra le quali il non tirarsela per questo e prendere le cose nel verso più semplice.

Le lezioni di inglese prevedevano la lettura di un testo, una breve conversazione di comprehension, qualche esercizio per fissare le idee e poi una pausa nella quale ci ascoltavamo un paio di canzoni dei Radiohead e per finire ancora conversazione usando gli strumenti linguistici appresi. La parte della lezione che più mi interessava era l'ultima. Durante quelle conversazioni, infatti, mi si aprì un mondo. Parlavamo di viaggi, di culture e (mi resi conto più tardi) sul concetto di libertà.

Allan, così si chiamava l'insegnante, mi raccontò che era di Oxford. Anni prima in quella città faceva il cameriere in un ristorante. Una vita tranquilla però piuttosto monotona.

Un giorno mentre lavorava, Allan guardò il cielo che, come spesso accade in Inghilterra, era grigio e carico di pioggia. Pensò: che palle oggi sono qui però potrei essere una spiaggia spagnola, in una città toscana, in un paesino francese. Insomma, diceva, il mondo ha i confini che tu scegli di dargli.

L'idea gli piacque e studiò cosa può offrire un inglese al mondo e gli parve che l'insegnamento della lingua fosse la chiave giusta.
Ci sono infatti scuole di inglese in ogni angolo del pianeta. Basta mandare un po' di curriculum, aspettare una risposta e lanciarsi. Le occasioni non mancano.

Viaggiò per anni in tutta Europa trattenendosi abbastanza a lungo da capire ed apprezzare le culture locali. Si spinse fino in Giappone dove visse per tre o quattro anni. Gli piaceva il Giappone, nella sua lezione di inglese a volte ci finiva anche qualche frase in giapponese come: “さようなら”.

Un giorno mi disse sorridendo, caspita, ho la casa in Inghilterra, la macchina in Francia e la fidanzata in Giappone, devo cominciare a tirare le fila. Ma non aveva fretta.

Le lezioni con Allan terminarono a giugno. Lui rientrò in Inghilterra e io per qualche tempo continuai ad andare a bere il caffè sotto quella che era stata casa sua. Cominciava il caldo estivo. Erano pomeriggi luminosi.

Anch'io sempre più spesso provavo quel senso di oppressione e non era solo dovuto alla permanenza in un luogo. Mi stavo rendendo conto che la società si regge su tante regole e convenzioni obsolete e inutili che frenano, castrano, rinchiudono il potenziale di ciascun individuo. Da uomini con la u maiuscola diventiamo tanti robottini scemi e impauriti.

Tutti questi paletti però non sono reali come montagne o fiumi o inesorabili come terremoti o alluvioni. Sono degli accordi fra qualcuno che, con prepotenza, li impone e qualcun altro che li accetta. Se con la massima serenità non si accettano tutte le convenzioni evaporano in nuvolette di fumo rosa e là fuori ad aspettarti c'è il mondo e la tua vita.

Direi che come inizio può andare bene.

6 commenti:

  1. Apperò! non sapevo scrivessi così bene Darietto! cioè, non che pensassi che sei sgrammaticato, eh! :D

    Cercherò di seguire le tue avventure!
    Un abbraccione! (anche alla super Dany!!)
    Alice

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  2. grande Dario!!!!
    Ieri sera come al solito siamo andati a bere in città la birra, ma senza bionda.

    Ci sentiamo Ciao Daniele

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  3. grande Darietto...Silvia

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  4. Ma uffa,ora sei in messico!!Quando ci vediamo????Comunque sei sempre el meio!!!!!sara dai monti!!

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